GERUSALEMME — Si parla di tregua, ma si continua a combattere. In Libano e a Gaza, ma anche in Siria: è di 15 morti il bilancio dell’incursione aerea di Israele ieri su Damasco. Obiettivo, secondo le forze armate israeliane, un quartier generale della Jihad islamica: il bilancio è il peggiore in Siria da aprile, quando fu colpito il consolato iraniano a Damasco.
Il bilancio della giornata è stato pesante anche in Libano, seppure le voci di una tregua continuino a rincorrersi: più di 30 i morti mentre gli Stati Uniti presentavano una bozza di cessate il fuoco allo speaker del Parlamento, Nabih Berri. «Un regalo per l’Amministrazione Trump» l’ha definita il Washington Post. Ieri si sono riaccesi due punti caldi del conflitto: il sito archeologico di Baalbek, nella Bekaa valley, nella cui prossimità i bombardamenti israeliani hanno ucciso 12 persone. E il Sud, dove sconosciuti hanno sparato ai Caschi blu Onu: i militari sono illesi e il responsabile delle missioni di peacekeeping, Steph…
GERUSALEMME — Si parla di tregua, ma si continua a combattere. In Libano e a Gaza, ma anche in Siria: è di 15 morti il bilancio dell’incursione aerea di Israele ieri su Damasco. Obiettivo, secondo le forze armate israeliane, un quartier generale della Jihad islamica: il bilancio è il peggiore in Siria da aprile, quando fu colpito il consolato iraniano a Damasco.
Il bilancio della giornata è stato pesante anche in Libano, seppure le voci di una tregua continuino a rincorrersi: più di 30 i morti mentre gli Stati Uniti presentavano una bozza di cessate il fuoco allo speaker del Parlamento, Nabih Berri. «Un regalo per l’Amministrazione Trump» l’ha definita il Washington Post. Ieri si sono riaccesi due punti caldi del conflitto: il sito archeologico di Baalbek, nella Bekaa valley, nella cui prossimità i bombardamenti israeliani hanno ucciso 12 persone. E il Sud, dove sconosciuti hanno sparato ai Caschi blu Onu: i militari sono illesi e il responsabile delle missioni di peacekeeping, Stephane Lacroix, ha ribadito che non si muoveranno. Sempre al Sud, sei persone sono morte in un bombardamento notturno: 4 erano medici, secondo i giornali libanesi.
Nel frattempo l’offensiva su Gaza – 43.739 uccisi secondo il ministero della Salute della Striscia - è finita nel mirino congiunto di Nazioni Unite e Human rights watch. I metodi impiegati «hanno le caratteristiche di un genocidio» per il Comitato speciale Onu incaricato sin dal 1968 di indagare sulla condotta israeliana sui Territori palestinesi occupati. Il rapporto è stato stilato da tre Paesi – Malesia, Sri Lanka e Senegal - e sarà presentato lunedì all’Assemblea generale: le accuse sono «infondate» secondo il portavoce del dipartimento di Stato americano Vedant Patel. Human Rights Watch da parte sua ha accusato Israele di crimini di guerra per il trasferimento forzato della popolazione di Gaza: un atto che secondo l’ong potrebbe essere perseguito come «pulizia etnica». In questo caso, a respingere le accuse è stato lo Stato ebraico.
È basandosi su considerazioni come queste che l’Alto commissario Ue per la Politica estera Josep Borrell si prepara a chiedere ai Paesi membri di interrompere il dialogo politico con Israele: una mossa a cui si è già opposta la Germania e che difficilmente raccoglierà consensi.
Ieri i familiari dei 97 ostaggi israeliani a Gaza sono stati ricevuti dal Papa, che ha lanciato un appello per la loro liberazione e la fine dei combattimenti.
Qualche spiraglio di speranza arriva da Teheran, dove è in visita il capo dell’Agenzia atomica Aiea Raphael Grossi. L’Iran è disposto a risolvere «ambiguità e dubbi» sul suo programma nucleare, ha detto il presidente Masoud Pezeshkian, ma non intende agire «sotto pressione». Grossi ha chiesto di non attaccare i siti nucleari: messaggio chiaramente rivolto a Israele.