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Elon Musk fa paura: dal “Guardian” alle star, la grande fuga da X

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Il quotidiano progressista britannico lascia il social dell’imprenditore filo-Trump. E tra quanti si spostano su Bluesky ci sono la dem Alexandria Ocasio-Cortez e il miliardario Mark Cuban
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NEW YORK — 2024: fuga da X. Dal quotidiano britannico Guardian all’attrice Jamie Lee Curtis sono tantissimi coloro che un po’ ovunque stanno precipitosamente abbandonando X, la piattaforma social un tempo conosciuta come Twitter e acquistata nel 2022 da Elon Musk: l’uomo più ricco del mondo che Donald Trump ha appena chiamato alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa per ringraziarlo della “spintarella” decisiva alla sua rielezione, passata dai suoi algoritmi. «Troppi contenuti negativi, offensivi, pericolosi per la democrazia», denuncia il Guardian annunciando con un editoriale la decisione della direzione di “spegnere” gli 80 profili X seguiti da ben 27 milioni di utenti. Citando pure «la diffusione di teorie cospirazioniste di estrema destra, il razzismo e l’uso della piattaforma per influenzare le recenti elezioni americane». Fino a concludere: «I social sono uno strumento importante per i media ma ormai X gioca un ruolo ridotto nella promozione del nostro lavoro. I…

NEW YORK — 2024: fuga da X. Dal quotidiano britannico Guardian all’attrice Jamie Lee Curtis sono tantissimi coloro che un po’ ovunque stanno precipitosamente abbandonando X, la piattaforma social un tempo conosciuta come Twitter e acquistata nel 2022 da Elon Musk: l’uomo più ricco del mondo che Donald Trump ha appena chiamato alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa per ringraziarlo della “spintarella” decisiva alla sua rielezione, passata dai suoi algoritmi. «Troppi contenuti negativi, offensivi, pericolosi per la democrazia», denuncia il Guardian annunciando con un editoriale la decisione della direzione di “spegnere” gli 80 profili X seguiti da ben 27 milioni di utenti. Citando pure «la diffusione di teorie cospirazioniste di estrema destra, il razzismo e l’uso della piattaforma per influenzare le recenti elezioni americane». Fino a concludere: «I social sono uno strumento importante per i media ma ormai X gioca un ruolo ridotto nella promozione del nostro lavoro. Il nostro giornalismo rimarrà disponibile a tutti sul nostro sito i lettori ci leggano lì».

Le defezioni, in realtà, erano già iniziate col ripristino voluto appunto da Musk di profili come quello di Donald Trump – “spento” per aver incitato alla rivolta del 6 gennaio - insieme a estremisti come il cospirazionista Alex Jones (secondo cui la strage di bambini di Sandy Hook nel 2012 non è mai avvenuta) e lo xenofobo inglese Tommy Robinson: tutti messi al bando dalla precedente proprietà. Ma ora si tratta di una vera emorragia. Secondo i media americani, infatti, nella sola ultima settimana – quella, appunto, successiva alla vittoria di Trump - oltre un milione di persone si sono iscritte a Bluesky. Una piattaforma di microblogging il cui logo è una farfalla, nata nel 2019 da una costola dell’ex uccellino, inizialmente finanziata dallo stesso fondatore di Twitter Jack Dorsey, salvo diventare una società a sé nel 2022: oggi principalmente proprietà della Ad Jay Graber insieme ad altri soci. Inizialmente fruibile solo per inviti è stata aperto a tutti solo a febbraio. A settembre contava su 9 milioni di utenti, ora è arrivata a 14,5 anche grazie al suo algoritmo “open source”: decentralizzato e dunque più efficace nel bloccare e sospendere account “problematici” o estremisti. Attualmente, è sul podio delle app di microblogging più scaricati dall’Apple Store americano, secondo dopo Threads, il social di Meta che pure cresce, passato dai 200 milioni di utenti ad agosto ai 275 di ora.

Dopo aver postato sul proprio account ufficiale, a proposito della presenza di Musk con Trump a Mar-a-Lago la notte delle elezioni: «Ve lo garantiamo, nessun membro del team Bluesky siederà stasera con un candidato presidenziale e gli darà accesso diretto al controllo di ciò che vedi online», è diventato il nuovo rifugio della comunità liberal americana. Ci trovi il miliardario Mark Cuban, nemico giurato di Elon Musk. Il rapper Flavor Flav. Lo scrittore John Green. Molly Jong-Fast, l’attivista dem figlia della femminista storica Erica Jong. E pure Alexandria Ocasio-Cortez che aveva aperto l’account da tempo ma non postava da aprile. Lunedì ha invece scritto di essere “tornata”: «Bello essere in uno spazio digitale con altri esseri umani reali» ha scritto ottenendo 27mila like. Come altri non ha del tutto abbandonato X, dove ha 13 milioni di followers. Potrebbero però farlo a gennaio, come già stanno annunciando altri: «Lascerò quando il social diventerà proprietà di un membro del governo, accelerando le sue funzioni di strumento di propaganda di Trump e macchina di radicalizzazione dell’estrema destra» ha scritto ad esempio Ruth Ben-Ghiat, la Storica della New York University specializzata in fascismo e autoritarismo. «Sì, sono una laboriosamente vile macchina di propaganda» già risponde Musk con l’acredine di sempre alla fuga da X verso cieli più blu.

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