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Le prime nomine di Trump: Homan zar della frontiera, era l’uomo dei bimbi in gabbia

Tom Homan (reuters)

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Tra i primi nomi fatti dal presidente eletto un trio di fedelissimi e spregiudicati: dall’ex capo della polizia antimmigrati che portò alla separazione dei figli degli immigrati dai genitori all’ex consigliere che suggerì il Muslim Ban nel 2017
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NEW YORK - Il gabinetto Trump sarà un nido di falchi. Almeno a giudicare dalle prime nomine di rilievo annunciate ieri dal presidente eletto: un trio di fedelissimi, spregiudicati e spietati. Sono Tom Homan, ex capo ad interim dell’Ice – la temibile polizia antimmigrati – assumerà dunque il compito di “zar delle frontiera”. Stephen Miller, ex consigliere per l’immigrazione, ora vicecapo di gabinetto. E la deputata di New York Elise Stefanik cui va il delicato compito di ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, pur non avendo alcuna esperienza di politica estera.

«Conosco Tom da tempo, nessuno è più bravo di lui nel sorvegliare i confini. Sarà responsabile di tutte le deportazioni di clandestini nei Paesi di origine» ha scritto The Donald in un posto su Truth. Teorico della “tolleranza zero”, 62 anni, Homan è colui che nel gennaio 2017 suggerì la separazione dei figli degli immigrati dai genitori per scoraggiarne l’ingresso in America.

Un’esperienza dell’orrore per almeno 5500 minori…

NEW YORK - Il gabinetto Trump sarà un nido di falchi. Almeno a giudicare dalle prime nomine di rilievo annunciate ieri dal presidente eletto: un trio di fedelissimi, spregiudicati e spietati. Sono Tom Homan, ex capo ad interim dell’Ice – la temibile polizia antimmigrati – assumerà dunque il compito di “zar delle frontiera”. Stephen Miller, ex consigliere per l’immigrazione, ora vicecapo di gabinetto. E la deputata di New York Elise Stefanik cui va il delicato compito di ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, pur non avendo alcuna esperienza di politica estera.

«Conosco Tom da tempo, nessuno è più bravo di lui nel sorvegliare i confini. Sarà responsabile di tutte le deportazioni di clandestini nei Paesi di origine» ha scritto The Donald in un posto su Truth. Teorico della “tolleranza zero”, 62 anni, Homan è colui che nel gennaio 2017 suggerì la separazione dei figli degli immigrati dai genitori per scoraggiarne l’ingresso in America.

Un’esperienza dell’orrore per almeno 5500 minori: ritrovatisi da soli in centri di detenzione, senza conoscere la lingua né il destino dei loro cari. Il programma fu sospeso 18 mesi dopo: grazie a un audio sconvolgente, “rubato” in Texas da un volontario e recapitato ai giornalisti investigativi di ProPubblica, dove si sentivano decine di piccini, rinchiusi in celle simili a gabbie, piangere in maniera straziante invocando le mamme e i papà.

La sua carriera ne fu devastata: incapace di ottenere la conferma del Senato per il ruolo di direttore dell’agenzia di cui era reggente, divenne membro di quell’Heritage Foundation che ha scritto l’estremista Project 25, “per rimodellare il governo federale”. Era fra i papabili alla guida dell’Homeland Security ma si preferisce offrirgli un incarico che non deve passare attraverso la ratifica del Senato (passaggio che pure Trump vorrebbe saltare approfittando del recess appointment, per le nomine in emergenza).

Guiderà la deportazione di 11 milioni di clandestini: «Inizieremo dai criminali» ha detto, usando un termine che per lui indica ogni genere di illegale: «Andremo a cercarli sui posti di lavoro». I suoi poteri sono però tutti da disegnare: dovrà coordinarsi con altri Dipartimenti, Pentagono compreso: cui verrà chiesto di finanziare un campo di detenzione dove detenere gli illegali prima delle espulsioni.

Di sicuro lavorerà a stretto contatto con Stephen Miller, nuovo vicecapo di gabinetto: al fianco di Susie Wiles, ex presidente della campagna repubblicana. Ha 39 anni, ed è il nativista di estrema destra (sebbene sia un ebreo della California figlio di genitori dem) che nel 2017, già consigliere e speechwriter, sussurrò all’orecchio di Trump l’idea del Muslim Ban, il divieto d’ingresso ai cittadini di determinati paesi musulmani. La sua retorica apocalittica e xenofoba, ha nutrito l’ostilità dei trumpiani verso le minoranze. A ispirarlo, sono d’altronde le teorie del “maggioritario etnico” di Christopher Caldwell: secondo cui le leggi contro le discriminazioni degli anni ‘60 hanno “ridotto” i bianchi a “occupare il gradino più basso della gerarchia di razze”.

È a capo dell’America First Legal Foundation, l’organizzazione che ha trascinato in tribunale almeno 100 compagnie considerate “Woke” – cioè con programmi dedicati alle minoranze – ottenendo pure la cancellazione da parte della Corte Suprema dell’Affirmative Action, che per decenni aveva garantito quote universitarie ai non bianchi.

«Intelligente e tosta difensora dell'America First», come ha detto The Donald di lei, la neo-ambasciatrice Usa all’Onu Elise Stefanik, 40 anni, è una fedelissima considerata pure per il ruolo di vicepresidente. Deputata di New York si è fatta notare durante le audizioni coi vertici delle università dove erano in atto proteste filo-palestinesi grazie a metodi definiti dai suoi critici «maccartisti»: domande personali alternate a quelle sulle istituzioni, fino a confondere le posizioni degli interrogati coi regolamenti. Tanto da spingere alle dimissioni la prima afroamericana alla guida di Harvard, Claudine Gay, da lei accusata di non aver tutelato gli studenti ebrei. Strenua sostenitrice di Israele è una feroce critica dell’organismo mondiale dove rappresenterà le posizioni del suo governo.

Quando in America è ormai sera escono altri due nomi di futuri membri dell'amministrazione. Si tratta sempre di trumpiani di ferro: il deputato Lee Zeldin che nel 2021 aveva tentato pure di vincere la poltrona di governatore di New York (fallendo miseramente). Negazionista climatico proprio come il presidente eletto, guiderà niente di meno che l’Epa, l’agenzia per la protezione dell'ambiente con buona pace del fatto che è a favore del ritiro dagli accordi di Parigi e delle trivellazioni e ha votato contro diverse leggi green.

E poi quello del deputato della Florida Mike Waltz, anche lui uno strenuo difensore di Trump, come consigliere alla sicurezza nazionale. Ex colonnello, in passato a lavorato al Pentagono come direttore delle politiche di Difesa per i segretari della difesa Donald Rumsfeld e Robert Gates. Era ferocemente contrario al ritiro dall’Afghanistan ed è considerato uno dei più aggressivi falchi anti-Cina

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