PARIGI – Nell'atroce processo di Avignone in cui Gisèle Pelicot affronta i suoi stupratori invitati a casa dal marito, c'è un'altra vittima. È Caroline Darian, 45 anni, figlia dei coniugi Pelicot. La donna si è infatti convinta che suo padre l’abbia drogata e poi abbia abusato di lei, come ha fatto per anni con la moglie Gisèle. Nell'immenso archivio fotografico e video che ha conservato Dominique Pelicot – oltre 20mila documenti – gli investigatori hanno infatti trovato immagini della figlia addormentata in un letto. «Non posso essere io» aveva risposto alla polizia Caroline, nel primo interrogatorio, quando non si era ancora spalancato l'orrore delle violenze sessuali organizzate dal pensionato a Mazan, sud della Francia.
Da allora la «barbarie» organizzata in casa Pelicot, come dice Gisèle, è emersa. E Caroline Darian ha pubblicato un libro sulla sua storia e quella della sua famiglia, «Et j'ai cessé de t'appeler papa» (E ho smesso di chiamarti padre). La donna usa solo «il mio ge…
PARIGI – Nell'atroce processo di Avignone in cui Gisèle Pelicot affronta i suoi stupratori invitati a casa dal marito, c'è un'altra vittima. È Caroline Darian, 45 anni, figlia dei coniugi Pelicot. La donna si è infatti convinta che suo padre l’abbia drogata e poi abbia abusato di lei, come ha fatto per anni con la moglie Gisèle. Nell'immenso archivio fotografico e video che ha conservato Dominique Pelicot – oltre 20mila documenti – gli investigatori hanno infatti trovato immagini della figlia addormentata in un letto. «Non posso essere io» aveva risposto alla polizia Caroline, nel primo interrogatorio, quando non si era ancora spalancato l'orrore delle violenze sessuali organizzate dal pensionato a Mazan, sud della Francia.
Da allora la «barbarie» organizzata in casa Pelicot, come dice Gisèle, è emersa. E Caroline Darian ha pubblicato un libro sulla sua storia e quella della sua famiglia, «Et j'ai cessé de t'appeler papa» (E ho smesso di chiamarti padre). La donna usa solo «il mio genitore» quando deve parlare di suo padre, mentre Gisèle parla di «Monsieur Pelicot», alla terza persona. "Mi ha drogato a mia insaputa e senza dubbio ha abusato della sua unica figlia”.
Il file ritrovato nel computer di Pelicot è intitolato “Intorno a mia figlia, nuda”. Caroline si è convinta di aver subito lo stesso trattamento della madre: addormentata con potenti sonniferi e poi abusata dal padre anche se lui ha negato durante il processo. "Non ho mai toccato, drogato né scattato foto di mia figlia. Mia figlia per me è come i miei nipoti, sono dei gioielli, non si toccano”. «Menti, come hai fatto in tutti questi anni» ha risposto in aula la donna che accompagna la madre da settembre nella lunga maratona giudiziaria prevista fino al 20 dicembre, anche se ha deciso di prendersi una pausa di qualche giorno per «riposare».
«Non è facile dover sopportare e vivere con questo peso» racconta Caroline che ha fondato l'associazione "M'endors pas: stop à la soumission chimique" (Non addormentarmi, stop alla sottomissione chimica). Madre e figlia vogliono usare la notorietà intorno al processo per sensibilizzare altre donne aggredite da uomini attraverso la somministrazione di sostanze chimiche. «Quello che mi è successo, può succedere a tante altre» avverte Caroline. Uno dei primi obiettivi è lanciare una missione parlamentare che possa fare una ricognizione del fenomeno, mobilitare esperti e allertare i medici in modo da avere rigidi protocolli. Spesso negli ospedali non vengono fatti i prelievi necessari sui casi sospetti e le vittime non sanno che per accertare il tentativo di “sottomissione chimica” nelle analisi c'è un tempo limitato, prima che le tracce nel sangue scompaiano.