✕

Scholz chiama Putin, la rabbia di Zelensky: “Così lo toglie dall’isolamento”

Ascolta l'audio

Il leader di Kiev teme che ora ci saranno altre telefonate, che non porteranno a nulla. E dice: “Con Trump tutto finirà prima”
1 minuti di lettura

Seriamente preoccupato da una situazione diplomatica che sente sfuggirgli di mano, Volodymir Zelensky non nasconde tutta la sua irritazione per la mossa di Olaf Scholz. «Il cancelliere mi aveva informato che avrebbe chiamato Putin», spiega il presidente ucraino in un messaggio diffuso sulla sua pagina Facebook. «Però la telefonata, a mio parere, apre il vaso di Pandora. Adesso ci saranno altre telefonate e ad altri dialoghi col Cremlino. Saranno solo un fiume di parole, ma è esattamente ciò che Putin vuole».

Il timore di Zelensky è che il ritorno di Trump alla Casa Bianca produca, negli alleati europei che finora hanno sostenuto lo sforzo bellico dell’Ucraina, una sorta di ansia da riavvicinamento a Mosca per evitare di lasciare tutta l’iniziativa al tycoon americano. Cosa che, di fatto, farebbe naufragare la road map ucraina delineata da Zelensky nel Piano per la vittoria.

«Per Putin è cruciale rompere l’isolamento internazionale in cui è sprofondata la Russia attraverso ques…

Seriamente preoccupato da una situazione diplomatica che sente sfuggirgli di mano, Volodymir Zelensky non nasconde tutta la sua irritazione per la mossa di Olaf Scholz. «Il cancelliere mi aveva informato che avrebbe chiamato Putin», spiega il presidente ucraino in un messaggio diffuso sulla sua pagina Facebook. «Però la telefonata, a mio parere, apre il vaso di Pandora. Adesso ci saranno altre telefonate e ad altri dialoghi col Cremlino. Saranno solo un fiume di parole, ma è esattamente ciò che Putin vuole».

Il timore di Zelensky è che il ritorno di Trump alla Casa Bianca produca, negli alleati europei che finora hanno sostenuto lo sforzo bellico dell’Ucraina, una sorta di ansia da riavvicinamento a Mosca per evitare di lasciare tutta l’iniziativa al tycoon americano. Cosa che, di fatto, farebbe naufragare la road map ucraina delineata da Zelensky nel Piano per la vittoria.

«Per Putin è cruciale rompere l’isolamento internazionale in cui è sprofondata la Russia attraverso queste conversazioni di routine che non portano a niente. Lo ha fatto per decenni. Questo gli ha permesso di non cambiare le sue strategie e di arrivare alla guerra». Per rendere il suo timore ancor più palese ed esplicito, il presidente ucraino aggiunge che «non ci sarà una Minsk-3», intendendo un terzo accordo di pace dopo i due fallimentari del 2014 e 2015. «Serve una pace vera e duratura».

Tuttavia, il leader ucraino sa fin troppo bene che il vento è cambiato, e che l’elezione di Donald Trump potrà avere conseguenze imprevedibili. Zelensky potrebbe persino ritrovarsi nella scomoda posizione di sedersi al tavolo del negoziato contro la sua volontà, perché privato del sostegno militare statunitense e costretto dall’avanzata russa. Tant’è che, intervistato dalla radio ucraina Suspilne, ammette per la prima volta di essere convinto che «con la nuova politica che dominerà la Casa Bianca la guerra finirà prima, anche se non c’è ancora una data fissata».

Sull’ipotesi per lui più nefasta, ossia il congelamento del fronte così com’è e la perdita dei territori occupati (seppur senza riconoscimento formale), Zelensky invece tiene il punto: «Per noi una pace che sia giusta è fondamentale, per non rimanere con la sensazione di aver perso il meglio per poi subire un’ingiustizia. Siamo un Paese indipendente e la guerra ha dimostrato che l’approccio “sedetevi e ascoltate” con noi non funziona. L’ho detto personalmente a Biden, l’ho detto ai partner europei, l’ho detto anche a Trump».

Leggi i commenti