A guardarla bene non è una porta sbattuta, piuttosto socchiusa. Nonostante ciò, la notizia che il Qatar si ritira dal ruolo di mediatore e «in conseguenza di ciò» ha chiesto ai dirigenti di Hamas di lasciare il Paese e chiudere il loro ufficio politico, è il colpo più duro inflitto al negoziato per il cessate il fuoco a Gaza e il ritorno degli ostaggi rapiti più di un anno fa in Israele.
I fatti: l’annuncio del Qatar, anticipato due sere fa dalla tv israeliana, è stato ufficializzato ieri dall’emirato. La leadership islamista si trasferirà probabilmente in Turchia, dove si trovano già da settimane esponenti di primo piano del gruppo. Fonti americane hanno specificato ai media Usa che la mossa era frutto di una richiesta dell’amministrazione Biden partita dopo il fallimento dell’ultimo round negoziale, a ottobre, quando Hamas aveva detto “no” all’ipotesi di uno scambio minimo di ostaggi senza il ritiro totale di Israele da Gaza. Ma non può essere solo una coincidenza il fatto ch…
A guardarla bene non è una porta sbattuta, piuttosto socchiusa. Nonostante ciò, la notizia che il Qatar si ritira dal ruolo di mediatore e «in conseguenza di ciò» ha chiesto ai dirigenti di Hamas di lasciare il Paese e chiudere il loro ufficio politico, è il colpo più duro inflitto al negoziato per il cessate il fuoco a Gaza e il ritorno degli ostaggi rapiti più di un anno fa in Israele.
I fatti: l’annuncio del Qatar, anticipato due sere fa dalla tv israeliana, è stato ufficializzato ieri dall’emirato. La leadership islamista si trasferirà probabilmente in Turchia, dove si trovano già da settimane esponenti di primo piano del gruppo. Fonti americane hanno specificato ai media Usa che la mossa era frutto di una richiesta dell’amministrazione Biden partita dopo il fallimento dell’ultimo round negoziale, a ottobre, quando Hamas aveva detto “no” all’ipotesi di uno scambio minimo di ostaggi senza il ritiro totale di Israele da Gaza. Ma non può essere solo una coincidenza il fatto che l’annuncio sia arrivato poche ore dopo la vittoria di Trump alle presidenziali. A mitigare il tutto, ciò che fonti di Doha hanno anticipato alla Reuters e confermato a Repubblica: se Israele e Hamas dimostreranno una «reale volontà» di compromesso, l’emirato potrebbe tornare in gioco.
Ma se questo accadrà è tutto da vedere. Lascia sperare il fatto che, sulla guerra a Gaza, l’attuale presidente Usa e il suo successore hanno un raro punto in comune: entrambi vogliono che finisca entro il 20 gennaio, data del cambio di Amministrazione. Biden per rivendicare il successo, Trump per non trovarsi la grana sulla scrivania. Per questo il presidente uscente è pronto ad aumentare la pressione su Israele, come fece Obama che prima di uscire dalla Casa Bianca rifiutò di usare il veto Usa per fermare una risoluzione Onu contro lo Stato ebraico.
Trump da parte sua si prepara a inviare nella regione i suoi uomini su entrambi i fronti del conflitto, in Libano e a Gaza. Nel primo caso, a gestire la partita sarà probabilmente Massad Boulos, uomo d’affari libanese americano il cui figlio ha sposato Tiffany, figlia minore di Trump. Mentre sul fronte palestinese un ruolo importante, ma dietro le quinte, potrebbe avere Jared Kushner, genero di Trump, legato a filo doppio alle monarchie del Golfo le cui ricchezze sono necessarie per ricostruire la Striscia devastata.