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Arriva il via libera di Biden: i missili a lungo raggio potranno colpire in Russia

(afp)

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Dopo mesi di prudenza, la Casa Bianca autorizza l’uso degli Atacms sul fronte del Kursk. L’obiettivo è indebolire Putin in vista dei negoziati con Trump e dare a Kiev una pedina di scambio. Zelensky: “Ora le armi parleranno da sole”
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RIO DE JANEIRO— Trump dice di voler portare la pace in Ucraina in 24 ore, e Biden concede finalmente a Zelensky l’autorizzazione ad usare i missili americani per colpire i russi sul loro territorio. Può sembrare una contraddizione, se non uno sgambetto del presidente uscente a quello entrante, ma invece potrebbe rivelarsi come una mossa che favorisce il negoziato, costringendo Putin ad affrontarlo da una posizione di minor forza, se non di debolezza.

Zelensky incassa, e subito rilancia: «I missili parleranno da soli. Il piano per rafforzare l’Ucraina è il Victory Plan che ho presentato ai nostri partner. E uno dei suoi punti chiave è la capacità (di colpire, ndr) a lungo raggio del nostro esercito».

Secondo fonti dell’amministrazione che hanno parlato con Reuters, New York Times e Washington Post, dopo mesi di prudenza il capo della Casa Bianca ha deciso di consentire a Kiev l’uso degli Atacms contro il territorio russo. Questi missili hanno una gittata di 190 miglia e quindi po…

RIO DE JANEIRO— Trump dice di voler portare la pace in Ucraina in 24 ore, e Biden concede finalmente a Zelensky l’autorizzazione ad usare i missili americani per colpire i russi sul loro territorio. Può sembrare una contraddizione, se non uno sgambetto del presidente uscente a quello entrante, ma invece potrebbe rivelarsi come una mossa che favorisce il negoziato, costringendo Putin ad affrontarlo da una posizione di minor forza, se non di debolezza.

Zelensky incassa, e subito rilancia: «I missili parleranno da soli. Il piano per rafforzare l’Ucraina è il Victory Plan che ho presentato ai nostri partner. E uno dei suoi punti chiave è la capacità (di colpire, ndr) a lungo raggio del nostro esercito».

Secondo fonti dell’amministrazione che hanno parlato con Reuters, New York Times e Washington Post, dopo mesi di prudenza il capo della Casa Bianca ha deciso di consentire a Kiev l’uso degli Atacms contro il territorio russo. Questi missili hanno una gittata di 190 miglia e quindi possono colpire tanto le truppe ammassate ai confini con l’Ucraina, quanto le basi logistiche. L’autorizzazione per ora consente di mirare sui militari russi e nordcoreani, circa 50.000 uomini che stanno cercando di riprendere la regione di Kursk occupata nei mesi scorsi dalle forze armate di Zelensky. È possibile che in futuro il divieto venga tolto per obiettivi in altre zone, ma al momento lo scopo di questa svolta è duplice e mirato.

Primo, impedire a Putin di riconquistare il territorio russo perso, perché ciò lo indebolisce, e in vista dell’eventuale negoziato lascia nelle mani di Kiev un’importante pedina di scambio. Secondo, lanciare al nordcoreano Kim Jong Un il segnale che scendere in campo al fianco del Cremlino non sarà senza costi, ora e in futuro. I generali non si aspettano che questa mossa cambi la dinamica della guerra e favorisca la vittoria dell’Ucraina, anche perché le riserve di Atacms disponibili sono limitate, ma un effetto immediato sulle operazioni in corso può averlo.

Biden finora aveva evitato di dare l’autorizzazione perché temeva di spingere così Putin all’escalation. Queste preoccupazioni nel corso del tempo si sono dimostrate infondate, e soprattutto se il capo del Cremlino si aspetta di avere un interlocutore più malleabile nell’Ufficio Ovale a partire dal prossimo 20 gennaio, può forse aspettare e non scatenare ora la Terza guerra mondiale. Se però la mossa di Biden avesse successo nell’impedirgli di riprendere la regione di Kursk prima dell’insediamento di Trump, Vladimir o dovrebbe rifiutare il negoziato proposto dal nuovo capo della Casa Bianca, oppure affrontarlo da una posizione meno favorevole, con la necessità di offrire qualcosa a Zelensky in cambio dei territori perduti.

La mossa di Biden arriva alla vigilia di un G20 che dovrà occuparsi dell’Ucraina, ma col convitato di pietra che condiziona già il dibattito. Le divisioni sono così forti che, secondo indiscrezioni, se continuassero i bombardamenti intensi su Kiev, nella dichiarazione finale del summit ci potrebbero essere testi separati sulla guerra.

E proprio gli ultimi attacchi all’Ucraina hanno spinto il presidente francese Macron a inasprire i toni: «È la dimostrazione che Putin non vuole la pace e non è pronto a negoziarla - ha tuonato ieri -. Il nostro obiettivo resta quello di aiutare Kiev a difendersi».

Altri, però, frenano: dal presidente argentino Milei, che ha appena visto Trump a Mar-a-Lago, alla Cina, che a nome dell’alleato russo ostacola un linguaggio comune. Anche gli altri alleati di Washington, però, stanno aggiustando le posizioni. Il premier canadese Trudeau che resta impegnato per la vittoria di Zelensky, ma «siamo anche molto franchi: tutti gli alleati del mondo non potrebbero sostituire un ritiro completo del sostegno degli Usa».

Il cancelliere tedesco Scholz ha difeso ancora la sua telefonata con Putin, mentre lo stesso leader ucraino ha fatto sabato un’apertura significativa, ammettendo che il 2025 potrebbe essere l’anno della fine del conflitto, grazie ad una soluzione diplomatica favorita dalla nuova amministrazione americana. Resta da capire quali siano le reali intenzioni di Trump, che ha detto di avere un piano, ma non ha rivelato i dettagli.

Queste manovre potrebbero avere lo scopo di convincerlo ad indurire la sua posizione, pretendere concessioni da Putin e garantire il riarmo di Kiev per proteggerla, in caso di un accordo che non preveda l’ingresso nella Nato per vent’anni. In questo quadro, il via libera di Biden all’uso degli Atacms potrebbe anche facilitare il lavoro del successore.

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