✕

Abkhazia, rivolta anti-Mosca nella repubblica separatista filorussa della Georgia

Ascolta l'audio

Nel territorio autoproclamatosi indipendente i cittadini hanno occupato il parlamento per protesta contro l’accordo di investimento voluto dal presidente vicino al Cremlino: temono l’annessione. E le forze di sicurezza hanno preso le loro parti
3 minuti di lettura

TBILISI – Si è rifugiato nell’edificio del ministero degli Interni, mentre migliaia di cittadini inferociti facevano irruzione in parlamento. Aslan Bzhania, presidente de facto dell’Abkhazia – repubblica autoproclamatasi indipendente al crollo dell’Unione sovietica e dal 2008 riconosciuta da Mosca, che la sostiene militarmente e economicamente, ma considerata parte della Georgia – pare prossimo alle dimissioni: le forze di sicurezza chiamate a disperdere i dimostranti si sono unite a loro. Barricato con pochi fedelissimi, sta conducendo trattative con l’opposizione. Si è detto disposto a ritirare l’accordo di investimento con la Russia, la miccia che ha innescato la rabbia della popolazione abcasa, la cui ratifica era prevista oggi. Troppo tardi. I cittadini hanno il pieno controllo del palazzo legislativo, mentre continuano ad arrivare nuovi dimostranti: non accetteranno altro che l’addio di Bzhania.

I legami tra l’Abkhazia e la Russia

Perché la minuscola repubblica separatista …

TBILISI – Si è rifugiato nell’edificio del ministero degli Interni, mentre migliaia di cittadini inferociti facevano irruzione in parlamento. Aslan Bzhania, presidente de facto dell’Abkhazia – repubblica autoproclamatasi indipendente al crollo dell’Unione sovietica e dal 2008 riconosciuta da Mosca, che la sostiene militarmente e economicamente, ma considerata parte della Georgia – pare prossimo alle dimissioni: le forze di sicurezza chiamate a disperdere i dimostranti si sono unite a loro. Barricato con pochi fedelissimi, sta conducendo trattative con l’opposizione. Si è detto disposto a ritirare l’accordo di investimento con la Russia, la miccia che ha innescato la rabbia della popolazione abcasa, la cui ratifica era prevista oggi. Troppo tardi. I cittadini hanno il pieno controllo del palazzo legislativo, mentre continuano ad arrivare nuovi dimostranti: non accetteranno altro che l’addio di Bzhania.

I legami tra l’Abkhazia e la Russia

Perché la minuscola repubblica separatista si è rivoltata così violentemente contro un’intesa economica con l’unico alleato, da cui dipende in tutto e per tutto? A differenza dell’Ossezia del sud, l’altra regione georgiana di fatto indipendente e supportata da Mosca, l’Abkhazia non cerca un’annessione alla Russia, è anzi molto gelosa della sua autonomia e tradizione democratica. Quello con il Cremlino è sempre stato un matrimonio d’interesse che serve a tutelarla da ciò che reputa essere la più grande minaccia: la Georgia, da cui si è staccata negli anni ‘90. A Tbilisi spirava allora un forte vento nazionalista: una sanguinosa guerra separatista (o d’indipendenza, rovesciando il punto di vista) si è conclusa con la pulizia etnica dall’Abkhazia di migliaia e migliaia di georgiani, fino a 250mila.

L’accordo di investimento

Le ferite restano aperte, il rancore immutato. E se per anni Mosca è stata per Sukhumi, capitale de facto abcasa, un partner generoso che si contentava di usarla per mantenere influenza su una Georgia allineata all’Occidente, il lungo e oneroso conflitto in Ucraina ha cambiato tutto. L’accordo di investimento che avrebbe dovuto essere ratificato oggi, reputato dall’opposizione e buona parte della società civile come svantaggioso per l’Abkhazia e gravido di rischi per la sua sicurezza, è soltanto l’ultimo atto di una offensiva lanciata dal Cremlino per prendere controllo delle risorse della piccola regione e della sua lunga, strategica, costa sul mar Nero.

Le minacce di Mosca

Già a settembre Mosca aveva bloccato i pagamenti mensili con cui il governo de facto abcaso paga gli stipendi ai dipendenti pubblici, e a Sukhumi era stato comunicato che l’energia fornita dalla Russia non sarebbe più stata venduta a prezzo di favore ma di mercato. Qualche giorno prima, era trapelato il verbale di un incontro tra Bzhania e il vicecapo dell'amministrazione presidenziale russa Dmitrij Kozak. Quest’ultimo, secondo le carte, avrebbe detto al leader di fatto abcaso che il sostegno alla repubblica separatista sarebbe stato sospeso fino all’approvazione di una serie di misure favorevoli a Mosca: eliminazione delle restrizioni sugli acquisti immobiliari in Abkhazia da parte di cittadini russi, adozione di un accordo sul mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie, adozione di una legge sugli “agenti stranieri” e, appunto, ratifica di un accordo sulle attività di investimento che prevede condizioni fiscali e legislative favorevoli per gli investitori russi. “Si tratta solo di mantenere l’equilibrio tra gli obblighi assunti dai due Paesi, i nostri amici abcasi lo capiscono perfettamente”, aveva affermato allora il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

La legge sugli appartamenti

La costituzione abcasa vieta l'acquisto di immobili da parte di cittadini stranieri. La cosiddetta legge “sugli appartamenti”, ovvero sull'acquisto da parte dei russi di proprietà in alcune aree dell’autoproclamata repubblica, era stata portata in Parlamento dal presidente de facto lo scorso luglio, ma era stata ritirata a seguito di proteste. La società abcasa teme una colonizzazione economica da parte di Mosca e, ancora peggio, lo stravolgimento dell'equilibrio demografico: la regione separatista conta meno di 250mila abitanti, di cui tre quarti sono abcasi. In parole povere, questi ultimi temono di scomparire gradualmente come gruppo etnico, e nel frattempo dover pure lavorare come camerieri dei russi a casa loro.

Nell’ottobre del 2023, Mosca aveva ottenuto da Sukhumi il via libera per la costruzione di una base navale nella località costiera abcasa di Ochamchira, mentre ritirava parte della sua flotta del mar Nero da Sebastopoli, presa di mira dai droni e dai missili ucraini. Secondo immagini satellitari recentemente analizzate da Bellingcat, i lavori a Ochamchira sono in pieno svolgimento.

La Russia è passata all’incasso, decisa ad assoggettare la repubblica separatista alla propria volontà. Ma si trova a dover fare i conti con una popolazione fiera. La probabile destituzione di Bzhania non risolverà però i problemi degli abcasi, che stretti tra l’incudine e il martello, tra Russia e Georgia, paiono a un certo punto destinati a cedere. A maggior ragione in una fase in cui i rapporti tra Mosca e Tbilisi, le cui relazioni diplomatiche sono state interrotte dopo la guerra del 2008, sembrano ora prossimi alla distensione.

Leggi i commenti