Pronti a riprendere la pubblicità su X, la mossa dei marchi per ingraziarsi l’amministrazione Trump
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Mentre vip, personalità come Don Lemon, cantanti come Elio e le Storie Tese e un giornale importante come il Guardian lasciano tutti X di Elon Musk, paradossalmente potrebbero tornarvi a fare pubblicità le grandi aziende che lo avevano abbandonato l’anno scorso. Negli ultimi giorni in tanti hanno chiuso i loro profili sul social: l’attrice americana Jamiee Lee Curtis, la squadra di calcio St. Pauli, i giornalisti Charlie Warzel e Mara Gay, l’attore Vinicio Marchioni, l’eurodeputato del Pd Sandro Ruotolo. Decisiva la vittoria alle elezioni di Donald Trump. Di cui Musk è oramai consigliere supremo, oltre a esser stato nominato a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa, acronimo “Doge”.
Il paradosso è che Musk l’anno scorso aveva perso numerosi investitori pesanti, inclusi Disney, Ibm e Apple, dopo aver ritwittato contenuti giudicati antisemiti e aver allentato le norme sulla moderazione dei contenuti dell’ex Twitter. Conseguentemente, dal palco del festival del New …
LONDRA - Mentre vip, personalità come Don Lemon, cantanti come Elio e le Storie Tese e un giornale importante come il Guardian lasciano tutti X di Elon Musk, paradossalmente potrebbero tornarvi a fare pubblicità le grandi aziende che lo avevano abbandonato l’anno scorso. Negli ultimi giorni in tanti hanno chiuso i loro profili sul social: l’attrice americana Jamiee Lee Curtis, la squadra di calcio St. Pauli, i giornalisti Charlie Warzel e Mara Gay, l’attore Vinicio Marchioni, l’eurodeputato del Pd Sandro Ruotolo. Decisiva la vittoria alle elezioni di Donald Trump. Di cui Musk è oramai consigliere supremo, oltre a esser stato nominato a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa, acronimo “Doge”.
Il paradosso è che Musk l’anno scorso aveva perso numerosi investitori pesanti, inclusi Disney, Ibm e Apple, dopo aver ritwittato contenuti giudicati antisemiti e aver allentato le norme sulla moderazione dei contenuti dell’ex Twitter. Conseguentemente, dal palco del festival del New York Times, Musk si rivolse a loro con un volgare “go fuck yourself, i vostri ricatti mi fanno un baffo” per poi fare causa contro “il cartello dei pubblicitari che vogliono boicottarci”. Nella prima metà del 2024 gli introiti pubblicitari di X sono crollati del 68% rispetto ai primi sei mesi del 2022, ossia prima che Musk rilevasse il social network dell’uccellino. Secondo l’agenzia pubblicitaria Emarketer, quest’anno X fatturerà 1,9 miliardi di dollari dalla pubblicità, contro i 2 dell’anno scorso e i 4,5 miliardi del 2021.
Ora però, racconta il Financial Times, i tempi sembrano davvero cambiati: “Alcuni marchi sono sulla via del ritorno, secondo analisti e insider”. Il motivo? Semplice: ingraziarsi, prima che si insedi alla Casa Bianca l’anno prossimo, la nuova amministrazione americana di Donald Trump, in cui Musk sembra avere sempre più peso e influenza, giorno dopo giorno.
Eppure il fatturato di X è crollato miseramente da quando è stato acquisito dall’uomo più ricco al mondo per 44 miliardi di dollari due anni fa. Ora, secondo alcuni investitori sentiti dal quotidiano finanziario britannico, il suo valore non arriverebbe nemmeno a 10 miliardi di dollari. Ma poco importa per alcuni marchi, per ora ancora ignoti, che pensano al clamoroso ritorno. Con l'obiettivo di avere, al momento giusto, un occhio di riguardo da parte di Trump e del “Doge”: “Per queste aziende”, racconta un anonimo analista finanziario, “sarebbe come avere un canale diretto con la Casa Bianca”, grazie all’intercessione di Musk.
Un fenomeno che lo stesso miliardario sudafricano proprietario di SpaceX, Starlink e Tesla aveva predetto qualche giorno prima del voto del 5 novembre durante un podcast con l’opinionista e influencer di destra Joe Rogan: “Se vinciamo le elezioni, molto di questo boicottaggio svanirà”. Certo non tutti torneranno all’ovile, o magari solo in pochi, visto che la gestione di X si è dimostrata a dir poco caotica negli ultimi due anni. Ma la retromarcia è iniziata.
Musk si vanta ogni giorno che X “è la prima app di notizie” in molti Paesi, secondo le statistiche degli store dei cellulari, sebbene sia un argomento molto discutibile. Nei giorni scorsi sono circolate speculazioni per cui X potrebbe fondersi con Truth, il social di destra e populista creato da Donald Trump. Ma già dopo la vittoria di quest’ultimo circa 115mila utenti americani si sono cancellati dall’ex Twitter.
In ogni caso, è da tenere sotto controllo anche il comportamento delle banche che hanno coperto il debito da 13 miliardi di dollari nell’acquisizione di X da parte di Musk. Sinora la linea di credito è fino al 2025, ma non è chiaro che cosa decideranno successivamente, visto anche il terremoto politico in corso a Washington. Probabilmente, chiuderanno un occhio anche loro, per non incorrere nella furia di Trump e Musk, prossimi padroni della Casa Bianca.