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Ucraina, fronte-Trump. È partita la nuova offensiva russa. Obiettivo: guadagnare terreno prima dell’insediamento e negoziare da una posizione di forza

Forze ucraine vicino a Toretsk 

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Il presidente eletto Usa ha promesso una rapida conclusione del conflitto e la strategia del Cremlino è quella di trattare da posizioni di forza. A Kiev mancano drammaticamente truppe
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L’offensiva russa ha cambiato passo poche ore dopo la vittoria di Donald Trump. E non si tratta di un caso, perché l’operazione è stata pianificata da tempo. In più punti del fronte sono state intensificate le irruzioni di colonne corazzate: file di tank seguite da blindati pieni di fanteria che cercano di fare breccia nelle difese ucraine. L’obiettivo è chiaro: occupare quanto più terreno possibile prima dell’insediamento del nuovo presidente, che ha promesso una soluzione del conflitto molto gradita al Cremlino. È come se fosse iniziato un conto alla rovescia, destinato a chiudersi la prossima primavera: i confini futuri potrebbero seguire la linea raggiunta allora dal fronte.

Contrattacco a Kursk

L’assalto nella regione di Kursk è cominciato giovedì lungo quattro direttrici che puntano sulle località di Pogrebki, Zelenyi Shlyakh, Daryno e Sudzha. Le frecce disegnate sulla mappa evidenziano cosa hanno in testa i generali di Mosca: spaccare in quattro lo schieramento di Kiev, is…

L’offensiva russa ha cambiato passo poche ore dopo la vittoria di Donald Trump. E non si tratta di un caso, perché l’operazione è stata pianificata da tempo. In più punti del fronte sono state intensificate le irruzioni di colonne corazzate: file di tank seguite da blindati pieni di fanteria che cercano di fare breccia nelle difese ucraine. L’obiettivo è chiaro: occupare quanto più terreno possibile prima dell’insediamento del nuovo presidente, che ha promesso una soluzione del conflitto molto gradita al Cremlino. È come se fosse iniziato un conto alla rovescia, destinato a chiudersi la prossima primavera: i confini futuri potrebbero seguire la linea raggiunta allora dal fronte.

Contrattacco a Kursk

L’assalto nella regione di Kursk è cominciato giovedì lungo quattro direttrici che puntano sulle località di Pogrebki, Zelenyi Shlyakh, Daryno e Sudzha. Le frecce disegnate sulla mappa evidenziano cosa hanno in testa i generali di Mosca: spaccare in quattro lo schieramento di Kiev, isolando completamente i reparti ucraini penetrati più a fondo nel territorio russo. Ci sono poche notizie, ma un dettaglio è rilevante: l’attacco è cominciato con nebbia e vento che limitano l’impiego dei piccoli quadricotteri telecomandati, lo strumento principale delle difese ucraine. La prima neve è arrivata nei giorni scorsi, ma le pianure non sono ancora state invase dal fango che ostacola i movimenti. A nord un ruolo chiave sarebbe stato affidato alla 810ma brigata dei marines, con un’avanguadia di almeno 14 moderne autoblindo a otto ruote motrici, chiamate BTR-82A: una decina sarebbero state bloccate dal fuoco di sbarramento, ma questo non avrebbe impedito a un centinaio di fanti di uscire dai veicoli ed espugnare una serie di posizioni. Due reparti dei parà – il 51mo reggimento e la 83ma brigata – con carri armati, cingolati e fuoristrada avrebbero invece preso di mira il fianco delle forze di Kiev. Anche in questo caso, le perdite sarebbero significative. Stando all’intelligence, a questi tre reparti russi sono state affiancate unità di Pyongyang: finora i nordcoreani sarebbero rimasti nelle retrovie, in attesa di intervenire in massa. Secondo la proganda di Mosca, gli ucraini avrebbero tentato di varcare il confine in un’altra zona probabilmente per prendere alle spalle i paracadutisti ma sarebbero stati bloccati. Viene segnalata anche una presenza di cacciabombardieri Sukhoi 25 ed elicotteri che supportano l’assalto dal cielo, sfruttando la debolezza della contraerea.

(afp)

Il Donbass

In tutto il Donbass l’avanzata di Mosca procede ormai da agosto, con risultati senza precedenti soprattutto nella regione di Donetsk. A ottobre i russi hanno conquistato 624 chilometri quadrati; a settembre 467: dall’estate 2022 non era mai accaduto nulla del genere. Gli ucraini si ritirano lentamente, tentando di risparmiare uomini e infliggere danni pesanti all’armata di Mosca. Ma le risorse umane e materiali del Cremlino paiono inesauribili: i russi alternano raid di piccole squadre, al massimo cinque soldati, che si infiltrano tra le rovine dei centri abitati a puntate di mezzi corazzati, costruendo manovre a tenaglia che circondano i capisaldi di Kiev. A quel punto i difensori devono scegliere tra il ripiegamento o la lotta a oltranza sotto una pioggia di bombe plananti e di cannonate: finora la decisione è sempre stata quella di indietreggiare. Non hanno abbastanza truppe per contrattaccare: le unità dell’esercito ucraino nel Donetsk sono drammaticamente a corto di uomini. Nei giorni scorsi persino tra il personale dell’aeronautica è stata fatta una selezione, spedendo manipoli di avieri nelle trincee. Anche specialisti come i piloti dei droni e gli istruttori stanno venendo gettati nella mischia.La massima allerta riguarda la tenuta della linea Kurakhove-Pokrovsk, che rischia di venire frantumata nel giro di pochi giorni. I russi sarebbero entrati nella periferia di Toretsk e la 90ma divisione corazzata della Guardia sta superando Selydove: pure il grande lago artificiale che doveva servire come barriera sarebbe stato attraversato da alcuni plotoni di commandos. Pokrovsk resta lo snodo principale: la città è stata per dieci anni il terminale dei rifornimenti ucraini nel Donetsk e la sua caduta renderebbe decisamente critica la situazione.

(afp)

Il punto più delicato

Ci sono altre zone preoccupanti: l’attenzione è rivolta a Zaporizhzhia, proprio dove nell’estate 2023 ci fu l’inutile offensiva ucraina verso la Crimea. Da tempo viene segnalato un accumulo di reparti con cui Mosca potrebbe tentare di aggirare l’intero schieramento avversario nel Donetsk. A ottobre c’è stato un tentativo di scardinare la linea difensiva, con una testa di ponte sul fiume Dnipro che ha resistito per alcuni giorni. Ora c’è un crescendo di bombardamenti, che due giorni fa hanno ucciso dieci civili nel capoluogo, e di incursioni per individuare le postazioni più deboli. Gli ucraini non credono che si tratti di un diversivo e stanno rapidamente costruendo un duplice sbarramento di trincee e bunker alle porte della città di Zaporizhzhia per impedire che una ritirata si trasformi in disfatta.

Il dilemma di Kiev

Lo scenario aperto dal successo di Trump condiziona pure il dibattito nei comandi di Kiev. Giovedì il generale Syrsky, al vertice delle forze armate ucraine, ha diffuso un bilancio dei combattimenti finora condotti a Kursk ed alcuni politici ucraini l’hanno interpretato come la premessa a una ritirata dal territorio russo: un concessione che renda più semplice una trattativa. In realtà molti analisti si aspettano l’opposto: Syrsky e il numero uno dell’intelligence militare Budanov starebbero organizzando un’altra operazione a sorpresa.

Due brigate formate con i coscritti arruolati durante l’estate assieme ad alcuni battaglioni di veterani sarebbero state tenute da parte per una “manovra strategica”, destinata a pesare sul quadro dei futuri negoziati: l’idea sarebbe quella di realizzare qualcosa di simile all’offensiva di agosto contro Kursk. La decisione finale spetta al presidente Zelensky, che potrebbe invece mandare di corsa questa task force nel Donbass per evitare che l’intero Donetsk cada in mani russe.

La campagna in profondità dei droni

I raid dei droni ucraini continuano ogni notte a bersagliare in profondità le installazioni russe: due giorni fa si sono lanciati contro un porto nel Mar Caspio, usato dalle navi che lanciano missili contro Odessa. Dopo quasi un mese di tregua delle incursioni sugli impianti energetici, ieri hanno devastato una raffineria a Saratov. Inoltre alcuni velivoli telecomandati hanno ucciso il generale Pavel Klimenko, alla guida della quinta brigata fucilieri motorizzati: è l’ottavo generale ammazzato dall’inizio della guerra. Sono iniziative che però non rallentano l’ondata di reparti che Putin continua a mandare avanti lungo oltre mille chilometri di fronte. Una corsa per spingere il più avanti possibile le posizioni e attendere che il cessate il fuoco prospettato da Trump le consegni definitivamente alla Russia. Finora si stima che nei due eserciti ci siano stati complessivamente 900 mila tra morti e feriti: le prossime settimane potrebbero essere addirittura più sanguinose.

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