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Edith Bruck: “Ora papa Francesco condanni l’antisemitismo”

Edith Bruck

 

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Intervista alla scrittrice e poetessa 93enne sopravvissuta all’Olocausto sulle parole del Pontefice che ha invitato a indagare se quello in corso a Gaza è un genocidio. “Quelli di Francesco sono termini sbagliati. Così ridimensiona la portata storica della Shoah”
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«Mi dispiace che il Papa abbia parlato di genocidio. È una parola inadeguata, che viene usata con troppa facilità, di fatto ridimensionando l’unico vero genocidio della storia, quello che abbiamo vissuto noi: la Shoah». Edith Bruck, 93 anni, scrittrice e poetessa sopravvissuta all’Olocausto, risponde da casa sua, a Roma, seduta sulla poltrona dalla quale, ormai solo su Zoom, continua a far sentire la sua voce: testimone per sempre, con la sua storia di bambina deportata a 13 anni nell’inferno di Auschwitz e Dachau. A papa Francesco, che nel suo nuovo libro chiede di indagare se a Gaza è in corso un genocidio, la lega un rapporto affettuoso: nel 2021 lui è andato a trovarla.

Bruck cosa gli direbbe adesso?

«Gli direi di riflettere prima di usare certe parole».

Ma a Gaza il massacro è quotidiano.

«Non voglio ridimensionare le morti di donne e bambini, non c’è una vita che vale più di un’altra, non ci sono vittime di serie A e di serie B. Ma non è genocidio».

«Mi dispiace che il Papa abbia parlato di genocidio. È una parola inadeguata, che viene usata con troppa facilità, di fatto ridimensionando l’unico vero genocidio della storia, quello che abbiamo vissuto noi: la Shoah». Edith Bruck, 93 anni, scrittrice e poetessa sopravvissuta all’Olocausto, risponde da casa sua, a Roma, seduta sulla poltrona dalla quale, ormai solo su Zoom, continua a far sentire la sua voce: testimone per sempre, con la sua storia di bambina deportata a 13 anni nell’inferno di Auschwitz e Dachau. A papa Francesco, che nel suo nuovo libro chiede di indagare se a Gaza è in corso un genocidio, la lega un rapporto affettuoso: nel 2021 lui è andato a trovarla.

Bruck cosa gli direbbe adesso?

«Gli direi di riflettere prima di usare certe parole».

Ma a Gaza il massacro è quotidiano.

«Non voglio ridimensionare le morti di donne e bambini, non c’è una vita che vale più di un’altra, non ci sono vittime di serie A e di serie B. Ma non è genocidio».

Di che altro vorrebbe parlare con il Pontefice?

«Dello tsunami di antisemitismo che sta travolgendo l’Europa. Vorrei che la voce del Papa si alzasse forte su questo tema e invece non la sento come vorrei. Mi chiama a ogni compleanno; da tempo ci diciamo che vorremmo rivederci. Quando è venuto a trovarmi qui a casa ho provato una grande emozione. Se mi chiamerà gli dirò tutto quello che penso. Gli dirò che vorrei che intervenisse con decisione contro questo odio che è tornato a scatenarsi contro gli ebrei».

Ha paura?

«Molta. Sono addolorata, demoralizzata, disgustata, scandalizzata, indignata. Sto veramente vivendo un momento molto brutto. L’antisemitismo, come il fascismo, non è mai morto. È millenario e credo che non finirà mai. Viviamo in un Paese nel quale le manifestazioni fasciste, pensiamo alle camice nere che si sono ritrovate recentemente a Bologna, sono ancora possibili nonostante ci sia una Costituzione che le vieta. Certo che ho paura, soprattutto di quello che sta accadendo a Liliana Segre e adesso anche a Sami Modiano».

Si riferisce al murale vandalizzato pochi giorni fa a Milano e al cinema che non ha voluto proiettare il film su Segre?

«Sì, anche, e mi stupisce che nessuno vada fino in fondo, che non si facciano indagini capillari. Sui muri, anche a Roma, si legge “ebrei ai forni”. E nessuno cancella queste scritte». La voce di Edith Bruck per un attimo si incrina. «Io non credo che ce la farei».

A fare cosa?

«A sopportarlo. Se mi succedesse quello che sta accadendo a Liliana e a Sami non ce la farei, non potrei reggere. Liliana è molto più forte di me. Io sono fragile. Mi basterebbe un’offesa per crollare. Spero che non mi capiti mai quello che sta capitando a loro».

Lei da oltre 60 anni incontra i ragazzi e le ragazze: molti di loro, non tutti violenti, sconvolti dalle tante vittime civili, scendono in piazza per manifestare per la Palestina.

«Non sanno esattamente cosa gridano con i loro slogan. E nessuno li aiuta. Il clima, lo spirito del tempo, è quello di Bologna col sindaco che espone la bandiera palestinese insieme con quella italiana».

Lepore non avrebbe dovuto?

«Se vuole la pace perché non espone anche quella israeliana? Sono decisioni che alimentano un clima divisivo in un momento, lo ripeto, nel quale l’antisemitismo è tornato a dilagare fortissimo in tutta Europa».

Continuerà a parlare agli studenti?

«Certo che continuerò. Non posso più muovermi, mi collego su Zoom. I ragazzi vogliono ancora ascoltarmi e io voglio ancora dire loro che non provo odio. Non ho mai odiato, nemmeno quando nei campi mi sputavano addosso. Io ero nuda ma non avevo vergogna, provavo pena per loro».

Bruck cercherà il Papa adesso?

«Aspetto che mi chiami lui».

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