NEW YORK – Da una parte Joe Biden, che cerca di accelerare le consegne di aiuti militari all’Ucraina, per allungare il più possibile la sua resistenza all’invasione russa; dall’altra Donald Trump, che in persona o attraverso i suoi uomini, sollecita il presidente Zelensky a scegliere la via del realismo per arrivare alla pace. In mezzo Vladimir Putin, che dice di essere pronto a dialogare con il nuovo capo della Casa Bianca, perché gli piace quello che sente da Mar-a-Lago, ma nello stesso tempo minaccia di proseguire la guerra fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, perché si considera in una posizione di forza e così pensa di poter imporre le proprie condizioni al tavolo negoziale.
Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha già ordinato l’invio di 500 intercettori per i sistemi di difesa missilistica Patriot e Nasams. Dovrebbero bastare per soddisfare le esigenze di Kiev fino alla fine dell’anno. Poi invierà una squadra di operai a contratto per la manutenzione degli F-…
NEW YORK – Da una parte Joe Biden, che cerca di accelerare le consegne di aiuti militari all’Ucraina, per allungare il più possibile la sua resistenza all’invasione russa; dall’altra Donald Trump, che in persona o attraverso i suoi uomini, sollecita il presidente Zelensky a scegliere la via del realismo per arrivare alla pace. In mezzo Vladimir Putin, che dice di essere pronto a dialogare con il nuovo capo della Casa Bianca, perché gli piace quello che sente da Mar-a-Lago, ma nello stesso tempo minaccia di proseguire la guerra fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, perché si considera in una posizione di forza e così pensa di poter imporre le proprie condizioni al tavolo negoziale.
Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha già ordinato l’invio di 500 intercettori per i sistemi di difesa missilistica Patriot e Nasams. Dovrebbero bastare per soddisfare le esigenze di Kiev fino alla fine dell’anno. Poi invierà una squadra di operai a contratto per la manutenzione degli F-16, e dovrebbe inviare altri caccia, usati soprattutto a scopo difensivo per fermare gli attacchi russi dall’aria. Potrebbe poi riacquistare armi già vendute a Paesi alleati nella regione, per girarle all’Ucraina, che vorrebbe altri missili a lunga gittata Atacms.
In cassa sono rimasti circa 10 miliardi di dollari, che dovevano essere sborsati entro aprile, ma dopo la vittoria di Trump vanno usati prima della fine di gennaio. Basteranno forse per evitare il tracollo, mentre Mosca accelera la sua offensiva per guadagnare posizioni prima dell’inverno, ma il futuro è nelle mani della prossima amministrazione.
Le indiscrezioni sul piano di pace di Trump continuano a circolare, però nessuno lo ha ancora visto: cessate il fuoco, congelamento dell’attuale linea del fronte, zona demilitarizzata, schieramento di una forza europea di interposizione, rinuncia dell’Ucraina a entrare nella Nato per almeno 20 anni, in cambio di armamenti sufficienti a prevenire nuovi attacchi di Putin. Ieri il consigliere Bryan Lanza, parlando con la Bbc, ha avvertito Zelensky che dovrà «dettagliare la sua visione realistica per la pace: se si presenterà al tavolo dicendo che può esserci solo con la restituzione della Crimea all’Ucraina, ci dimostrerà che non è serio. La Crimea è andata. E se la sua priorità è riprenderla, con i soldati americani che combattono, dovrà farlo da solo».
Lanza non ha parlato dei territori occupati da Mosca nel Donbass e le altre regioni orientali dell’Ucraina, ma ha chiarito che la liberazione della Crimea non è realistica e «non è l’obiettivo degli Usa». Il consigliere di Trump ha espresso ammirazione per come gli ucraini hanno combattuto, ma ora il focus è «sulla pace e la fine delle uccisioni. Quello che chiederemo agli ucraini è una visione realistica: non per vincere, ma per la pace. Avviamo una conversazione onesta».
Da Mosca invece prosegue il gioco delle parti. Venerdì era stato il portavoce Peskov a dire che la disponibilità al dialogo non cambiava gli obiettivi in Ucraina. Ieri il viceministro degli Esteri Rjabkov ha gettato acqua sul fuoco, dicendo che resta la possibilità di rompere le relazioni diplomatiche con gli Usa se i beni russi congelati verranno sequestrati. Rjabkov dice però anche che Mosca e Washington «si stanno scambiando segnali sull’Ucraina» attraverso canali riservati a livello militare e politico.