BERLINO — Olaf Scholz rompe l’isolamento della Russia. Ieri pomeriggio il cancelliere tedesco ha avuto un colloquio telefonico di un’ora con Vladimir Putin: è la prima volta dal 2 dicembre 2022. Ed è il primo leader dell’Occidente, al netto di Donald Trump, a spezzare l’embargo sul capo del Cremlino. Dopo la telefonata, il cancelliere ha scritto su X di aver «esortato» il presidente russo «a mettere fine alla guerra d’aggressione contro l’Ucraina e ritirare le truppe».
Secondo fonti governative, il leader socialdemocratico avrebbe avvertito Putin che il supporto occidentale a Kiev «ha un orizzonte lungo» e lo avrebbe invitato a non illudersi «che il tempo sia dalla sua parte». L’invio recente di truppe nordcoreane sul fronte ucraino, avrebbe aggiunto, «è il segnale di una grave escalation e di un ampliamento del conflitto».
Mosca ha confermato la telefonata e ha voluto sottolineare che è avvenuta «su iniziativa della parte tedesca». Lo scambio di opinioni tra i due sarebbe sta…
BERLINO — Olaf Scholz rompe l’isolamento della Russia. Ieri pomeriggio il cancelliere tedesco ha avuto un colloquio telefonico di un’ora con Vladimir Putin: è la prima volta dal 2 dicembre 2022. Ed è il primo leader dell’Occidente, al netto di Donald Trump, a spezzare l’embargo sul capo del Cremlino. Dopo la telefonata, il cancelliere ha scritto su X di aver «esortato» il presidente russo «a mettere fine alla guerra d’aggressione contro l’Ucraina e ritirare le truppe».
Secondo fonti governative, il leader socialdemocratico avrebbe avvertito Putin che il supporto occidentale a Kiev «ha un orizzonte lungo» e lo avrebbe invitato a non illudersi «che il tempo sia dalla sua parte». L’invio recente di truppe nordcoreane sul fronte ucraino, avrebbe aggiunto, «è il segnale di una grave escalation e di un ampliamento del conflitto».
Mosca ha confermato la telefonata e ha voluto sottolineare che è avvenuta «su iniziativa della parte tedesca». Lo scambio di opinioni tra i due sarebbe stato «dettagliato e franco» (fuori dal linguaggio diplomatico: non senza asperità) e Putin avrebbe ribadito che l’attuale crisi sarebbe «il risultato diretto di molti anni di politica aggressiva della Nato». Il capo del Cremlino ha aggiunto di rimanere «disponibile» a «riprendere i negoziati». Ma ha tutta l’idea di una formula vuota. «I possibili accordi – secondo Mosca – dovrebbero tenere conto degli interessi della Federazione russa nella sfera della sicurezza, basarsi su nuove realtà territoriali e, soprattutto, eliminare le cause profonde del conflitto». La base di partenza per Putin, insomma, è la cessione della Crimea e del Donbass alla Russia.
Il colloquio non è una sorpresa: tra enormi polemiche, Scholz aveva annunciato da mesi l’intenzione di parlare con Putin per trovare una «soluzione» in Ucraina. Domenica, il cancelliere aveva detto di volerci parlare «prossimamente». Ma aveva aggiunto: «Sono un politico responsabile, non lo farò in maniera solitaria».
Per ora si sa solo che Scholz ha informato mercoledì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dell’imminente colloquio con Putin. Ieri Scholz ha fatto filtrare di voler informare sia Zelensky sia gli alleati occidentali dell’esito del colloquio. E il presidente ucraino ha fatto capire chiaramente cosa pensa dell’iniziativa: «Ha aperto il vaso di Pandora». Lo ha emancipato dall’isolamento internazionale, in sostanza.
Scholz sta cercando di organizzare una conferenza di pace con l’Ucraina alla presenza di Putin. Ma l’incognita maggiore che pesa sui tentativi di avvicinamento di Berlino a Mosca è Trump. Dopo aver promesso in campagna elettorale di risolvere la guerra «in 24 ore», non è ancora chiaro cos’abbia intenzione di fare. In Occidente il timore è grande che Trump voglia negoziare un accordo con Putin sopra la testa di Zelensky e degli alleati Nato. E che l’intesa potrebbe essere devastante, per Kiev, e somigliare a una resa.
Gli sforzi di Scholz per accreditarsi come “cancelliere della pace” non si limitano alla telefonata con Putin. Come raccontato da Repubblica, emissari della Spd e della Cdu tradizionalmente più “dialoganti” con Mosca come l’ex capo del Forum Germania-Russia Matthias Platzeck e l’ex capo della cancelleria di Merkel, Ronald Pofalla, sono stati avvistati nella capitale russa e secondo alcuni media tedeschi hanno partecipato in Azerbaijan a convegni con uomini vicinissimi a Putin, nelle ultime settimane. Altri sintomi del riavvicinamento a Mosca sono la riabilitazione, nella Spd, dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder, che per vent’anni è stato il più potente lobbista del Cremlino in Europa. Un altro segnale che il vento sta cambiando è la nomina a segretario generale dei socialdemocratici di Matthias Miersch, da sempre considerato vicino a Schroeder e alla Russia.
Mercoledì, durante il suo primo discorso in Parlamento dopo il naufragio del suo governo, Scholz aveva detto «dobbiamo fare in modo che l’Ucraina non sia lasciata sola e che delle decisioni non siano prese al di sopra della sua testa». E aveva aggiunto: «Dobbiamo stare anche attenti, però, a evitare un’escalation. Ed è anche merito mio se non c’è stata». Il cancelliere aveva ribadito, fiero, che «non darà missili di lungo raggio» a Kiev. E tutti hanno capito che è cominciata ufficialmente la campagna elettorale del quasi ex cancelliere. Che secondo fonti accreditate intende impostare la sua corsa alla riconferma proprio sull’idea che abbia evitato l’armageddon nucleare.