Eisenberg: “Meloni può essere il riferimento di Trump in Europa, ma deve accontentarlo sui soldi”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York — «Giorgia Meloni ha l’opportunità di diventare la cerniera tra l’amministrazione Trump e l’Europa, ma deve aspettarsi la richiesta di contribuire con più risorse in favore delle relazioni transatlantiche». Lew Eisenberg non parla per sentito dire. È stato presidente del “Finance committee” del Partito repubblicano e Trump lo aveva nominato ambasciatore a Roma durante la sua prima amministrazione. Ha lavorato anche per la campagna del 2024 alla raccolta dei fondi per Donald ed è consulente di importanti imprese italiane.
Signor Eisenberg, come è maturata la vittoria di Trump?
«Ha ottenuto un risultato straordinariamente solido, storico per molti versi, perché è riuscito a costruire una coalizione più rappresentativa delle varie componenti della società americana rispetto alla sua avversaria».
Cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova amministrazione?
«Le sue priorità saranno esattamente quelle che ha elencato durante la campagna elettorale, dall’immigrazione all’energia…
New York — «Giorgia Meloni ha l’opportunità di diventare la cerniera tra l’amministrazione Trump e l’Europa, ma deve aspettarsi la richiesta di contribuire con più risorse in favore delle relazioni transatlantiche». Lew Eisenberg non parla per sentito dire. È stato presidente del “Finance committee” del Partito repubblicano e Trump lo aveva nominato ambasciatore a Roma durante la sua prima amministrazione. Ha lavorato anche per la campagna del 2024 alla raccolta dei fondi per Donald ed è consulente di importanti imprese italiane.
Signor Eisenberg, come è maturata la vittoria di Trump?
«Ha ottenuto un risultato straordinariamente solido, storico per molti versi, perché è riuscito a costruire una coalizione più rappresentativa delle varie componenti della società americana rispetto alla sua avversaria».
Cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova amministrazione?
«Le sue priorità saranno esattamente quelle che ha elencato durante la campagna elettorale, dall’immigrazione all’energia. Per quanto mi riguarda, data anche la mia esperienza personale, sono molto interessato a come guarderà alle relazione con i Paesi europei che hanno aiutato la nostra alleanza a proteggerci e restare uniti per un lungo periodo di tempo. Però, come aveva fatto in passato, vi chiederà di più».
Il suo obiettivo è ottenere più investimenti nella difesa e acquisti di prodotti americani, o uscire dalla Nato?
«Penso chiarirà che non teme di dire addio a chi non è disposto a seguirlo sul terreno del rafforzamento delle risorse messe a disposizione. Lo ha già detto con grande vigore ai leader europei che conosceva e a ha risentito dopo le elezioni».
Cosa si aspetta nel rapporto con l’Italia, dove lei era stato il suo ambasciatore? La premier Giorgia Meloni può avere un ruolo di interlocutrice privilegiata?
«Credo di sì. Penso esista questa possibilità, per ovvie affinità politiche, anche rispetto ad altri leader europei. Però lei deve aspettarsi che le verrà chiesto di contribuire più risorse, dalla difesa ai commerci».
Cosa farà in Ucraina?
«Vi do la mia opinione di persona attenta a questi temi, senza la conoscenza dei dettagli specifici nel suo piano. Dirà con forza che la guerra deve finire. Kiev dovrà essere realistica e non potrà entrare nella nostra squadra, almeno per una ventina di anni. Quindi applicherà la stessa pressione su Putin affinché accetti di terminare il conflitto».
E cosa si aspetta su Gaza e il Medio Oriente?
«Trump ha sempre rivendicato di avere un rapporto forte e unico con Israele. Se ciò è ancora vero, sarà molto difficile rompere con il premier Netanyahu mentre fa ciò che ritiene necessario».
Ma gli darà semplicemente via libera, oppure cercherà di trovare una soluzione di lungo termine alla crisi regionale allargando gli Accordi di Abramo all’Arabia saudita, con il riconoscimento di Israele?
«Penso ci sia la possibilità di ottenere questo risultato e lo spero. Il suo rapporto con i sauditi è molto forte. Finora Riad ha tenuto una posizione responsabile, e anche se ci sono molte forze esterne che non vogliono l’intesa, la strada per arrivarci esiste».