Ucraina, 1000 giorni di guerra
di Gianluca Di FeoTre anni fa la prospettiva di una guerra totale alle porte dell’Europa era incredibile, tanto che nessuno ha preso sul serio lo schieramento minaccioso dell’esercito russo intorno all’Ucraina. Quella massa di tank allineati nella neve sembrava fuori dal tempo, una prova di forza effimera e anacronistica. Invece l’invasione lanciata da Vladimir Putin mille giorni fa ha cambiato la Storia: dopo quasi ottant’anni le armi sono tornate a essere uno strumento per risolvere le controversie tra nazioni.
Il conflitto ormai è diventato una carneficina: non ci sono statistiche ma le stime più attendibili sostengono che solo tra i militari ci siano stati oltre un milione di morti e feriti, per due terzi russi. Ogni notte le città ucraine vengono bombardate; ci sono spesso raid di droni sulle infrastrutture russe e sul campo di battaglia esordiscono macchine mostruose guidate dall’intelligenza artificiale. Finora Kiev ha resistito grazie al sacrificio del suo popolo e agli aiuti bellici occi…
Tre anni fa la prospettiva di una guerra totale alle porte dell’Europa era incredibile, tanto che nessuno ha preso sul serio lo schieramento minaccioso dell’esercito russo intorno all’Ucraina. Quella massa di tank allineati nella neve sembrava fuori dal tempo, una prova di forza effimera e anacronistica. Invece l’invasione lanciata da Vladimir Putin mille giorni fa ha cambiato la Storia: dopo quasi ottant’anni le armi sono tornate a essere uno strumento per risolvere le controversie tra nazioni.
Il conflitto ormai è diventato una carneficina: non ci sono statistiche ma le stime più attendibili sostengono che solo tra i militari ci siano stati oltre un milione di morti e feriti, per due terzi russi. Ogni notte le città ucraine vengono bombardate; ci sono spesso raid di droni sulle infrastrutture russe e sul campo di battaglia esordiscono macchine mostruose guidate dall’intelligenza artificiale. Finora Kiev ha resistito grazie al sacrificio del suo popolo e agli aiuti bellici occidentali.
Ora però la superiorità industriale e demografica spinge l’offensiva di Mosca, proprio mentre la vittoria di Donald Trump mette in crisi il sostegno Usa e fa sentire a Putin la possibilità di un negoziato vantaggioso: i prossimi mesi rischiano di essere ancora più violenti e sanguinosi perché i due Paesi daranno fondo alle loro risorse per ottenere posizioni di forza al tavolo delle trattative.
1 - L’attacco alle metropoli
All’alba del 24 febbraio 2022 l’invasione scatta con una duplice strategia. Nel Nord le colonne corazzate si lanciano verso Kiev e circondano le metropoli di Sumy e Kharkiv. L’esercito è convinto di dovere appoggiare un colpo di stato: l’aeroporto di Hostomel avrebbe permesso di far arrivare ondate di parà mentre il presidente Zelensky sarebbe stato deposto.
Invece il putsh fallisce e i sobborghi della capitale si trasformano in una trappola, dove dopo una settimana i soldati russi cominciano a uccidere i civili. La resistenza di militari e volontari decima gli invasori, grazie ai missili portatili Javelin e Stinger donati dagli Usa. Invece nel Sud le brigate di Mosca occupano in fretta i loro obiettivi, da Kherson a Mariupol. Ma vengono fermate prima di arrivare a Odessa.
2 - Dopo la disfatta inizia la ritirata
Dopo un mese le perdite russe nel Nord diventano insostenibili: il quartiere generale ad aprile 2022 rinuncia all’assedio alle metropoli. È l’inizio di una ritirata che proseguirà per sei mesi, accumulando disfatte sanguinose. L’affondamento dell’incrociatore Movska segna la riscossa di Kiev pure nel Mar Nero. Gli ucraini con un blitz riescono a riconquistare l’intera regione di Kharkiv e intrappolano le forze russe tra Kherson e il Dnipro.
A ottobre viene distrutto il ponte che collega Russia e Crimea: è il momento di massima crisi a Mosca e gli americani temono che Putin voglia utilizzare le testate atomiche. Anche per questo ai russi viene permesso di ripiegare da Kherson. Per la prima e l’unica volta, il Cremlino ordina la mobilitazione di coscritti.
3 - La controffensiva verso la Crimea
Nell’inverno 2022 i russi si schierano sulla difensiva, costruendo oltre mille chilometri di trincee. Gli ucraini formano nuove brigate, addestrate in Germania e dotate di mezzi corazzati donati dai Paesi della Nato. Dal 6 giugno 2023 lanciano un’offensiva a sud di Zaporizhzhia per sfondare le linee e puntare sulla Crimea. Il 23 giugno il proprietario della Wagner, Evgenij Prigozhin, si ribella e fa marciare i suoi mercenari dal Donbass verso Mosca: il golpe naufraga in poche ore e Prigozhin verrà ucciso due mesi dopo sul suo jet.
Nel corso dell’estate l’attacco ucraino viene bloccato dalle fortificazioni russe, avanzando di pochi chilometri. Nello stesso periodo Putin vara la produzione bellica di massa, rimettendo in funzione tank sovietici e costruendo nuove armi.
4 - La sorpresa di Kursk e la crisi ucraina
Dalla primavera 2023 l’esercito di Mosca riprende l’offensiva, concentrando gli sforzi nel Donbass. Evita operazioni su larga scala, ma procede con una miriade di micro-attacchi sostenuti dalle bombe plananti sganciate dagli aerei. Entrambi i rivali costruiscono milioni di droni volanti, che diventano protagonisti degli scontri. I russi hanno più uomini, tutti volontari che ricevono paghe altissime, mentre la leva obbligatoria introdotta da Kiev non riesce a garantire rimpiazzi e i reparti sono stremati.
Ad agosto Zelenksy lancia un’operazione a sorpresa nel territorio russo di Kursk, sperando di condizionare futuri negoziati e spingere il Cremlino a spostare truppe dal Donbass. Ma Putin subisce il colpo e prosegue la pressione nel Donetsk, continuando a occupare altro terreno.