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Unifil, razzi di Hezbollah sugli italiani. In Libano escalation mentre si tratta

(reuters)

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Secondo attacco in quattro giorni alla base che ospita i soldati. Crosetto: “Inaccettabile”. L’Argentina ritira il suo contingente dalla missione
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Roma — Ci risiamo. Per la seconda volta in quattro giorni la base Unifil di Shama nel sud del Libano, dove si trova il quartier generale degli italiani, è investita dal fuoco della guerra. Cinque razzi di una batteria di otto, lanciati da Hezbollah o da una delle milizie affiliate, hanno colpito all’interno del compound distruggendo un deposito di ricambi per mezzi militari. Gli altri tre razzi sono caduti in aree all’aperto. Al momento dell’impatto, erano le 13.30, non c’era nessuno nel magazzino e tuttavia cinque soldati italiani, per precauzione, sono stati portati in infermeria.

Quello di Shama è il secondo dei tre attacchi contro Unifil registrati ieri, e che, a fine giornata, hanno convinto l’Argentina a ritirare il proprio contingente. «Il governo di Javier Milei ha chiesto ai suoi ufficiali di tornare a casa», fa sapere Andrea Tenenti, il portavoce della missione Onu. L’Argentina è uno dei cinquanta Paesi partecipanti, in Libano ha solo tre graduati “staff officer” ossia non …

Roma — Ci risiamo. Per la seconda volta in quattro giorni la base Unifil di Shama nel sud del Libano, dove si trova il quartier generale degli italiani, è investita dal fuoco della guerra. Cinque razzi di una batteria di otto, lanciati da Hezbollah o da una delle milizie affiliate, hanno colpito all’interno del compound distruggendo un deposito di ricambi per mezzi militari. Gli altri tre razzi sono caduti in aree all’aperto. Al momento dell’impatto, erano le 13.30, non c’era nessuno nel magazzino e tuttavia cinque soldati italiani, per precauzione, sono stati portati in infermeria.

Quello di Shama è il secondo dei tre attacchi contro Unifil registrati ieri, e che, a fine giornata, hanno convinto l’Argentina a ritirare il proprio contingente. «Il governo di Javier Milei ha chiesto ai suoi ufficiali di tornare a casa», fa sapere Andrea Tenenti, il portavoce della missione Onu. L’Argentina è uno dei cinquanta Paesi partecipanti, in Libano ha solo tre graduati “staff officer” ossia non operativi sul terreno, e però la decisione di Buenos Aires è comunque clamorosa perché gli argentini sono i primi ad andarsene dal Libano. E lo fanno nel giorno in cui le trattative per il cessate il fuoco, come vedremo, fanno un deciso passo in avanti.

«Il conflitto si è intensificato e inasprito negli ultimi giorni», conferma Tenenti, sottolineando, una volta di più, la preoccupazione delle Nazioni Unite per la sicurezza dei 10 mila caschi blu dispiegati nel meridione libanese. Il 15 novembre un proiettile da 155 millimetri era caduto sul quartier generale del settore Ovest a Shama, inesploso. Sono stati gli artificieri italiani a neutralizzarlo con una detonazione controllata.

Ci risiamo anche col nascondino bellico tra le basi della missione, e con i cosiddetti “incidenti” che quasi sempre incidenti non sono: ora è l’esercito israeliano (Idf) a tirare deliberatamente sulle postazioni Onu perché non vuole nessun testimone sulla linea del fuoco, ora sono i miliziani sciiti che calibrano male e fanno piovere razzi grad da 101 millimetri sulla testa dei militari internazionali. È ciò che è accaduto ieri a Shama: i razzi, lanciati dalla zona di Maaliyeh e sulle prime scambiati per israeliani, erano puntati su mezzi e truppe dell’Idf posizionate vicino alle basi Unifil. Non è un caso, è una strategia per proteggersi e per indurre in errore il nemico.

«Inaudito e ingiustificabile l’attacco alla nostra postazione», è il commento del ministro della Difesa Guido Crosetto. «Inammissibile sparare contro Unifil, sono truppe che hanno garantito anche la sicurezza di Hezbollah», dichiara sulle prime il ministro degli Esteri Antonio Tajani, salvo poi in serata far circolare una nota di precisazione. «Unifil non può avere ruolo di protezione attiva nei confronti di nessuna delle parti, né di Hezbollah né di Israele. Quando Tajani dice "Unifil garantisce” intende provare a garantire l’assenza di scontri nell’area di attività».

Fonti militari parlano di «errore grossolano», che dimostrerebbe il momento di difficoltà dell’ala armata del Partito di Dio. Ancora ieri, inoltre, quattro soldati ghanesi di stanza a est del villaggio di Ramyeh sono stati feriti da un altro razzo di «uno degli attori non statali libanesi». Il terzo episodio è avvenuto verso sera quando un uomo armato ha sparato a una pattuglia Onu che viaggiava sulla strada a nordest del villaggio di Khirbat Silim.

Come detto, però, le trattative diplomatiche per l’armistizio avanzano rapide. «La fine della guerra tra Israele e Hezbollah è ora alla nostra portata», dichiara con ottimismo l’inviato speciale Usa, Amos Hochstein. A Beirut ha incontrato, tra gli altri, il presidente del parlamento libanese Nabih Berri che conduce la mediazione per conto di Hezbollah. Hochstein dice di vedere «una vera opportunità» per il cessate il fuoco, Berri ammette che «la situazione è buona in linea di principio». La bozza dell’accordo prevede il ritiro dei miliziani a nord del fiume Litani e la fine dell’occupazione israeliana. «Ci sono alcuni dettagli tecnici da sistemare», spiega Berri, prima di salutare Hochstein che andrà a Gerusalemme per parlare con Netanyahu. Uno di questi è la pretesa di Israele di continuare a colpire con l’aviazione le posizioni di Hezbollah, qualora non provvedesse l’esercito libanese. E non è esattamente un dettaglio di poco conto.

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