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L’Ucraina potrebbe davvero costruire una bomba atomica?

(afp)

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Il centro studi di Kiev Ciacr parla di un ordigno rudimentale come quelli usati contro Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Il governo smentisce nettamente, ma la tentazione potrebbe crescere se venissero meno il sostegno statunitense e le garanzie di sicurezza occidentali
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Se l’amministrazione Trump dovesse interrompere gli aiuti bellici, l’Ucraina potrebbe costruire un rudimentale ordigno atomico nel giro di pochi mesi. Lo sostiene un documento – rivelato dal Times – redatto da un centro studi di Kiev per conto del Ministero della Difesa. Il portavoce degli Esteri, Heorhii Tykhyi, ha smentito in maniera netta: “Noi rispettiamo il Trattato di non proliferazione: non possediamo, sviluppiamo, né intendiamo acquistare armamenti nucleari. Lavoriamo con la Aiea, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, e ciò esclude l’uso di materiali nucleari per scopi militari”.

In realtà la tentazione atomica continua a crescere a Kiev, nella convinzione che sia l’unico strumento per assicurare l’indipendenza del Paese di fronte alla prospettiva del crollo del sostegno statunitense e di un negoziato che assegni alla Russia i territori occupati. È dalla fine dell’estate che Zelensky rimarca la questione delle “garanzie” come presupposto di ogni negoziato: chi e cosa…

Se l’amministrazione Trump dovesse interrompere gli aiuti bellici, l’Ucraina potrebbe costruire un rudimentale ordigno atomico nel giro di pochi mesi. Lo sostiene un documento – rivelato dal Times – redatto da un centro studi di Kiev per conto del Ministero della Difesa. Il portavoce degli Esteri, Heorhii Tykhyi, ha smentito in maniera netta: “Noi rispettiamo il Trattato di non proliferazione: non possediamo, sviluppiamo, né intendiamo acquistare armamenti nucleari. Lavoriamo con la Aiea, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, e ciò esclude l’uso di materiali nucleari per scopi militari”.

In realtà la tentazione atomica continua a crescere a Kiev, nella convinzione che sia l’unico strumento per assicurare l’indipendenza del Paese di fronte alla prospettiva del crollo del sostegno statunitense e di un negoziato che assegni alla Russia i territori occupati. È dalla fine dell’estate che Zelensky rimarca la questione delle “garanzie” come presupposto di ogni negoziato: chi e cosa impedirà a Putin di violare la tregua o destabilizzare l’Ucraina? Per questo ha insistito sull’ingresso nella Nato, la concessione di missili a lungo raggio come i Tomahawk e lo schieramento di un contingente occidentale.

Lo stesso Zelensky descrivendo il colloquio dello scorso settembre con Donald Trump ha spiegato di avergli detto che l’Ucraina sarebbe dovuta entrare nell’Alleanza atlantica oppure avrebbe dovuto procurarsi l’atomica. Una frase poi corretta, o meglio inquadrata, ricordando il fallimento del Memorandum di Budapest: l’accordo siglato nel 1994 quando Kiev ha consegnato a Mosca l’arsenale nucleare ereditato dall’Urss – il terzo del pianeta per numero di testate – in cambio delle garanzie sulla sua sicurezza sottoscritte da Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Un precedente che rende gli ucraini molto diffidenti verso le promesse diplomatiche e li spinge a cercare strumenti interamente nello loro mani per tenere lontane future minacce.

La nuova ipotesi atomica non nasce da un think tank qualunque: il documento è stato scritto dal Ciacr, Center for Army Research, Conversion and Disarmament, un centro studi indipendente e non governativo ritenuto espressione della Lega, l’associazione fondata da 75 aziende private ucraine che producono il 60 per cento di armi ed equipaggiamenti ordinati dal ministero della Difesa, dai droni ai cannoni, dai missili alle autoblindo. Il testo è stato consegnato al viceministro e, appunto, alla Lega. Il rapporto evidenzia come nel Paese ci siano sette tonnellate di plutonio, estratto dal combustibile delle centrali nucleari, e le competenze tecniche per costruire un ordigno elementare, che sostanzialmente ricalchi la struttura di quelli usati contro Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Nel dossier viene discussa anche la possibilità di abbandonare il Trattato di non proliferazione mentre uno degli autori avrebbe descritto al “Times” i possibili obiettivi russi contro cui usare le testate: basi aeree, concentrazione di truppe, snodi logistici, complessi industriali.

Realizzare oggi un ordigno come quello di Hiroshima non è un’operazione particolarmente difficile, soprattutto per un Paese che dispone di personale e aziende specializzate nel nucleare civile. Gli ucraini ne hanno discusso anche in passato, ma più che dai problemi tecnici sono stati frenati dagli ostacoli diplomatici: avviare un programma avrebbe causato l’isolamento internazionale del Paese. La prospettiva che l’amministrazione Trump tagli gli aiuti e metta Kiev con le spalle al muro, obbligandola ad accettare un accordo che oltre alla rinuncia ai territori occupati dai russi non conceda garanzie per il futuro, sta riaprendo il dibattito. Pochi oggi sono disposti ad accettare un negoziato imposto dall’estero in posizioni di debolezza come quelle che si registrano attualmente al fronte, con le forze di Mosca che continuano ad avanzare.

E anche le ipotesi più estreme vengono prese in considerazione con occhi diversi: ci sono studi per una “bomba sporca”, che sparga materiale radioattivo su una vasta area e può essere assemblata rapidamente con le barre di combustibile spento provenienti dalle centrali nucleari. Uno degli effetti più gravi del conflitto ucraino è proprio quello di avere riportato in auge gli ordigni atomici. Una settimana fa l’ammiraglio olandese Rob Bauer, chairman del Comitato militare della Nato, ha dichiarato: “Sono totalmente certo che se i russi non avessero posseduto armi nucleari, noi saremmo andati in Ucraina molto tempo fa e li avremmo buttati fuori. Lo avremmo certamente fatto”. Non a caso, democrazie e autocrazie stanno riaprendo la discussione sulle testate più devastanti di tutte: accade nella Corea del Sud, in Iran e in Giappone. Un altro dei danni globali provocati dall’invasione russa dell’Ucraina.

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