LONDRA – In soccorso di Keir Starmer, che ha avuto non pochi incidenti di percorso nei primi quattro mesi da primo ministro, arrivano come rinforzi gli ex-ministri di Tony Blair. Il premier laburista ha nominato Jonathan Powell, ex capo di gabinetto di Blair, come nuovo consigliere per la sicurezza nazionale; Alan Milburn, ex ministro della Sanità di Blair, come consigliere speciale per la Sanità con il compito di salvare il servizio pubblico nazionale; e secondo le indiscrezioni si appresta a nominare Peter Mandelson, ex ministro del Commercio ma soprattutto ex stratega di Downing Street, come nuovo ambasciatore a Washington, una carica che si dice sia già stata approvata informalmente dal ministro degli Esteri David Lammy.
Powell e la pace in Irlanda del Nord
I tre nuovi “acquisti” della squadra di governo erano tutti autorevoli membri della squadra di Blair. In particolare, Powell, dopo una carriera in diplomazia, è …
LONDRA – In soccorso di Keir Starmer, che ha avuto non pochi incidenti di percorso nei primi quattro mesi da primo ministro, arrivano come rinforzi gli ex-ministri di Tony Blair. Il premier laburista ha nominato Jonathan Powell, ex capo di gabinetto di Blair, come nuovo consigliere per la sicurezza nazionale; Alan Milburn, ex ministro della Sanità di Blair, come consigliere speciale per la Sanità con il compito di salvare il servizio pubblico nazionale; e secondo le indiscrezioni si appresta a nominare Peter Mandelson, ex ministro del Commercio ma soprattutto ex stratega di Downing Street, come nuovo ambasciatore a Washington, una carica che si dice sia già stata approvata informalmente dal ministro degli Esteri David Lammy.
Powell e la pace in Irlanda del Nord
I tre nuovi “acquisti” della squadra di governo erano tutti autorevoli membri della squadra di Blair. In particolare, Powell, dopo una carriera in diplomazia, è stato l’architetto dei negoziati che nel 1998 hanno portato alla storica pace fra indipendentisti cattolici e unionisti protestanti in Irlanda del Nord, oltre che un abilissimo capo dello staff di Downing Street durante l’era Blair per ben dieci anni.
Mandelson, il terzo uomo
Quanto a Mandelson, oltre a ricoprire vari incarichi ministeriali e ad andare poi a Bruxelles come commissario dell’Unione Europea, è stato direttore delle comunicazioni del partito laburista e in assoluto il più stretto consigliere di Blair, soprannominato “il principe delle tenebre” per la spietatezza verso gli avversari e il controllo che aveva sui media da dietro le quinte. Una parte a cui ha alluso lui stesso nell’autobiografia intitolata “The third man” (Il terzo uomo), citazione da un famoso romanzo di Graham Greene e film di Orson Welles: il primo uomo era ovviamente Blair, il secondo il ministro del Tesoro Gordon Brown, e il terzo lui, che anni prima giocò un ruolo chiave anche nel convincere Brown ad appoggiare Blair nella candidatura a leader del partito.
I rapporti con Trump
Nei loro rispettivi ruoli di consigliere per la sicurezza nazionale e di ambasciatore a Washington, sia Powell che Mandelson potrebbero aiutare il governo laburista a trattare con Donald Trump per evitare l’imposizione di dazi commerciali sulle importazioni britanniche, minacciati dal presidente eletto, una misura con gravi conseguenze per l’economia del Regno Unito. La nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti sarà annunciata entro qualche settimana. Indicato come “il favorito” per l’incarico, Mandelson non è l’unico candidato: fra gli altri è in lizza l’ex ministro degli Esteri David Miliband e non è escluso che venga confermata l’attuale ambasciatrice Karen Pierce, nominata dai conservatori, per gli ottimi rapporti che ha con la famiglia Trump.
Ripartire dopo gli scandali
Il ritorno dei blairiani sembra indicare che, dopo avere trionfalmente vinto le elezioni nel luglio scorso spostando il Labour su posizioni di centro sul modello di Blair, Starmer punta sull’esperienza degli uomini dell’ex premier anche per governare. Da quando è andato al potere il leader laburista è incappato in una serie di crisi che forse con una gestione più attenta poteva evitare, come la polemica sui vestiti firmati donati a sua moglie da un ricco lobbista e sui biglietti gratis per il concerto di Taylor Swift ottenuti per sé e per la consorte, le critiche per i tagli all’assistenza sociale e per gli aumenti delle imposte dirette, le accuse di trasmettere un messaggio eccessivamente pessimistico sul futuro a breve termine del Regno Unito.
Le dimissioni del capo dello staff
Un altro problema è stato la nomina a capo del suo staff di Sue Gray, l’ex alta funzionaria del servizio civile accusata di conflitto di interessi, perché aveva presieduto nel 2022 la commissione d’inchiesta sul cosiddetto “Partygate”, le feste illecite a Downing Street durante i lockdown per la pandemia del Covid, contribuendo alle dimissioni da primo ministro del conservatore Boris Johnson. Considerata responsabile di tensioni con gli altri consiglieri di Starmer, imbarazzata dalla rivelazione di essere pagata 173 mila sterline l’anno, tremila più del premier e più di ogni ministro, in ottobre Gray ha dato le dimissioni dall’incarico. Inizialmente le è stato assegnato un posto di coordinamento dei rapporti con le regioni, ma in questi giorni ha reso noto che non intende accettarlo e dunque lascerà del tutto la compagine governativa.
In un altro segno che Starmer si rivolge ai veterani del blairismo per rinforzare le operazioni di Downing Street, nota il Financial Times, il primo ministro ha nominato Liz Lloyd, ex vice capo di gabinetto di Blair, al posto di direttrice dell’informazione e dell’innovazione. L’attuale premier non ha il carisma del suo predecessore, l’unico leader laburista della storia a vincere tre elezioni consecutive, ma la sua affermazione elettorale in luglio ha sfiorato le dimensioni della prima di Blair nel 1997. Per cercare di fare il bis nel 2029, arrivandoci senza troppi incidenti, sir Keir rinforza la squadra con gli ex blairiani di ferro.