BRUXELLES — «Non vedo il bisogno di cambiare squadra e di fare dichiarazioni. Soprattutto in questa fase». Ursula von der Leyen sfida i partiti. I destinatari del messaggio sono essenzialmente due: il Ppe e il Pse. Le battaglie nazionali che si stanno combattendo in Spagna e Germania stanno bloccando la nascita del nuovo esecutivo Ue. La presidente della Commissione è piuttosto irritata in particolare con le delegazioni spagnole di entrambe le formazioni. E ha respinto, almeno per ora, la richiesta socialista di una dichiarazione in cui si ribadisca il confine della sua maggioranza politica. Ne ha parlato con i premier di Germania, Spagna e Francia.
Resta che fino a mercoledì sarà molto difficile che si superi lo stallo intorno ai nomi di due candidati vicepresidenti, la spagnola Teresa Ribera e l’italiano Raffaele Fitto, e al commissario ungherese Olivér Várhelyi. Tutto è bloccato fino alla riunione del Parlamento spagnolo in cui proprio Ribera riferirà sull’inondazione di Valencia.…
BRUXELLES — «Non vedo il bisogno di cambiare squadra e di fare dichiarazioni. Soprattutto in questa fase». Ursula von der Leyen sfida i partiti. I destinatari del messaggio sono essenzialmente due: il Ppe e il Pse. Le battaglie nazionali che si stanno combattendo in Spagna e Germania stanno bloccando la nascita del nuovo esecutivo Ue. La presidente della Commissione è piuttosto irritata in particolare con le delegazioni spagnole di entrambe le formazioni. E ha respinto, almeno per ora, la richiesta socialista di una dichiarazione in cui si ribadisca il confine della sua maggioranza politica. Ne ha parlato con i premier di Germania, Spagna e Francia.
Resta che fino a mercoledì sarà molto difficile che si superi lo stallo intorno ai nomi di due candidati vicepresidenti, la spagnola Teresa Ribera e l’italiano Raffaele Fitto, e al commissario ungherese Olivér Várhelyi. Tutto è bloccato fino alla riunione del Parlamento spagnolo in cui proprio Ribera riferirà sull’inondazione di Valencia.
Il gioco dei veti incrociati però rischia di far precipitare la situazione, o anche semplicemente di far slittare di un mese il voto di “fiducia” a Ursula. Rinviando in quel caso a gennaio 2025 l’insediamento. Mercoledì si riunirà la conferenza dei capigruppo per fissare il calendario e stabilire se ci sono i margini per un’intesa. Con questo obiettivo ieri si è svolto un incontro tra Antonio Tajani e il capogruppo Ppe Manfred Weber. Senza un accordo, una possibilità è che si vada giovedì prossimo al vaglio dei candidati nelle commissioni parlamentari con il voto a maggioranza. Soluzione praticabile ma pericolosa. Basta poco per far saltare uno dei candidati e provocare una crisi istituzionale. L’altra è rinviare di una settimana per poi approdare alla “fiducia” nella plenaria di dicembre. Ci sono ancora cinque giorni per un accordo. Ma ora dopo ora il crinale diventa più scivoloso.