Addio tech: i manager della Silicon Valley ora vogliono un posto nel governo Trump
di Massimo BasileNew York - L’ingresso di Elon Musk nel governo di Donald Trump non ha creato solo un potenziale conflitto di interesse, considerato che il miliardario dovrà decidere se tagliare aiuti federali a compagnie concorrenti alla sua Tesla, ma aperto la strada all’arrivo nel governo di manager dalla Silicon Valley. Molti vogliono lasciare il loro segno nella nuova amministrazione, e incrementare il proprio giro di affari e di influenze. Un ex top manager di Uber punta al dipartimento dei Trasporti. Un ex consigliere di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, guardava al dipartimento della sanità. E dietro di loro scalpitano altri manager desiderosi di far parte del neo-nato Department of Government Efficiency, guidato da Musk e da Vivek Ramaswamy, e voluto da Trump per avviare un taglio record della spesa pubblica.
Nel giro di pochi giorni si sono ribaltate le prospettive: il lavoro dei sogni dei guru della Silicon Valley è diventato un posto nell’amministrazione federale. Pesa la presenza di M…
New York - L’ingresso di Elon Musk nel governo di Donald Trump non ha creato solo un potenziale conflitto di interesse, considerato che il miliardario dovrà decidere se tagliare aiuti federali a compagnie concorrenti alla sua Tesla, ma aperto la strada all’arrivo nel governo di manager dalla Silicon Valley. Molti vogliono lasciare il loro segno nella nuova amministrazione, e incrementare il proprio giro di affari e di influenze. Un ex top manager di Uber punta al dipartimento dei Trasporti. Un ex consigliere di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, guardava al dipartimento della sanità. E dietro di loro scalpitano altri manager desiderosi di far parte del neo-nato Department of Government Efficiency, guidato da Musk e da Vivek Ramaswamy, e voluto da Trump per avviare un taglio record della spesa pubblica.
Nel giro di pochi giorni si sono ribaltate le prospettive: il lavoro dei sogni dei guru della Silicon Valley è diventato un posto nell’amministrazione federale. Pesa la presenza di Musk, visto come il vero vice di Trump, il miliardario che è riuscito a oscurare quello eletto, J. D. Vance. I big tech considerano il nuovo governo una grande possibilità. Palmer Luckey, co-fondatore della startup di difesa tecnologica Anduril, ha ricevuto l’invito da Musk a dare una mano. Luckey sarebbe stato avvistato a Mar-a-Lago, nel resort del presidente eletto. I leader della Silicon Valley, secondo il New York Times, hanno fatto pressione perché venisse nominato alla guida dei Trasporti, come successore di Pete Buttigieg, Emil Michael, ex numero due di Uber, la compagnia privata di trasporti.
Michael in passato aveva lavorato con Barack Obama e per il Pentagono. Ma i big tecnologici non si erano fermati solo al nome: hanno provato a convincere Trump ad affidare la Sanità a Jim O’Neill, collaboratore di Thiel. Il tycoon però ha mantenuto la promessa e ha chiamato Robert Kennedy Jr. La criptovaluta è un altro settore su cui si sono concentrate le attenzioni dei miliardari tecno: Jeremy Allaire, ceo della compagnia di moneta digitale Circle, è uno dei nomi proposti per l’amministrazione, considerato che Trump ha promesso di fare degli Stati Uniti l'hub mondiale della cripto. Dalla vittoria del tycoon, Bitcoin ha superato la quotazione di 90 mila dollari.
Gli investitori sono convinti che con Trump la moneta digitale compirà il definitivo salto di qualità e diventerà moneta corrente, anche perché la famiglia del presidente ha interessi nel settore: i figli hanno lanciato quest’anno un progetto chiamato World Liberty Financial, che mira a creare una piattaforma “cripto-bancaria” dove i clienti possono prendere in prestito, oppure prestare e investire in denaro digitale.