Elise Stefanik, una feroce critica dell’Onu sarà ambasciatrice al Palazzo di vetro
dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK – Elise Stefanik, 40 anni è stata scelta come ambasciatrice all’Onu. Deputata di New York (inteso come Stato, viene dal nord più conservatore della Grande Mela), è una fedelissima di Donald Trump, tanto da essere stata presa in considerazione pure per il ruolo di vicepresidente. Inizialmente aveva posizioni moderate, ma si è poi estremizzata.
Astro nascente del partito, si è fatta notare durante le audizioni con i vertici delle università dove erano in atto proteste filo-palestinesi grazie a metodi definiti dai suoi critici “maccartisti”: ovvero domande personali alternate a quelle sulle istituzioni. Così aggressiva da spingere alle dimissioni diverse delle persone da lei interrogate, compresa la prima afroamericana alla guida di Harvard, Claudine Gay, da lei accusata di non aver tutelato abbastanza gli studenti ebrei.
Non ha alcuna esperienza di politica estera, ma è una strenua sostenitrice di Israele ed è una feroce critica dell’organismo mondiale dove andrà a rappresentar…
NEW YORK – Elise Stefanik, 40 anni è stata scelta come ambasciatrice all’Onu. Deputata di New York (inteso come Stato, viene dal nord più conservatore della Grande Mela), è una fedelissima di Donald Trump, tanto da essere stata presa in considerazione pure per il ruolo di vicepresidente. Inizialmente aveva posizioni moderate, ma si è poi estremizzata.
Astro nascente del partito, si è fatta notare durante le audizioni con i vertici delle università dove erano in atto proteste filo-palestinesi grazie a metodi definiti dai suoi critici “maccartisti”: ovvero domande personali alternate a quelle sulle istituzioni. Così aggressiva da spingere alle dimissioni diverse delle persone da lei interrogate, compresa la prima afroamericana alla guida di Harvard, Claudine Gay, da lei accusata di non aver tutelato abbastanza gli studenti ebrei.
Non ha alcuna esperienza di politica estera, ma è una strenua sostenitrice di Israele ed è una feroce critica dell’organismo mondiale dove andrà a rappresentare le posizioni del suo governo.