✕

Chi sono gli aggressori di Amsterdam: giovani, figli di immigrati e pro-Palestina. “Gli scontri sono stati pianificati”

Ascolta l'audio

L’azione a poche ore da una commemorazione ufficiale della Notte dei Cristalli. Dalle indagini emergono allarmi dell’intelligence israeliana inascoltati e la presenza di un attivista pro Hamas a una manifestazione non autorizzata
3 minuti di lettura

AMSTERDAM — Erano giovani. Alcuni giovanissimi, anche minorenni. Erano olandesi, per lo più immigrati di seconda o terza generazione dai nomi arabi, come racconta l’elenco dei fermati della polizia olandese. Alcuni noti all’intelligence, molti con precedenti specifici di scontri di piazza. In questa storia il pallone non c’entra: non erano tifosi di squadre di calcio, anzi, i supporter dell’Ajax hanno ballato e cantato prima della partita con li israeliani, quella di Amsterdam è stata un’aggressione di matrice politica, nata nel mondo pro-Pal e organizzata già da diversi giorni. «Un’azione mordi e fuggi» l’hanno definita, con i colleghi europei, gli agenti dell’intelligence olandese: un quarantina di persone a bordo di scooter, due o forse tre van da dodici posti, una decina di squadre nascoste invece nelle strade tra piazza Dam e la stazione, dove si trovano i due alberghi che ospitavano i tifosi del Maccabi. «Erano qui» racconta un tassista che si è trovato a raccogliere ieri sera a…

AMSTERDAM — Erano giovani. Alcuni giovanissimi, anche minorenni. Erano olandesi, per lo più immigrati di seconda o terza generazione dai nomi arabi, come racconta l’elenco dei fermati della polizia olandese. Alcuni noti all’intelligence, molti con precedenti specifici di scontri di piazza. In questa storia il pallone non c’entra: non erano tifosi di squadre di calcio, anzi, i supporter dell’Ajax hanno ballato e cantato prima della partita con li israeliani, quella di Amsterdam è stata un’aggressione di matrice politica, nata nel mondo pro-Pal e organizzata già da diversi giorni. «Un’azione mordi e fuggi» l’hanno definita, con i colleghi europei, gli agenti dell’intelligence olandese: un quarantina di persone a bordo di scooter, due o forse tre van da dodici posti, una decina di squadre nascoste invece nelle strade tra piazza Dam e la stazione, dove si trovano i due alberghi che ospitavano i tifosi del Maccabi. «Erano qui» racconta un tassista che si è trovato a raccogliere ieri sera alcuni tifosi israeliani, «a uno avevano dato un pugno in faccia, perdeva sangue. Cercava il suo passaporto: glielo avevano chiesto per buttarlo qui, nel canale».

La notte «buia come la pece» di Amsterdam, così l’ha definita la sindaca Femke Halsema, la caccia all’ebreo nel cuore dell’Europa, così nasce e così si gonfia come un valanga: da un’azione organizzata da parte di gruppi politicizzati che avevano individuato nella partita di calcio e nei tifosi del Maccabi, noti per avere posizioni di estrema destra, l’occasione giusta per un’azione di violenza. E da un errore di sottovalutazione della polizia olandese che, nonostante una serie di alert interni, e anche uno arrivato dallo Shin Bet, proprio nella notte di giovedì, non è riuscita a gestire la situazione.

Sessantadue indagati dice il procuratore René de Beukelaer, un’indagine proprio sull’azione organizzata, la certezza che non si è trattato di uno scontro di piazza.

I primi segnali si erano visti già all’inizio di questa settimana quando i servizi olandesi avevano segnalato come sui muri della città e in particolare dei quartieri ad alta concentrazione di cittadini musulmani, fossero cominciate a spuntare le prime scritte: «Cacciate Israele fuori dalla Uefa». O «I tifosi del genocidio non sono i benvenuti qui». «Eravamo tutti consapevoli» ha spiegato la sindaca Halsema, «delle circostanze politiche in sui si sarebbe svolta questa partita. Il Maccabi non è però considerato un club ad alto rischio nel mondo del calcio. E quindi non c’era motivo di rifiutare la folla in trasferta». L’intelligence olandese parla di forte movimento all’interno dei gruppi pro Palestinesi. In particolare vengono segnalati che dai quartieri di Bos e Lommer si stanno organizzando per una manifestazione che si dovrebbe tenere proprio nel giorno della partita. Che non arriva in un giorno qualsiasi, fanno notare gli investigatori.

L’aggressione arriva poche ore dopo la partecipazione delle autorità del Paese alla cerimonia del ricordo della Notte dei Cristalli quando, tra il 9 e il 10 novembre del ‘38, il regime nazista fece divampare l’ondata dei pogrom antisemiti. Era uno degli elementi che era stato segnalato all’Nctv, l’agenzia antiterrorismo che però aveva parlato di una situazione «sotto controllo». Anche perché, avevano rassicurato, erano state effettuate una serie di azioni di prevenzione: erano stati fermati nei giorni scorsi alcuni appartenenti ai gruppi antagonisti islamici e sequestrate alcune armi contundenti. Di più: la sindaca aveva vietato l’organizzazione di una manifestazione pro-Pal proprio per la concomitanza con la partita e con le celebrazioni della Notte dei Cristalli. Non è bastato, evidentemente.

E non sono bastati nemmeno i due allarmi diversi che erano arrivati nelle ore precedenti alla partita. Il primo era di mercoledì sera e arrivava dalla cooperativa dei tassisti: avevano segnalato tafferugli dopo che un gruppo di israeliani si era fatto accompagnare all’Holland casino. Forse c’era chi li seguiva. Il secondo è dello Shin Bet, il servizio israeliano: giovedì, alle 17 di Amsterdam, è stato inviato un cablo in cui si segnalava una manifestazione guidata da un’attivista pro Hamas. Un’informazione corretta perché la manifestazione vietata si è in realtà tenuta ed è proprio da lì che si è staccato uno dei gruppetti che poi ha attaccato i tifosi. Nella stessa informativa si segnalava che l’attacco avrebbe avuto luogo al Leonardo Hotel, dove alloggiavano i tifosi, attorno al quale effettivamente ci sono stati gli scontri. «È lì» dice un tassista con origini nel Suriname, Fabian, indicando un angolo buio, «che erano nascosti quattro ragazzi che avranno avuto l’età dei miei figli, 20 anni, e hanno colpito con pugni due signori anziani della mia età. E queste cose, almeno io, pensavo di non doverle mai vedere».

Leggi i commenti