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Sacrificare le masse contro l’estinzione: l’Elon-pensiero invade Washington

(reuters)

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Il capo di Neuralink e Space X porterà nel nuovo governo le sue idee fantascientifiche che celano pulsioni autoritarie ed elitiste
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NEW YORK — «Se non prendo decisioni in fretta, moriamo». Elon Musk ha detto proprio così a Walter Isaacson, l’ex caporedattore di Time già Ceo di Cnn che un anno fa gli ha dedicato la biografia considerata il suo ritratto più intimo. Una frase che ben sintetizza la convinzione del controverso imprenditore col sogno di colonizzare Marte «prima che la civiltà crolli», di appartenere a una élite tecnologica e finanziaria la cui missione è scongiurare la fine dell’umanità. Usando la scienza per trascendere limiti corporei (Neuralink e OpenAi) e conquistare pianeti (Space X) ma anche spingendo prosaicamente a fare più figli (lui ne ha ben 11). Con il fine di assecondare una visione di futuro da imporre a tutti i costi.

Non è fantascienza, sebbene proprio in quella ha radici il pensiero di Musk (avido lettore del Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov e della Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams): ma l’estremizzazione di tesi care a certi miliardari di Silicon Valley b…

NEW YORK — «Se non prendo decisioni in fretta, moriamo». Elon Musk ha detto proprio così a Walter Isaacson, l’ex caporedattore di Time già Ceo di Cnn che un anno fa gli ha dedicato la biografia considerata il suo ritratto più intimo. Una frase che ben sintetizza la convinzione del controverso imprenditore col sogno di colonizzare Marte «prima che la civiltà crolli», di appartenere a una élite tecnologica e finanziaria la cui missione è scongiurare la fine dell’umanità. Usando la scienza per trascendere limiti corporei (Neuralink e OpenAi) e conquistare pianeti (Space X) ma anche spingendo prosaicamente a fare più figli (lui ne ha ben 11). Con il fine di assecondare una visione di futuro da imporre a tutti i costi.

Non è fantascienza, sebbene proprio in quella ha radici il pensiero di Musk (avido lettore del Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov e della Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams): ma l’estremizzazione di tesi care a certi miliardari di Silicon Valley basate sul cosiddetto “lungotermismo” nella versione del pensatore William MacAskill, autore di What We Owe to the Future, cosa dobbiamo al futuro. Un testo dove si predica che il benessere delle generazioni future, anche remote, vale quanto quelle di oggi.

Obiettivo cruciale è dunque evitare l’estinzione sia pur a costi altissimi: è cioè più importante pensare cosa far mangiare ai bisnipoti che agli affamati a noi contemporanei. E, per fare un esempio concreto, contano più gli investimenti sui viaggi interplanetari che quelli sui cambiamenti climatici. Principi, insomma, che celano pulsioni elitarie e autoritarie e dunque anche l’accettazione di agenti del caos. Sì, perché per andare in quella direzione è opportuno affidarsi a chi controlla la tecnologia ed è capace di “marciare” verso il futuro a dispetto del potenziale dolore seminato lungo il percorso.


Non a caso nei circoli dei miliardari hi-tech si discute pure di un altro libro: The Managerial Revolution, scritto nel 1941 del filosofo James Burnham dove si anticipa lo scontro fra Ceo conservatori e dipendenti progressisti. Ovvero quel “Woke” – che sta “risveglio” e indica una gamma di posizioni identitarie, dal femminismo all’opposizione al razzismo – che Musk bolla come “virus” da sradicare ed è pure alla base delle sue forti posizioni antisindacali. La conseguenza è contenuta nelle teorie tecno-monarchiche teorizzate dal blogger imprenditore Curtis Yarvin: l’idea del “Ceo-dittatore”.

Il tutto in chiave sempre più mistica. Fedele, è proprio il caso di dirlo, alla sua fama di visionario, l’imprenditore sudafricano (educato all’anglicanesimo) di recente sta pure mischiando opinioni e fede: «Il cristianesimo è diventato inefficace. Morirà se non si avrà più coraggio nel difendere quanto è giusto e leale», ha scritto questa estate. L’ossessione è sempre quella di mettere un freno al pensiero liberal, che poi per molti è ciò che lo ha spinto a comprare Twitter, l’uccellino dove tutti avevano una voce, trasformandolo nell’oscuro X: «Serve una nuova filosofia del futuro, basata sulla curiosità verso l’Universo. Dobbiamo espandere l’umanità per vedere cosa c’è fuori, diventare una specie multiplanetaria e interstellare. È compatibile con le religioni esistenti: Dio vuole che vediamo il Creato». Sopravvivere ad ogni costo: Dio lo vuole.

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