Cina, una macchina contro i bambini di una scuola. E il paese si interroga sul malessere sociale
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Una macchina contro la folla. Ancora. Dopo l’attacco a Zhuhai della settimana scorsa (35 i morti), questa volta è successo davanti ad una scuola, nella città di Changde - provincia dello Hunan - alle otto del mattino: quando i genitori accompagnano i bimbi in classe. Lo scarno comunicato dei media statali cinesi parla soltanto di “diversi studenti e adulti feriti. Il conducente del Suv bianco è stato fermato sul posto dai genitori degli studenti e dagli uomini della sicurezza della scuola e consegnato alla polizia. Alcuni dei feriti sono stati immediatamente trasportati in ospedale e nessuno di loro è in pericolo di vita. Il conducente, 39 anni, è stato arrestato”.
I dettagli, almeno finora, sono pochi: la Cina tende come sempre a ridurre al minimo le notizie su crimini, proteste e incidenti gravi che potrebbero erodere la fiducia dei cittadini nella capacità del Partito Comunista di mantenere l'ordine sociale. Non si capisce ancora bene la dinamica né le autorità hanno dett…
PECHINO - Una macchina contro la folla. Ancora. Dopo l’attacco a Zhuhai della settimana scorsa (35 i morti), questa volta è successo davanti ad una scuola, nella città di Changde - provincia dello Hunan - alle otto del mattino: quando i genitori accompagnano i bimbi in classe. Lo scarno comunicato dei media statali cinesi parla soltanto di “diversi studenti e adulti feriti. Il conducente del Suv bianco è stato fermato sul posto dai genitori degli studenti e dagli uomini della sicurezza della scuola e consegnato alla polizia. Alcuni dei feriti sono stati immediatamente trasportati in ospedale e nessuno di loro è in pericolo di vita. Il conducente, 39 anni, è stato arrestato”.
I dettagli, almeno finora, sono pochi: la Cina tende come sempre a ridurre al minimo le notizie su crimini, proteste e incidenti gravi che potrebbero erodere la fiducia dei cittadini nella capacità del Partito Comunista di mantenere l'ordine sociale. Non si capisce ancora bene la dinamica né le autorità hanno detto finora se l'incidente sia stato un attacco intenzionale o meno. Un’indagine è in corso.
In rete circolano video che mostrano alcuni bambini stesi a terra, mentre altri, con gli zaini, fuggono in preda al panico. In un altro video si vede un uomo colpire il Suv con una pala mentre il conducente è ancora all'interno. Poi il conducente tenta di uscire dall'altro lato del veicolo e viene picchiato da due uomini con dei bastoni.
Non si conoscono ancora le motivazioni di questo ultimo episodio, ma nel giro di una settimana appena la Cina ha vissuto l’attacco di Zhuhai, nel Guangdong (un uomo a bordo della sua auto ha travolto la folla che si stava allenando fuori da un centro sportivo uccidendo 35 persone perché “insoddisfatto del suo accordo di divorzio riguardo alla suddivisione di alcuni beni”) e quello in una scuola a Wuxi, nel Jiangsu (un 21enne ha accoltellato a morte 8 persone perché “non era riuscito a diplomarsi a causa di voti insufficienti ed era insoddisfatto del suo stipendio da stagista”). Crimini commessi da soggetti in cerca di “vendetta contro la società”, come vengono etichettati qui: soggetti che attaccano persone a caso. In scuole, ospedali, supermercati, luoghi di ritrovo pubblici.
Sebbene la Cina abbia tassi di violenza di gran lunga più bassi rispetto a molti altri Paesi, una serie di attacchi negli ultimi mesi stanno scatenando ampie discussioni, online e non, su che cosa rappresenti questa ondata di episodi mortali. Episodi che hanno alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza pubblica. Ma anche sullo stato di salute del Paese.
In un articolo pubblicato qualche giorno dopo l’attacco di Zhuhai, Xu Jilin, professore di Storia alla East China Normal University, sostiene che la società cinese è ormai sottoposta ad un’immensa pressione. Nell’articolo, pubblicato su diverse piattaforme (in alcune è già stato censurato), Xu mette in evidenza quattro punti principali per spiegare i recenti incidenti. “Primo, sembra che tutti siano intrappolati in una rete invisibile di stress, subendo vari tipi di pressione. I lavoratori e gli studenti devono affrontare numerose valutazioni delle loro prestazioni, mentre persino i pensionati sono insoddisfatti della loro vita quotidiana. E, cosa ancora più grave, le nostre relazioni sociali sono diventate insolitamente tese. In questo contesto, quando le persone si trovano in uno stato di disperazione, ciò può spingere chi ha una personalità estrema a compiere azioni drastiche. Secondo, molte persone oggi vivono vite molto faticose e difficili. La società deve fornire adeguate valvole di sicurezza, spazi in cui queste frustrazioni possano essere legalmente sfogate. Se questi sentimenti vengono costantemente repressi, possono trasformarsi in un'esplosione dannosa. Terzo, sebbene l'economia cinese si sia sviluppata e il tenore di vita sia notevolmente migliorato, i rapporti tra le persone sono diventati sempre più distanti e manca un'atmosfera comunitaria. Oggi gli individui sono diventati atomizzati. Di conseguenza, quando si presentano delle difficoltà, le persone possono trovarsi senza qualcuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto o conforto, il che può spingere alla disperazione individui con personalità estreme. È necessario ricostruire le reti comunitarie in Cina. Quarto, credo che in futuro dovremmo porre maggiore enfasi sull'educazione al valore della vita. Questi criminali, nel loro desiderio di vendetta contro la società, attaccano persone innocenti. Pertanto, ritengo che solo affrontando le cause alla radice si possa ridurre il verificarsi di tali eventi strazianti. Se ci limitiamo ad affrontare i sintomi, anche se possiamo temporaneamente reprimere alcuni estremisti, questo approccio non risolverà fondamentalmente il problema nel lungo periodo. Non creerà una società armoniosa in cui le persone si sentano sicure e protette”.
Qu Weiguo, professore della Università Fudan, ha scritto che i recenti casi di “vendetta indiscriminata contro la società” avevano alcune caratteristiche comuni: persone svantaggiate, molte con problemi di salute mentale, che ritenevano di essere state trattate ingiustamente e che sentivano di non avere altro modo per farsi ascoltare. “È importante creare una rete di sicurezza sociale e un meccanismo di consulenza psicologica, ma per ridurre al minimo questi casi il modo più efficace è aprire canali pubblici che possano monitorare e denunciare l'uso del potere”, ha scritto Qu su Weibo (l’X cinese). Il breve saggio è stato rimosso dalla censura nel pomeriggio di domenica. “Questi sono i sintomi di una società con molti rancori repressi”, ha dichiarato all'Afp Lynette Ong, docente di politica cinese presso l'Università canadese di Toronto, il tutto mentre il Paese è alle prese col rallentamento dell’economia, un alto tasso di disoccupazione giovanile e una crisi immobiliare. Sia nel caso di Zhuhai che in quello di Wuxi, la polizia ha rilasciato poche informazioni, anche se da brevi dichiarazioni rese pubbliche sembra che i due uomini abbiano agito dopo aver subito una perdita economica. Alcuni utenti in Rete hanno collegato gli attacchi degli ultimi mesi alle sfide economiche che il Paese sta affrontando, che portano ad un maggiore stress sociale.
Dopo l’attacco di Zhuhai era intervenuto persino il leader Xi Jinping chiedendo di “rafforzare la prevenzione e il controllo dei rischi alla fonte" sottolineando "l'importanza di risolvere le controversie in tempo" e di prevenire il verificarsi di casi estremi. "La massima priorità deve essere data alla sicurezza della vita delle persone e al mantenimento della stabilità sociale”.