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Governo diviso sulla svolta atomica: i ministri guardano alla fissione

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Pichetto Fratin studia il piano per bypassare il referendum e lanciare mini centrali in 10 anni
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MILANO — Mentre Giorgia Meloni al Cop29 di Baku parla di fusione nucleare come di un obiettivo primario del governo, a Roma su Radio Uno il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin esalta i reattori di terza generazione che si basano sulla fissione, che in sostanza è il contrario della fusione, essendo una scissione di atomi. Sono i cosiddetti Smr (Small modular reactor) raffreddati ad acqua che oggi rappresentano la tecnologia nucleare più matura tra quelle in fase di studio e quindi quella più vicina in termini di tempistica.

«I nuovi reattori nucleari non saranno centrali nucleari — precisa Pichetto — , saranno moduli molto ridotti di qualche centinaia di megawatt, che possono dare una risposta sicura e di energia pulita. Naturalmente li avremo a disposizione verso la fine di questo decennio, proprio per questo io l’ho previsto nel nostro piano nazionale integrato di energia e clima nel prossimo decennio». Pichetto parla infatti del 2031 come data della possibile introduzio…

MILANO — Mentre Giorgia Meloni al Cop29 di Baku parla di fusione nucleare come di un obiettivo primario del governo, a Roma su Radio Uno il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin esalta i reattori di terza generazione che si basano sulla fissione, che in sostanza è il contrario della fusione, essendo una scissione di atomi. Sono i cosiddetti Smr (Small modular reactor) raffreddati ad acqua che oggi rappresentano la tecnologia nucleare più matura tra quelle in fase di studio e quindi quella più vicina in termini di tempistica.

«I nuovi reattori nucleari non saranno centrali nucleari — precisa Pichetto — , saranno moduli molto ridotti di qualche centinaia di megawatt, che possono dare una risposta sicura e di energia pulita. Naturalmente li avremo a disposizione verso la fine di questo decennio, proprio per questo io l’ho previsto nel nostro piano nazionale integrato di energia e clima nel prossimo decennio». Pichetto parla infatti del 2031 come data della possibile introduzione commerciale in Italia degli Smr, mentre per la fusione, a detta degli esperti, ci vorranno ancora almeno vent’anni, forse di più.

Con gli Smr e poi con la loro evoluzione negli Amr (reattori di IV generazione raffreddati a metalli liquidi, per i quali saranno necessari altri 10-15 anni), e cominciando adesso, in parallelo alle rinnovabili, si può pensare di rispettare l’agenda della decarbonizzazione totale al 2050, rinunciando progressivamente non solo al carbone ma anche alle fonti fossili, come il petrolio e il gas. Se invece si aspetta la fusione nucleare si deve per forza andare avanti per molti anni con il petrolio e il gas, come ha ricordato Meloni a Baku.

C’è dunque una differenza di vedute tra la premier e il suo ministro dell’Ambiente sulla politica energetica italiana dei prossimi anni? Sembrerebbe di sì, e il nodo potrebbe venire al pettine molto presto. Entro fine anno, infatti, Pichetto ha intenzione di presentare a Meloni, al Consiglio dei ministri e al Parlamento il suo progetto di “legge delega” volto a dare un inquadramento giuridico alla questione del nuovo nucleare in Italia. Alla prima bozza ci ha lavorato il professor Giovanni Guzzetta dell’Università Tor Vergata di Roma, che ha presentato il suo testo al ministro proprio in queste ore.

E dunque bisognerà verificare agli inizi del nuovo anno se il governo Meloni darà seguito a questa iniziativa di Pichetto varando una legge ad hoc, senza passare da un nuovo referendum. Non a caso Pichetto sottolinea che i nuovi reattori non sono centrali, come quelle del passato che tanto hanno spaventato l’opinione pubblica, ma reattori modulari e standardizzati, più sicuri ed economici sui quali le imprese possono costruire dei nuovi business model. Cioé gli Smr sono una cosa diversa da ciò che si è discusso in passato e anche il quadro legislativo deve essere diverso. Se questo salto in avanti si compirà allora l’Italia, che è sempre stata all’avanguardia nella ricerca nucleare e anche nella catena di forniture, potrà pensare di comprare i nuovi reattori nel 2031. Ma prima Meloni e Pichetto dovrebbero chiarirsi tra di loro.

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