NEW YORK — La versione dark di Donald Trump comincia a spaventare i democratici del Congresso e non solo. Con il ritorno del tycoon condannato a New York, inquisito dalle procure, indicato come “pericolo per la democrazia”, e mosso da una smisurata voglia di vendetta, si è diffusa la paura che possa instaurare un “regno del terrore” e perseguire i suoi oppositori, con «scenari surreali e distopici».
La decisione di mettere nei ruoli chiave persone rancorose, non qualificate ma a lui devote, come Matt Gaetz alla Giustizia, ha reso più inquietante il quadro. L’immagine di Trump torvo, seduto al fianco di un sorridente Joe Biden, nello Studio Ovale, ha acuito le preoccupazioni. «Spero – ha confessato al Guardian il rappresentante democratico del Congresso Jared Huffman, eletto in California – che i miei colleghi non diventino il corollario di Alexei Navalny», riferimento all’oppositore dia Vladimir Putin sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento e poi morto in un carcere siberia…
NEW YORK — La versione dark di Donald Trump comincia a spaventare i democratici del Congresso e non solo. Con il ritorno del tycoon condannato a New York, inquisito dalle procure, indicato come “pericolo per la democrazia”, e mosso da una smisurata voglia di vendetta, si è diffusa la paura che possa instaurare un “regno del terrore” e perseguire i suoi oppositori, con «scenari surreali e distopici».
La decisione di mettere nei ruoli chiave persone rancorose, non qualificate ma a lui devote, come Matt Gaetz alla Giustizia, ha reso più inquietante il quadro. L’immagine di Trump torvo, seduto al fianco di un sorridente Joe Biden, nello Studio Ovale, ha acuito le preoccupazioni. «Spero – ha confessato al Guardian il rappresentante democratico del Congresso Jared Huffman, eletto in California – che i miei colleghi non diventino il corollario di Alexei Navalny», riferimento all’oppositore dia Vladimir Putin sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento e poi morto in un carcere siberiano. «I miei colleghi della Camera – ha aggiunto – stanno pensando alle difese legali contro un dipartimento della Giustizia usato come arma».
Trump potrebbe scatenare indagini fasulle o audit fiscali di membri attuali e passati del governo. «Potrebbero prepararsi – ha suggerito Huffman – all’ipotesi di essere arrestati. Devono avere piani per proteggere le famiglie e in modi di cui non mi piace parlare pubblicamente». »Sono tempi bui – ha ammesso – Tutti noi teniamo gli occhi aperti». Durante la campagna elettorale, Trump ha parlato di «nemici interni» e ne ha invocato l’arresto: l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi; il deputato Adam Schiff; il procuratore speciale Jack Smith, che ha fatto incriminare il tycoon per il suo ruolo nell’insurrezione del 6 gennaio; la repubblicana Liz Cheney, schierata con Kamala Harris, e l’ex direttore dell’Fbi James Comey.
L’ex consigliere di Trump, Mike Flynn, ha fatto circolare una «lista dei bersagli del deep State», cioè lo Stato dei poteri sotterranei, in cui ci sarebbero i nomi di Biden padre e figlio, Harris, gli Obama e la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer. Dan Goldman, democratico eletto a New York, ha guidato il primo impeachment a Trump nel 2019. È un bersaglio anche lui, ma sostiene di non temere per sé stesso: «Li sfido a usare il dipartimento di Giustizia contro di me, per loro non finirebbe bene». È preoccupato per i membri dell’intelligence e della sicurezza nazionale che hanno voltato le spalle a Trump. Il presidente eletto li considera «traditori» e potrebbe ordinare l’arresto di alcuni di loro, per terrorizzare tutta l’opposizione e galvanizzare la base trumpiana. La differenza con il primo mandato, dice chi ha lavorato per lui, è riassunta in due punti: adesso gli uomini di Trump conoscono meglio la macchina governativa e il tycoon, protetto dalla Corte Suprema, non sembra avere più ostacoli.