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Cop29: vietato manifestare, “potete solo mormorare”. E gli attivisti per protesta schioccano le dita

(afp)

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A Baku la società civile che vuole esprimere il proprio dissenso contro i lobbisti del petrolio viene rinchiusa in una stanza. Sono lontani i tempi dei cortei di Glasgow. E anche i negoziati vanno a rilento: la conferenza è sempre più impotente
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BAKU - Imbavagliati. Divieto di cantare, alzare la voce, manifestare. Unica concessione: mormorare e schioccare le dita.

Così, appena tre anni dopo le 100mila persone che sfilarono a Glasgow per chiedere azione climatica durante la Cop21, le Conferenze sul clima sembrano essersi trasformate in un funerale silenzioso, dove non è più permesso nemmeno gridare il proprio dissenso contro l'ingerenza dei combustibili fossili nelle trattative, soprattutto in un Paese - l'Azerbaijan - dove il presidente Ilham Aliyev a inizio summit ha definito petrolio e gas "un dono Dio".

Quanto accaduto intorno alle 13 locali di Baku all'interno dei padiglioni vicino allo Stadium è qualcosa di assolutamente nuovo e tragicamente pesante per una Cop.

Dopo essere stati rinchiusi all'interno della sala Caspian, quella dedicata alla plenaria dove nella prima settimana di Cop hanno parlato i leader del mondo, circa trecento attivisti e rappresentanti della società civile hanno iniziato a dar vita a una piccola p…

BAKU - Imbavagliati. Divieto di cantare, alzare la voce, manifestare. Unica concessione: mormorare e schioccare le dita.

Così, appena tre anni dopo le 100mila persone che sfilarono a Glasgow per chiedere azione climatica durante la Cop21, le Conferenze sul clima sembrano essersi trasformate in un funerale silenzioso, dove non è più permesso nemmeno gridare il proprio dissenso contro l'ingerenza dei combustibili fossili nelle trattative, soprattutto in un Paese - l'Azerbaijan - dove il presidente Ilham Aliyev a inizio summit ha definito petrolio e gas "un dono Dio".

Quanto accaduto intorno alle 13 locali di Baku all'interno dei padiglioni vicino allo Stadium è qualcosa di assolutamente nuovo e tragicamente pesante per una Cop.

Dopo essere stati rinchiusi all'interno della sala Caspian, quella dedicata alla plenaria dove nella prima settimana di Cop hanno parlato i leader del mondo, circa trecento attivisti e rappresentanti della società civile hanno iniziato a dar vita a una piccola protesta.

Slogan contro i lobbisti del fossile, qui presenti in 1.773 (la quarta "delegazione" più grande per numero), ma anche canzoni per chiedere ai Paesi inquinatori di pagare il conto per le loro emissioni e aiutare i Paesi più poveri e meno responsabili del riscaldamento globale. E poi discorsi sui diritti, sull'importanza di unire i popoli e le voci del sud del mondo, e proteste incentrate su Gaza.

Alle 13.45, finita questa rara "protesta in una stanza", dove di fatto gli attivisti parlavano solo ad altri attivisti, si sarebbe dovuto tenere un corteo all'interno dei chiusi corridoi della Cop29.

L'Unfccc però, l'organismo Onu che organizza la conferenza, insieme al governo azero ha vietato la possibilità di far sfilare e marciare gli attivisti fra i padiglioni. Il divieto nasce dal fatto che la Cop di Baku si svolge tutta al chiuso: non ci sono spazi aperti dove poter muoversi in corteo. E per evitare confusione è stata vietata la possibilità di cantare, urlare, alzare la voce o usare megafoni come si è sempre fatto nelle Cop precedenti.

La sola concessione è stata quella di poter schioccare le dita e mormorare: gli attivisti sono così usciti dalla sala Caspian e, immobili e silenziosi, hanno potuto soltanto mostrare i loro striscioni. Qualcuno, per protesta, si è messo dello scotch sulla bocca, altri hanno scritto "silenzio" su un foglio appiccicato alle magliette.

Sebbene la scusa originaria dei divieti fosse collegata alla mancanza di spazi aperti, per tutti la manifestazione silenziosa è apparsa come l'ennesimo passo indietro di una Conferenza sul clima che ogni giorno traballa un po' di più. Non è il processo multilaterale e democratico ad essere messo in discussione, ma la funzionalità di una Cop che fa sempre più fatica a ottenere risultati soprattutto quando si svolge in Paesi, come l'Azerbaijan, che si basano sui combustibili fossili.

I negoziati - quelli per trovare 1,3 trilioni di dollari da destinare ai Paesi più poveri per adattarsi e per la battaglia climatica - attualmente vanno molto a rilento, c'è contrasto su tutto e la speranza è che Ue e Cina, prima o poi, possano mettersi alla guida.

Se le trattative sono impantanate è anche perché qui a Baku pesano, come un macigno, la rielezione di Donald Trump, che con la sua volontà di fare uscire gli States dagli Accordi di Parigi non fa che aumentare lo scetticismo. Ma anche le assenze dei leader internazionali, il ritiro della delegazione argentina da parte del presidente Javier Milei e l'enorme ingerenza del mondo del fossile: tutti elementi che stanno impattando sulla tenuta, politica, della Conferenza mondiale sul clima.

Per ricordare tutto ciò e per denunciare la presenza e la pressione dei lobbisti dell'oil and gas, piccole proteste nei giorni scorsi c'erano già state: si attendeva però il sabato, quando si è al giro di boa di due settimane di negoziati, per vedere se attivisti e società civile avrebbero davvero alzato la voce.

Fu così nel 2021 in Scozia, quando con Greta Thunberg in testa, un infinito corteo di attivisti, donne, bambini e famiglie sfilò per protestare durante la Cop di Glasgow.

Fu così perfino nel 2022 nel sorvegliatissimo Egitto, dove un corteo con migliaia di persone sfilò tra le strade all'interno della Cop27. E fu così persino nella Dubai del petrolio, dove nei lussuosissimi viali dell'Expo, scelto per ospitare la Cop28, ci furono cortei, guidati da megafoni e canzoni.

Nell'anno più caldo di sempre invece, in quel 2024 dove abbiamo visto da Valencia all'Emilia Romagna e dalla Florida all'Africa migliaia di territori devastati dalla crisi climatica, a Baku non è più possibile nemmeno manifestare e urlare la propria rabbia, il dissenso. Al massimo, si può solo "mormorare".

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