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Russia, il politologo Markov: “Putin e Trump si parleranno con i toni di due capi mafiosi”

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Parla l’ex consigliere di Putin: “I due si rispettano come due condottieri di eserciti nemici o capi di clan mafiosi rivali. Il compromesso è possibile. Ma c’è anche il rischio che vada tutto in malora”
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MOSCA – Il politologo Sergej Markov non è uomo da simulate circospezioni. Quando gli chiediamo che cosa pensi del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, dice schiettamente: “Personalmente ne sono molto contento”. Attuale direttore dell’Istituto di Ricerche Politiche di Mosca, ex consigliere del presidente Vladimir Putin ed ex deputato, da falco qual è, il 66enne Markov incarna bene i sentimenti cari alla propaganda russa

Markov, per quale motivo è contento?

“Da esperto, sono innanzitutto contento che tutte le mie previsioni sulle elezioni statunitensi si siano avverate. Ma soprattutto sono contento perché Trump, primo, vuole fermare i finanziamenti del regime di Kiev, secondo, vuole far cessare la guerra in Ucraina, terzo, ha detto che bisogna trattare Putin e tutti i suoi collaboratori con rispetto, senza quell’insolenza e quei continui insulti a cui era incline l’amministrazione Biden. E infine sono contento che il popolo americano abbia messo fine alle follie della politica inte…

MOSCA – Il politologo Sergej Markov non è uomo da simulate circospezioni. Quando gli chiediamo che cosa pensi del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, dice schiettamente: “Personalmente ne sono molto contento”. Attuale direttore dell’Istituto di Ricerche Politiche di Mosca, ex consigliere del presidente Vladimir Putin ed ex deputato, da falco qual è, il 66enne Markov incarna bene i sentimenti cari alla propaganda russa

Markov, per quale motivo è contento?

“Da esperto, sono innanzitutto contento che tutte le mie previsioni sulle elezioni statunitensi si siano avverate. Ma soprattutto sono contento perché Trump, primo, vuole fermare i finanziamenti del regime di Kiev, secondo, vuole far cessare la guerra in Ucraina, terzo, ha detto che bisogna trattare Putin e tutti i suoi collaboratori con rispetto, senza quell’insolenza e quei continui insulti a cui era incline l’amministrazione Biden. E infine sono contento che il popolo americano abbia messo fine alle follie della politica interna di Biden. Anche se penso che l’élite russa avrebbe preferito vedere una sorta di guerra civile negli Usa”.

Ma non è vero, dunque, che al Cremlino Trump è stato soprannominato “il Gorbaciov statunitense”, proprio perché molti sperano che la sua presidenza potrebbe portare scompiglio negli Usa e in tutto l’Occidente?

“Sì, in realtà anche Harris era stata soprannominata così. L’idea che circola a Mosca è questa: l’impero occidentale è in crisi e, dunque, basta che arrivi un ‘Gorbaciov’ per portarlo allo sfacelo. E il potere russo oramai intravede un potenziale Gorbaciov in qualsiasi nuovo leader occidentale”.

Che cosa pensa delle reazioni ufficiali russe alla vittoria di Trump? Le autorità russe non vogliono davvero farsi illusioni?

“Indipendentemente da quanto si dica, la speranza che i rapporti migliorino c’è. C’è per i motivi che ho elencato prima e anche perché Trump ha più volte detto che il concorrente principale degli Stati Uniti è la Cina, non la Russia. La politica dell’amministrazione Biden che ha spinto la Russia nell’abbraccio di Pechino è stata insensata. Trump crede che Mosca vada allontanata dalla Cina e riavvicinata agli Usa. Quindi una speranza che, sotto Trump, i rapporti migliorino, ripeto, c’è”.

E come potrebbero cambiare le relazioni?

“Vedo tre possibili scenari. Primo: che tutto resti com’è, perché come avvenne durante il primo mandato Trump, avrà la meglio il ‘Deep State’, o lo Stato Profondo. Secondo: che i rapporti migliorino leggermente, perché grazie al forte mandato avuto dal popolo americano e alla maggioranza al Congresso, Trump stavolta riuscirà ad aggirare o a sopprimere il ‘Deep State’ e a perseguire la politica estera che vuole, cosa che gli era stata impedita la volta precedente. Terzo: che i rapporti peggiorino. Putin, ad esempio, potrebbe respingere una proposta di accordo sull’Ucraina di Trump se non la trovasse soddisfacente e Trump potrebbe prendere il suo rifiuto come un affronto e, a quel punto, rivoltarsi contro Mosca”.

Quant’è realistico che Trump, come ha promesso, riesca a negoziare una pace in Ucraina?

“È possibile perché i fattori che hanno scatenato il conflitto non sono sistemici, ma accidentali. A partire dal “fattore Biden”, un folle anti-Putin, sin da quando nel 2011, da vicepresidente, venne a Mosca per cercare di convincere Putin a non ricandidarsi per un terzo mandato e non ci riuscì. Un altro folle anti-Putin è Blinken. Nel 1904 il suo bisnonno dovette fuggire dai pogrom antiebraici dell’impero zarista. Da Kiev, a dire la verità. E per Blinken è una ferita ancora aperta. Un altro fattore accidentale è il regime di Kiev. Fatti fuori Biden e Blinken, una pace sarà possibile”.

E come sarebbe una pace negoziata da Trump?

“La prima cosa che farà Trump sarà chiamare Putin e Zelensky e dire che bisogna cessare le ostilità lungo la linea del fronte esistente. I passi successivi sono quelli contenuti nel piano cinese e nel piano proposto dal vice di Trump, JD Vance. Trump proporrà di creare zone smilitarizzate lungo la linea del fronte, ma è difficile che Putin acconsenta perché questo era lo schema degli accordi di Minsk 1 e Minsk 2, precedenti l’Operazione militare speciale, e l’Occidente li usò per riarmare l’esercito ucraino in vista di una nuova guerra. Putin, perciò, dirà di no. Chiederà garanzie che il cessate-il-fuoco non venga usato per prendere tempo”.

Che rapporto hanno Putin e Trump? Quanto sono veritiere le rivelazioni di Bob Woodward sulle loro telefonate? O è possibile che si parlino attraverso intermediari, ad esempio Musk?

“Credo che Woodward menta. Trump sa di essere controllato dai servizi e vuol fare di tutto per non sembrare ‘un pupazzo di Mosca’ come dicono i democratici. Non chiamerebbe mai Putin. Ma è possibile che sia in contatto con lui attraverso terzi, ad esempio il premier ungherese Viktor Orbán. Da uomini forti, Trump e Putin si rispettano a vicenda. Si potrebbe dire che si rispettano come i grandi condottieri di eserciti in guerra o come capi di clan mafiosi rivali. I loro rapporti presuppongono perciò sia il conflitto sia la possibilità di scendere a compromessi”.

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