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Assedio russo a sud e a est, i soldati ucraini in una morsa

(afp)

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Il nemico ha ovunque l’iniziativa e ha intensificato gli attacchi dopo le elezioni americane. Kurakhove è ormai quasi persa
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Le immagini della battaglia di Kurakhove sono raccapriccianti. I capisaldi ucraini che proteggono la cittadina vengono bersagliati con ogni genere di ordigni. Si vedono il bosco di Beretsky, uno dei rari ripari in questa pianura, crivellato dalle testate a grappolo, e gli edifici industriali della periferia rasi al suolo dalle bombe plananti. Ci sono tank Leopard 2 solitari che vanno a respingere le colonne di blindati russi ma poi vengono immobilizzati dai droni Lancet. Millecinquecento soldati di Kiev sono chiusi in una morsa, con un varco di cinque chilometri che si restringe ogni giorno: secondo alcune fonti hanno cominciato a ripiegare in piccoli gruppi.

I russi hanno mandato un robot ruotato, pilotato dall’intelligenza artificiale per evitare le mine, proprio davanti alle postazioni nascoste tra gli alberi. Sul drone hanno messo due altoparlanti che invitavano alla resa: «Siete circondati, pensate a salvarvi». Una mitragliatrice ucraina gli ha replicato con una raffica, ma …

Le immagini della battaglia di Kurakhove sono raccapriccianti. I capisaldi ucraini che proteggono la cittadina vengono bersagliati con ogni genere di ordigni. Si vedono il bosco di Beretsky, uno dei rari ripari in questa pianura, crivellato dalle testate a grappolo, e gli edifici industriali della periferia rasi al suolo dalle bombe plananti. Ci sono tank Leopard 2 solitari che vanno a respingere le colonne di blindati russi ma poi vengono immobilizzati dai droni Lancet. Millecinquecento soldati di Kiev sono chiusi in una morsa, con un varco di cinque chilometri che si restringe ogni giorno: secondo alcune fonti hanno cominciato a ripiegare in piccoli gruppi.

I russi hanno mandato un robot ruotato, pilotato dall’intelligenza artificiale per evitare le mine, proprio davanti alle postazioni nascoste tra gli alberi. Sul drone hanno messo due altoparlanti che invitavano alla resa: «Siete circondati, pensate a salvarvi». Una mitragliatrice ucraina gli ha replicato con una raffica, ma in pochi secondi è stata spazzata via da un missile.

Ormai la sorte di Kurakhove è segnata. La sua caduta rischia di mettere in crisi l’intera linea nel Donetsk meridionale: gli ucraini perderanno la possibilità di usare l’autostrada per Zaporizhzhia e non si può prevedere quanto sarà profonda la ritirata perché non sono state scavate trincee né costruite fortificazioni. In tutto il Donbass le truppe di Mosca sono all’assalto. Sembrano uno sciame di vespe, che punge in continuazione senza curarsi dei caduti.

A Kurakhove in due settimane ci sono stati 690 “micro-attacchi”, alternando incursioni di un singolo plotone a sortite di mezzi cingolati. In direzione di Pokrovsk, lo snodo che chiude la barriera difensiva più a nord, se ne sono contati 435: i fanti di Kiev sono esausti, ma non ci sono riserve per rimpiazzarli. I generali del Cremlino lo sanno e sfruttano la superiorità numerica per aumentare la pressione in punti diversi: l’intensità degli scontri è aumentata pure a Kupiansk, Vremivka e Lyman.

La resistenza è più efficace nella regione russa di Kursk, dove Kiev mantiene una testa di ponte di circa cinquecento chilometri quadrati, presidiati dalle brigate migliori. Anche a Zaporizhzhia la situazione appare più tranquilla, ma sembra solo la pausa prima della tempesta. I russi hanno sostituito i parà con unità meno addestrate per dargli il tempo di riprendere fiato: vengono segnalate concentrazioni di reparti che si preparano per una grande offensiva. Inoltre ieri mattina c’è stata un’irruzione sul confine nel distretto di Chernihiv, a soli 150 chilometri dalla capitale: hanno occupato un paio di villaggi deserti, piantando la bandiera. Si combatte lungo circa 1.200 chilometri, come se ci fosse battaglia da Milano a Reggio Calabria.

Per usare il linguaggio dei manuali militari, il comando di Mosca ha ovunque l’iniziativa: decide dove colpire ma non vuole mostrare quale sarà il baricentro della sua manovra. Questo lascia i vertici di Kiev nell’incertezza su dove schierare le forze ancora disponibili. Mentre i russi continuano a spedire al fronte altri uomini ed armamenti. Due giorni fa è stato fotografato un treno carico di cannoni semoventi nordcoreani: dozzine di obici da 170 millimetri, rustici ma devastanti. Dal giorno della vittoria di Trump, Putin ha deciso di scaraventare sull’Ucraina tutto il suo arsenale e proseguirà a farlo per i prossimi due mesi. Ogni notte scaglia quasi cento droni contro le città. A Odessa giovedì sono piovuti sui palazzi del centro: una donna è morta, dieci persone sono state ferite. Il presidente Zelensky è tornato a chiedere più missili per la contraerea, ma sono appelli che non trovano risposta.

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