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Meloni contro Putin: “Ora è inutile dialogare”. E sfida la Lega: “Armi a Kiev anche nel 2025”

(afp)

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Dal G20 di Rio la premier lancia parole di sostegno all’Ucraina, difendendo la decisione americana di permettere a Zelensky di utilizzare i missili Atacms e chiudende all’ipotesi di un colloquio con il presidente ruso
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RIO DE JANEIRO - Non è detto che alla fine non insegua Donald Trump e il possibile disimpegno americano in Ucraina. Per adesso, però, Giorgia Meloni sceglie parole di sostegno a Kiev. Nette. Non scontate. Promettendo armi italiane anche per il 2025, anche a costo di sfidare l’opposizione politica della Lega. Difendendo la decisione americana di consentire a Zelensky l’utilizzo di missili a lungo raggio. Ed escludendo la possibilità di avviare colloqui con Vladimir Putin, colpevole di aver bombardato gli ucraini a G20 in corso. “Una scelta che tradisce la loro indisponibilità al dialogo”.

La premier si concede alla stampa sull’atrio del suo hotel di Rio de Janeiro, a cinquanta metri dalla spiaggia di Copacabana. E’ vestita di bianco e mostra anche un filo di abbronzatura. Il contesto è difficile, nel chiuso del G20: il sostegno a Kiev è al centro dei colloqui, ma il formato è così variegato da tenere assieme posizioni quasi inconciliabili. Al summit partecipa infatti anche Mosca. …

RIO DE JANEIRO - Non è detto che alla fine non insegua Donald Trump e il possibile disimpegno americano in Ucraina. Per adesso, però, Giorgia Meloni sceglie parole di sostegno a Kiev. Nette. Non scontate. Promettendo armi italiane anche per il 2025, anche a costo di sfidare l’opposizione politica della Lega. Difendendo la decisione americana di consentire a Zelensky l’utilizzo di missili a lungo raggio. Ed escludendo la possibilità di avviare colloqui con Vladimir Putin, colpevole di aver bombardato gli ucraini a G20 in corso. “Una scelta che tradisce la loro indisponibilità al dialogo”.

La premier si concede alla stampa sull’atrio del suo hotel di Rio de Janeiro, a cinquanta metri dalla spiaggia di Copacabana. E’ vestita di bianco e mostra anche un filo di abbronzatura. Il contesto è difficile, nel chiuso del G20: il sostegno a Kiev è al centro dei colloqui, ma il formato è così variegato da tenere assieme posizioni quasi inconciliabili. Al summit partecipa infatti anche Mosca. E pesano i Brics, molto tiepidi – se non ostili – alla causa ucraina.

Alla vigilia, Olaf Scholz ha telefonato a Putin, ma in Brasile ha incassato pochi complimenti per quella mossa. Alla premier ricordano proprio la chiamata del cancelliere tedesco al presidente russo, commentata aspramente dal premier britannico Starmer: “Io non lo cercherò”. E lei, Meloni, ci parlerebbe? “Non è la prima volta che un leader occidentale ci parla – risponde, anche se in realtà non accadeva da quasi due anni - Le posizioni espresse da Scholz nella telefonata sono in linea con quelle degli altri Paesi e non mi sono scandalizzata per la telefonata. Il tema non è parlare o meno, ma cosa dire. C’è indisponibilità della Russia a trattare”.

Dunque inutile cercare un contatto, sostiene. E va anche oltre. Per Meloni, il pericolo che con Trump si verifichi un arretramento americano negli aiuti a Zelensky va gestito senza spaccare l’unità atlantica. Sapendo però, aggiunge, che l’Italia e l’Europa sono pronte a fare la propria parte per Kiev. "Sul disimpegno americano dobbiamo aspettare di vedere che cosa accade. Dobbiamo fare tutto il possibile per non divaricare il fronte occidentale. Questa è la sfida. Sappiamo tutti dov'è la ragione nel conflitto ucraino".

Di più: la presidente del Consiglio si spinge fino a difendere la scelta di Joe Biden di fornire missili a lungo raggio agli ucraini, gli ormai celebri Atamcs. “Credo che la scelta sia la risposta all'aggressività senza precedenti vista in questi giorni da parte della Russia, alla vigilia di un G20 a cui la Russia partecipa. Credo tradisca bene la volontà di dialogo da parte della Russia". Poi, certo, Meloni aggiunge che Roma ha fatto una scelta diversa, quella di concentrarsi sui sistemi di difesa aerea per i centri cittadini sotto attacco, ma la sostanza non cambia: nelle ore in cui i trumpiani criticano duramente la decisione del Presidente democratico uscente, l’Italia sostiene la mossa americana.

L’ultimo tassello di questo posizionamento – che sembra assai simile a quello di Emmanuel Macron, almeno per il momento e almeno fino all’avvento del tycoon alla Casa Bianca, che tutto potrebbe stravolgere – è annunciare l’intenzione di fornire copertura legale all’invio di materiale bellico a Kiev per l’intero 2025. Meloni promuoverà un nuovo decreto a fine dicembre, nonostante l’aperta ostilità della Lega: “Finché c'è una guerra in Ucraina, noi saremo al fianco dell'Ucraina", risponde a chi le chiede del nodo politico con il Carroccio. A buon intenditor, poche parole.

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