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Il Guardian lascia X: “È un pericolo per la democrazia”. Rivolta dei media contro Elon Musk

(ansa)

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L’iniziativa segue di 24 ore la denuncia di X da parte di nove quotidiani, siti e riviste francesi che accusano il social di sfruttare i loro contenuti senza alcun riconoscimento economico
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LONDRA – Il Guardian lascia X. Il quotidiano britannico ha deciso di abbandonare il social media di proprietà di Elon Musk a causa dei suoi contenuti “negativi, offensivi e pericolosi per la democrazia”. In tutto, 80 profili legati al Guardian, con un totale di 27 milioni di follower, non pubblicheranno più sull’ex-Twitter. In un editoriale della direzione, il giornale cita “la diffusione di teorie della cospirazione di estrema destra, il razzismo e l’uso della piattaforma per influenzare le recenti elezioni presidenziali americane” a favore di Donald Trump come ragioni della sua scelta.

L’iniziativa del Guardian segue di 24 ore la denuncia di X da parte di nove quotidiani, siti e riviste francesi che accusano il social di sfruttare i loro contenuti senza alcun riconoscimento economico. L’azione legale è stata annunciata congiuntamente da Le Monde, Le Figaro, Le Parisien, Les Echos, il Courier International, Le Huffington Post, Malesherbes Publications e Le Nouvel Obs. Secondo gli ed…

LONDRA – Il Guardian lascia X. Il quotidiano britannico ha deciso di abbandonare il social media di proprietà di Elon Musk a causa dei suoi contenuti “negativi, offensivi e pericolosi per la democrazia”. In tutto, 80 profili legati al Guardian, con un totale di 27 milioni di follower, non pubblicheranno più sull’ex-Twitter. In un editoriale della direzione, il giornale cita “la diffusione di teorie della cospirazione di estrema destra, il razzismo e l’uso della piattaforma per influenzare le recenti elezioni presidenziali americane” a favore di Donald Trump come ragioni della sua scelta.

L’iniziativa del Guardian segue di 24 ore la denuncia di X da parte di nove quotidiani, siti e riviste francesi che accusano il social di sfruttare i loro contenuti senza alcun riconoscimento economico. L’azione legale è stata annunciata congiuntamente da Le Monde, Le Figaro, Le Parisien, Les Echos, il Courier International, Le Huffington Post, Malesherbes Publications e Le Nouvel Obs. Secondo gli editori delle testate coinvolte, il social avrebbe violato le normative europee sui “diritti connessi”, che dal 2019 garantiscono una equa remunerazione a un giornale, quando i suoi articoli vengono ripubblicati o riutilizzati dai giganti del web, come Google, Facebook o appunto X. Nel maggio scorso un tribunale francese aveva ordinato a X di fornire una serie di dati commerciali per valutare i guadagni che realizza attraverso l’uso dei contenuti della stampa nazionale. Il social non ha risposto alla richiesta di informazioni e allora i nove organi di informazione gli hanno fatto causa, accusando il social di “eludere i propri obblighi legali”.

Ma il dibattito su una compensazione economica che i giganti del web dovrebbero dare ai media per i materiali che ne traggono dura da tempo. La rivolta contro X, con l’abbandono del social come ripercussione, è più recente. Ha preso il via progressivamente da quando Musk, l’uomo più ricco della terra secondo la classifica annuale del mensile Forbes, ha acquistato Twitter nel 2022 per 44 miliardi di dollari. Successivamente il fondatore della Tesla gli ha cambiato nome e ha dichiarato che il suo social deve aprire le porte a una “assoluta libertà di pensiero”, reintroducendo fra gli altri i profili del teorico delle cospirazioni Alex Jones, dell’influencer misogino Alex Jones e dell’attivista di estrema destra inglese Tommy Robinson, messi al bando dalla precedente proprietà. Secondo i suoi critici è anche calato il controllo su fake news e post estremistici.

Musk ha quindi reintrodotto pure il profilo di Trump, che era stato sospeso dai precedenti responsabili di Twitter per le falsità da lui diffuse su una presunta truffa delle elezioni presidenziali 2020 regolarmente vinte da Joe Biden. Ora Trump ha 94 milioni di follower su Twitter e ha appena nominato Musk ministro per l’efficienza economica nella sua nuova amministrazione presidenziale.Tra i media o le organizzazioni più note che hanno abbandonato X nell’ultimo anno figurano la National Public Radio e la Pbs, una radio non per fini di lucro e una rete televisiva pubblica americane; il Festival del Cinema di Berlino, la Polizia del Galles e il Royal National Hospital.

Il Guardian è finora il giornale di maggiore rilievo ad avere lasciato per protesta il social di Musk. “E’ una decisione a cui pensavamo da un po’ e la campagna presidenziale americana ci ha definitivamente convinti a prenderla”, afferma l’editoriale del quotidiano britannico, che continuerà a essere presente sugli altri social media. “I social sono uno strumento importante per i media”, conclude il Guardian, “ma a questo punto X gioca un ruolo ridotto nella promozione del nostro lavoro. Il nostro giornalismo rimane disponibile a tutti sul nostro sito e preferiamo che i lettori ci leggano lì”. Molti commenti alla decisione sono apparsi subito anche su X. Alcuni si felicitano affermando che è meglio così. Altri si domandano se non sia sbagliato lasciare X in mano a fake news ed estremisti. Altri ancora osservano che bisognerebbe seguire l’esempio del Guardian, trasferendosi su altri social, consolidati come Facebook, Instagram e TikTok o nati in alternativa a Twitter come Threads e Bluesky, augurandosi che una fuga di massa da X ne diminuisca il valore commerciale e mediatico.

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