Patatine e junk food: mangiare male costa agli inglesi 320 miliardi all’anno
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Il conto delle pessime abitudini alimentari degli inglesi è spaventoso: 268 miliardi di sterline all’anno, ovvero oltre 320 miliardi di euro. Che hanno un impatto madornale sulla sanità pubblica, ma anche sulla produttività. Sono le conclusioni di un rapporto spartiacque dell’associazione Food, Farming and Countryside Commission (Ffcc) che darà una ulteriore spinta al governo Starmer nella sua lotta contro il junk food e i cibi ultra-processati e ultra-calorici (come patatine, merendine confezionate, caramelle gommose, cioccolatini, biscotti e dolci industriali, bevande zuccherate, bevande energetiche, cibo da fast food).
I vizi culinari degli inglesi sono rinomati: fish & chips, il Sunday Roast la domenica, tante salse, snack, patatine in busta possibilmente al gusto “prawn cocktail”, tramezzini pre-confezionati al supermercato come pausa pranzo, e così via. Per esempio, gli stessi reparti salumeria e pescheria con prodotti freschi non esistono nei supermarket oltremani…
LONDRA – Il conto delle pessime abitudini alimentari degli inglesi è spaventoso: 268 miliardi di sterline all’anno, ovvero oltre 320 miliardi di euro. Che hanno un impatto madornale sulla sanità pubblica, ma anche sulla produttività. Sono le conclusioni di un rapporto spartiacque dell’associazione Food, Farming and Countryside Commission (Ffcc) che darà una ulteriore spinta al governo Starmer nella sua lotta contro il junk food e i cibi ultra-processati e ultra-calorici (come patatine, merendine confezionate, caramelle gommose, cioccolatini, biscotti e dolci industriali, bevande zuccherate, bevande energetiche, cibo da fast food).
I vizi culinari degli inglesi sono rinomati: fish & chips, il Sunday Roast la domenica, tante salse, snack, patatine in busta possibilmente al gusto “prawn cocktail”, tramezzini pre-confezionati al supermercato come pausa pranzo, e così via. Per esempio, gli stessi reparti salumeria e pescheria con prodotti freschi non esistono nei supermarket oltremanica, a meno che non si vada in enormi supermercati (o più altolocati come Waitrose) o in drogherie, botteghe e alimentari specializzati (deli) con prodotti locali e frutta e verdura fresca. Ma dove i prezzi salgono vertiginosamente: un problema soprattutto per le classi meno agiate.
Ma qualcosa ora andrà fatto. Secondo lo studio della Ffcc, il continuo consumo di cibi ad alta quantità di grassi, zuccheri, sale e ultra-processati, sta avendo un “impatto devastante” nel Regno Unito: “Queste consuetudini stanno “ammalando” il Paese. E i costi per curarlo potrebbero presto diventare insostenibili”. Del resto, la cifra di 268 miliardi di sterline è addirittura ben superiore al budget annuale dell’intera sanità pubblica britannica Nhs, che al momento non supera i duecento miliardi.
La gigantesca cifra non è campata in aria. Secondo il report, di questi 268 miliardi di sterline, 92 si riferiscono ai costi del governo per rispondere alle conseguenze del “cibo britannico non salutare”. Di questi, 67,5 miliardi di spesa in più per la sanità pubblica e le cure delle malattie legate alle abitudini malsane (come diabete di tipo 2, patologie cardiache e ai reni), 14,3 miliardi per i servizi di assistenza casalinga e 10,2 miliardi per il welfare. Mentre il restanti 176 miliardi di costi riguardano l’impatto sulla produttività di persone spesso sono in malattia per patologie legate all’alimentazione (116,4 miliardi) e “costi umani” (60 miliardi), ovvero quando una persona muore o per gravi conseguenze di salute.
"La cifra di 268 miliardi è incredibile, uno shock”, ha detto al Guardian Tim Jackson”, economista dell’Università del Surrey tra gli autori dello studio, “e dire che questa nostra somma è anche altamente conservativa”. Il primo ministro Sir Keir Starmer lo sa e da settimane ha annunciato una crociata salutista per cercare di cambiare le abitudini secolari degli inglesi, per non parlare del consumo di alcol. Non solo per la salute personale, ma anche (o soprattutto) per la sanità pubblica britannica tormentata da tagli, disservizi ed enormi liste di attesa.
Il governo britannico ha già annunciato misure quali la conferma dello stop alla vendita di sigarette per tutti coloro nati dopo il 2009, il limite degli energy drink agli over 16, niente pubblicità di junk food prima delle 21 e anche il controverso utilizzo di iniezioni dimagranti di farmaci come Ozempic per cittadini disoccupati e obesi inglesi. Decisione che ha creato non poche polemiche ed è stata criticata anche dal report Ffcc: “L’uso di questi preparati sono catastrofici per la salute umana e disastrosi per le finanze della nazione, in quanto richiedono ai pazienti il suo uso a vita”.
Starmer e i suoi ministri avevano deciso persino di vietare il fumo all’aperto nei beer garden e nei cortili dei pub. Ma poi hanno dovuto fare marcia indietro per la protesta dei gestori dei locali, già afflitti da costi alle stelle e mancanza di staff. Inoltre, il governo britannico ha pubblicato delle linee guida per una corretta alimentazione, “Eatwell”, esortando i cittadini ad abbandonare le vecchie abitudini e consumare cibo più salubre.
Ma non sarà facile. Soprattutto per le famiglie meno abbienti, poiché i prezzi di frutta e verdura sono ben più alti di quelli dell’Europa continentale e in certi negozi di Londra possono arrivare anche al triplo o quadruplo rispetto a quelli si trovano in Italia. Secondo il report, per rispettare i precetti di "Eatwell” le famiglie britanniche sarebbero costrette a spendere circa 39 sterline in più a settimana, ossia quasi 50 euro.
Un mezzo salasso, per le classi più povere. Mentre, secondo lo studio anticipato dal quotidiano britannico, il mercato oltremanica dei cibi ultra-processati è destinato a crescere dell’8,4% all’anno nel prossimo decennio, ben oltre la vendita generale di cibo (+6,5%). La sfida salutista per Starmer e il suo governo sarà molto complicata da vincere.