RIO DE JANEIRO — L’aereo a disposizione della Presidenza del Consiglio non può raggiungere il G20 in Brasile senza uno scalo per il carburante a Capo Verde. Giorgia Meloni si adegua e discute con il ministro dei Trasporti locale, testuale, «del contributo della comunità italiana al turismo dell’arcipelago». A sera, comunque, atterra a Rio de Janeiro. Dopo una giornata di sgambetti tra europei attorno alla crisi ucraina. E di dispetti diplomatici con Olaf Scholz.
I fatti, dunque. Prima di contattare Vladimir Putin, il cancelliere tedesco aveva avvertito i membri del “quartetto” alleato: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Non l’Italia, che fa invece parte del “Quint”, un formato che da un paio di mesi è stato archiviato dai partner, con grande risentimento di Roma.
Meloni, riferiscono fonti diplomatiche, reagisce. Guida il G7 e al mattino diffonde un comunicato congiunto contro la Russia. Ci lavoravano da giorni gli sherpa, ma è particolarmente aspro. Sia chiaro, i primi segnali…
RIO DE JANEIRO — L’aereo a disposizione della Presidenza del Consiglio non può raggiungere il G20 in Brasile senza uno scalo per il carburante a Capo Verde. Giorgia Meloni si adegua e discute con il ministro dei Trasporti locale, testuale, «del contributo della comunità italiana al turismo dell’arcipelago». A sera, comunque, atterra a Rio de Janeiro. Dopo una giornata di sgambetti tra europei attorno alla crisi ucraina. E di dispetti diplomatici con Olaf Scholz.
I fatti, dunque. Prima di contattare Vladimir Putin, il cancelliere tedesco aveva avvertito i membri del “quartetto” alleato: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Non l’Italia, che fa invece parte del “Quint”, un formato che da un paio di mesi è stato archiviato dai partner, con grande risentimento di Roma.
Meloni, riferiscono fonti diplomatiche, reagisce. Guida il G7 e al mattino diffonde un comunicato congiunto contro la Russia. Ci lavoravano da giorni gli sherpa, ma è particolarmente aspro. Sia chiaro, i primi segnali di disgelo con Mosca non potrebbero comunque finire in un testo ufficiale. Ma la premier si spende per una dichiarazione molto netta dopo mille giorni di guerra. C’è «il fermo sostegno all’Ucraina per tutto il tempo necessario». La promessa di contribuire «alla sua lotta per la sovranità, la libertà, l’indipendenza, l’integrità territoriale e la sua ricostruzione». La condanna per «l’impatto dell’aggressione della Russia sulle persone vulnerabili in tutto il mondo». E la conferma della strategia di «imporre gravi costi a Mosca attraverso sanzioni, controlli sulle esportazioni e altre misure efficaci». «La Russia – concludono i Sette - resta l’unico ostacolo ad una pace giusta e duratura. Restiamo uniti con l’Ucraina».
Proprio perché la vittoria di Trump ha rimesso in discussione il sostegno a Kiev, Joe Biden non può che apprezzare il comunicato. E la premier, che non intende certo disturbare il tycoon, prova almeno a posizionarsi nello scacchiere europeo dopo lo sgarbo di Scholz (e Macron). Non a caso, dopo pochi minuti arriva il ringraziamento di Zelensky: infuriato per la telefonata del tedesco a Putin, ma «profondamente grato con Meloni e tutti i leader del G7» per il «sostegno incrollabile all’Ucraina». Un segnale chiaro da Kiev, nei giorni che precedono l’avvento di Trump.