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Kurt Volker: “Donald ce la farà, Putin è disperato ed è pronto all’accordo sulla guerra in Ucraina”

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Parla l’ex inviato Usa a Kiev: “I territori occupati saranno lasciati ai russi ma senza riconoscimento. Il Paese di Zelensky entrerà nella Nato. L’Europa dovrà pagare l’80% delle spese per l’alleato. E alzare quelle per la difesa al 2,5% del Pil”
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NEW YORK – Kurt Volker, già ambasciatore americano alla Nato e inviato speciale per l’Ucraina di Donald Trump durante il primo mandato, prevede questo: «Entro l’Inauguration del 20 gennaio il presidente vuole un percorso pronto per chiudere la guerra. Credo possa riuscirci, applicando la necessaria pressione, perché Putin è in difficoltà e sta preparando il terreno per una via d’uscita. L’Italia e gli alleati europei dovrebbero aiutarlo in due modi: primo, contribuire per l’80% ai finanziamenti di Kiev; secondo, alzare al 2,5% del Pil gli investimenti nella difesa».

Trump aveva promesso di finire la guerra in 24 ore.

«Penso possa riuscirci, perché Putin è quasi pronto. Diversi segnali indicano la sua disperazione, come chiedere alla Corea del Nord non solo munizioni, ma anche militari, perché se spostasse i suoi soldati nella regione di Kursk per riprenderla il fronte crollerebbe nel Donbass. L’economia è surriscaldata dalle spese militari, ma i tassi salgono e la mancanza di acce…

NEW YORK – Kurt Volker, già ambasciatore americano alla Nato e inviato speciale per l’Ucraina di Donald Trump durante il primo mandato, prevede questo: «Entro l’Inauguration del 20 gennaio il presidente vuole un percorso pronto per chiudere la guerra. Credo possa riuscirci, applicando la necessaria pressione, perché Putin è in difficoltà e sta preparando il terreno per una via d’uscita. L’Italia e gli alleati europei dovrebbero aiutarlo in due modi: primo, contribuire per l’80% ai finanziamenti di Kiev; secondo, alzare al 2,5% del Pil gli investimenti nella difesa».

Trump aveva promesso di finire la guerra in 24 ore.

«Penso possa riuscirci, perché Putin è quasi pronto. Diversi segnali indicano la sua disperazione, come chiedere alla Corea del Nord non solo munizioni, ma anche militari, perché se spostasse i suoi soldati nella regione di Kursk per riprenderla il fronte crollerebbe nel Donbass. L’economia è surriscaldata dalle spese militari, ma i tassi salgono e la mancanza di accesso ai mercati internazionali pesa sempre di più. Putin sta arrivando a un punto critico: farà tutto il possibile per guadagnare posizioni in autunno, ma il prossimo anno potrebbe essere pronto all’accordo».
Come può convincerlo Trump?

«Gli dirà che deve fermarsi e non occupare altri territori. Non riconoscerà l’occupazione, ma smetterà di intervenire militarmente per invertirla. Agli ucraini dirà che devono accettare l’accordo, in cambio di forniture belliche che li garantiscano da future aggressioni e la prospettiva di entrare nella Nato e nella Ue».

(afp)

Zelensky può accettare queste condizioni?

«Sì, con la prospettiva di entrare nella Nato, perché questa è la garanzia della serietà dell’accordo».
Le indiscrezioni sul piano dicono che non entrerebbe per 20 anni.

«L’ho letto sul Wall Street Journal, ma non l’ho sentito altrove».

(afp)

E Putin accetterebbe la prospettiva di Kiev nella Nato?

«Non è lui a decidere. Bisogna creare un equilibrio di forze che lo induca a fermare la guerra. Non è ancora pronto, ma è possibile arrivarci. Kiev colpisce il territorio russo con successo crescente, usando proprie attrezzature. Gli Usa devono aiutarla facendo capire a Putin che non l’abbandoneranno».
Come, se Don jr., il figlio di Trump, dice che “la paghetta” di Zelensky sta finendo?

«Il punto è evitare che i contribuenti americani paghino il conto. Si può fare con un programma tipo il lend lease offerto a Londra nella Seconda guerra mondiale: prestiti per comprare le armi, che verranno ripagati. Segnalerebbe a Putin che non può vincere».
E Trump è disposto a farlo?

«Ora che ha vinto le elezioni non credo voglia un fallimento in Ucraina come l’Afghanistan lo è stato per Biden».

Minaccia lo scontro diretto?

«Basta far capire che non intende ritirarsi».

Cosa chiederà all’Italia e agli europei?

«Tutti i finanziamenti all’Ucraina andranno vincolati alla procedura Nato in cui il contributo Usa ha un tetto del 20%. Gli investimenti nella difesa dovranno salire al 2,5% del Pil».

I democratici accusano Trump di voler cedere l’Ucraina a Putin.

«Non ci credo».

Perché?

«Sarebbe un fallimento che lo farebbe sembrare debole».


Lei è stato coinvolto nell’inchiesta del primo impeachment, e molti sospettano che Trump abbia legami con la Russia.

«Lo dicono dal 2016, ma finora nulla è stato dimostrato».

Putin sta schierando 50 mila soldati per riprendere Kursk.

«Sembrano tanti, ma sono gli uomini che perde grosso modo ogni mese. In media, muoiono tra 1.200 e
1.300 militari al giorno. Ora anche di più, perché i nordcoreani sono inesperti. Kursk è stato un enorme imbarazzo per Putin. Vuole riprenderlo prima del negoziato, per non doverlo scambiare con territori ucraini occupati, ma non ha la forza di andare molto oltre».

Quindi lei non crede che sta vincendo?

«No, per niente. Ha ottenuto alcune conquiste incrementali, ma meno dei territori presi dagli ucraini a Kursk. La guerra sta avendo un costo enorme, e quando capirà che Trump non si arrende dovrà rivedere i calcoli. Prepara il terreno per l’accordo».

Cosa sarà dei territori occupati?

«Resteranno sotto il controllo russo, senza riconoscimento. Ciò aprirà una lunga disputa politica con Mosca, rimarranno contestati come la Germania Est, i Baltici o la Corea».
La chiamata fra Trump e Putin, smentita dal Cremlino, è avvenuta?

«Sarei sorpreso del contrario».

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