BERLINO - La buona notizia è che finalmente c’è una data per le elezioni tedesche: il 23 febbraio. La cattiva è che la prima economia europea resterà paralizzata per mesi. Ieri il ministro delle Finanze Jörg Kukies ha confermato i sospetti delle ultime ore: il Bundestag non farà in tempo a votare la finanziaria 2025. Si andrà al bilancio provvisorio - e nel bel mezzo della peggiore recessione da vent’anni. Il governo Scholz lascia insomma in un momento drammatico, anche per l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, intenzionato a mettere alle strette la Germania con i dazi sull’auto e le richieste alla Nato di aumentare la spesa per la difesa.
La giornata convulsa è cominciata con l’accordo tra il leader della Cdu Friedrich Merz e il capogruppo della Spd Ralf Mützenich, sulla data per la fiducia di Scholz. Il cancelliere la presenterà al Bundestag il 16 dicembre dove verrà prevedibilmente bocciata. Sarà la sua fine ufficiale e quella del suo governo. Merz e Mützenich hanno poi propo…
BERLINO - La buona notizia è che finalmente c’è una data per le elezioni tedesche: il 23 febbraio. La cattiva è che la prima economia europea resterà paralizzata per mesi. Ieri il ministro delle Finanze Jörg Kukies ha confermato i sospetti delle ultime ore: il Bundestag non farà in tempo a votare la finanziaria 2025. Si andrà al bilancio provvisorio - e nel bel mezzo della peggiore recessione da vent’anni. Il governo Scholz lascia insomma in un momento drammatico, anche per l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, intenzionato a mettere alle strette la Germania con i dazi sull’auto e le richieste alla Nato di aumentare la spesa per la difesa.
La giornata convulsa è cominciata con l’accordo tra il leader della Cdu Friedrich Merz e il capogruppo della Spd Ralf Mützenich, sulla data per la fiducia di Scholz. Il cancelliere la presenterà al Bundestag il 16 dicembre dove verrà prevedibilmente bocciata. Sarà la sua fine ufficiale e quella del suo governo. Merz e Mützenich hanno poi proposto al presidente della Repubblica Steinmeier il 23 febbraio per il voto. Alla stampa, il capogruppo della Spd ha detto, infastidito: «Finalmente ora possiamo abbandonare questa urticante discussione sulla data elettorale». Per fare cosa, non si sa. Lo stesso Merz ha ammesso che dopo il 16 dicembre ci sarà giusto il tempo di approvare «due o tre provvedimenti» improrogabili.
Sulla mancata approvazione del finanziaria, Kukies ha minimizzato: «Non è la fine del mondo». I dati dicono altro: la sfiducia nel governo uscente è tale che i tedeschi hanno tirato da mesi i remi in barca. I consumi e gli investimenti sono al palo, i risparmi in crescita, nonostante i tassi di interesse e l’inflazione stiano scendendo e gli stipendi siano in aumento. I tedeschi stanno letteralmente aspettando che questo governo vada a casa.
Nel frattempo, un impietoso sondaggio post-crisi commissionato da Bild colloca Scholz al penultimo posto tra i 20 politici più popolari della Germania. E la sua Spd langue al 15,5%. Tutti gli altri partiti guadagnano qualche punto, a parte Wagenknecht. Ma il vero vincitore è l’Afd: nel giro di neanche una settimana l’ultradestra è cresciuta di un punto e mezzo, al 19,5%. E la Cdu di Merz è prima con il 32,5% dei consensi.
Ieri Mützenich ha ribadito che Scholz è il candidato alla cancelleria. Ma nel partito socialdemocratico cominciano a emergere voci contrarie: il sindaco di Monaco, Dieter Reiter, ha ricordato di aver suggerito già mesi fa di «far correre il più popolare politico tedesco, Boris Pistorius». E dalla città-stato di Scholz, Amburgo, dove si vota a marzo, i due parlamentari Markus Schreiber e Tim Stoberock, hanno chiesto lo stesso, che il cancelliere uscente si ritiri dalla corsa per far posto al ministro della Difesa. «Con lui le chance di ridiventare il partito più forte sono molto maggiori».
La Germania va al voto dopo essere inciampata sul suo feticcio più grande: il pareggio di bilancio. Che non è stato solo il motivo principale dello scontro frontale tra Scholz e l’ex ministro delle Finanze (liberale) Lindner che ha portato mercoledì scorso alla fine della maggioranza semaforo. La corsa del governo, a ben vedere, era finita da un anno. Da quando, a dicembre del 2023, un’inattesa bocciatura della Corte costituzionale di Karlsruhe aveva costretto il governo ad accantonare la sua “finanza creativa”, a cancellare i fondi extra bilancio inventati per aggirare lo “zero deficit”. Incapace di trovare un’intesa per riformarlo o emendarlo con il rigorista Lindner, Scholz è inciampato da uno scontro all’altro fino a quello finale. Non a caso, sul bilancio.