Ora nel mirino di Kiev depositi e logistica ma anche le truppe di Pyongyang
di Gianluca Di FeoIl quartier generale di Mosca sta vivendo ore frenetiche. La decisione di Joe Biden lo obbliga a rivedere tutto lo schieramento delle forze nelle retrovie della regione di Kursk e probabilmente imporrà una lunga pausa nell’operazione cominciata una settimana fa per scacciare gli ucraini dal territorio russo occupato nello scorso ottobre.
La convinzione che gli americani non avrebbero permesso l’impiego degli Atacms in questa zona ha fatto sì che caserme, depositi di munizioni, basi aeree fossero state allestite all’interno del raggio di azione di queste armi, pari a circa trecento chilometri. Adesso la scelta del presidente uscente li trasforma in bersagli, su cui nelle prossime ore rischiano di piovere i missili americani: sono ordigni terribili, perché scaricano una cascata di 950 bombe a grappolo su un’area di 33 mila metri quadrati.
Non saranno l’unica minaccia: tutti si aspettano che anche Parigi e Gran Bretagna daranno l’identica autorizzazione all’uso dei missili Storm S…
Il quartier generale di Mosca sta vivendo ore frenetiche. La decisione di Joe Biden lo obbliga a rivedere tutto lo schieramento delle forze nelle retrovie della regione di Kursk e probabilmente imporrà una lunga pausa nell’operazione cominciata una settimana fa per scacciare gli ucraini dal territorio russo occupato nello scorso ottobre.
La convinzione che gli americani non avrebbero permesso l’impiego degli Atacms in questa zona ha fatto sì che caserme, depositi di munizioni, basi aeree fossero state allestite all’interno del raggio di azione di queste armi, pari a circa trecento chilometri. Adesso la scelta del presidente uscente li trasforma in bersagli, su cui nelle prossime ore rischiano di piovere i missili americani: sono ordigni terribili, perché scaricano una cascata di 950 bombe a grappolo su un’area di 33 mila metri quadrati.
Non saranno l’unica minaccia: tutti si aspettano che anche Parigi e Gran Bretagna daranno l’identica autorizzazione all’uso dei missili Storm Shadow-Scalp prodotti dal consorzio europeo Mbda. Questi cruise hanno una portata addirittura superiore — si ipotizza possano arrivare a oltre quattrocento chilometri — e un’ogiva progettata per distruggere bunker sotterranei. L’elemento più importante è il sistema di guida che riconosce le mappe del terreno senza dipendere dai satelliti gps: un’apparecchiatura che i tecnici russi non sono mai riusciti a disturbare con le loro contromisure elettroniche.
Due settimane fa, il centro studi ucraino Tatarigami ha pubblicato un’analisi delle infrastrutture russe che potevano finire nel mirino degli Atacms. Dozzine di magazzini di munizioni e di cisterne di carburante non sono più immuni dalle incursioni. Ma anche l’aeroporto di Kursk, da cui operano i cacciabombardieri Sukhoi 25 che fanno raid a bassa quota contro le postazioni di Kiev: le piste servono soprattutto per trasferire soldati dal resto della Russia con un via a vai di cargo Ilyushin 76. Il fronte dista solo cento chilometri e parte del contingente nordcoreano è atterrato lì dopo l’addestramento in Siberia. E anche dozzine di palazzi trasformati in dormitori per i 50 mila fanti di Mosca e di Pyongyang, accumulati in vista della “spallata” contro gli ucraini, rischiano di venire rasi al suolo uno dietro l’altro.
Non è chiaro esattamente quale autonomia verrà concessa ai comandi ucraini ma per loro sarebbe strategico potere attaccare la base aerea Lipetsk: da lì partono dozzine di Sukhoi che sganciano le bombe plananti Kab sui centri di resistenza ucraini nell’area di Kursk e in quella di Lugansk. I satelliti hanno fotografato potenti bimotori Sukhoi di tutti i modelli — dal Su-24 agli Su-34 e 35 — allineati sui piazzali: ma si trova a 290 chilometri dal confine e per riuscire ad assalirli i semoventi che lanciano gli Atacms dovrebbero pericolosamente avvicinarsi alla prima linea.
Inoltre i russi hanno organizzato nella regione di Kursk piccoli accampamenti che servono come basi avanzate per gli elicotteri da combattimento: sono punti d’appoggio dove vengono riforniti di carburante e munizioni, in modo da permettergli di tornare rapidamente in battaglia. Ora è probabile che vengano smantellate: sono tutte sotto il tiro dei missili tattici americani.
C’è un infine interrogativo fondamentale a cui Kiev dovrà dare risposta: bombardare o meno i convogli ferroviari che trasferiscono tank, cannoni e rifornimenti? I russi negli scorsi mesi hanno colpito i convogli carichi di mezzi militari nelle stazioni del Donbass, ma gli ucraini devono tenere conto del pericolo che ci possa essere una rappresaglia contro i treni merci e passeggeri che finora non sono mai stati toccati.
Come risponderà il Cremlino all’irruzione degli Atacms sul territorio di Kursk? Da mesi minaccia ritorsioni pesanti, evocando persino il nucleare, ma pare difficile che Putin voglia iniziare una sfida diretta con Washington quando mancano due mesi all’insediamento di Donald Trump. Sembra più probabile una vendetta trasversale: fornire missili e informazioni agli Houti per tenere sotto scacco la flotta statunitense nel Mar Rosso. Oppure concedere sistemi contraerei e tecnologia atomica alla Corea del Nord. Due mosse che comunque rappresenterebbero una ulteriore escalation delle crisi aperte nel pianeta.