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L’Ucraina lancia i primi missili Usa sulla Russia: distrutto un deposito di armi

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Incassato il via libera della Casa Bianca, Kiev colpisce subito nelle retrovie. Pressing per usare anche le armi di Londra e Parigi. Prosegue l’escalation militare di Mosca, colpito un dormitorio a Sumy: dieci morti tra gli sfollati. Ucciso anche un bambino
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La prima ondata di missili americani in mano agli ucraini si è abbattuta sul territorio russo nell’oscurità, devastando un grande deposito di munizioni. L’onda d’urto di questo attacco si è subito estesa all’intera Europa, trasmettendo la sensazione che un nuovo confine della guerra sia stato cancellato: crescono i timori di un allargamento del conflitto, recepiti persino dalle Borse che calano in tutto il Continente. L’obiettivo dell’incursione ucraina è stato una sorpresa. Le indiscrezioni facevano ipotizzare che il via libera concesso dal presidente Biden riguardasse soltanto la regione di Kursk. Invece è stata colpita quella di Bryansk, più a nord e più vicina a Mosca. La propaganda del Cremlino sostiene che l’assalto ucraino sia stato sventato: cinque missili Atacms a lungo raggio sarebbero stati abbattuti dalla contraerea; il sesto, pur intercettato, avrebbe provocato un incendio spento in fretta.

Fonti del Pentagono hanno parlato di otto missili, due dei quali distrutti in vol…

La prima ondata di missili americani in mano agli ucraini si è abbattuta sul territorio russo nell’oscurità, devastando un grande deposito di munizioni. L’onda d’urto di questo attacco si è subito estesa all’intera Europa, trasmettendo la sensazione che un nuovo confine della guerra sia stato cancellato: crescono i timori di un allargamento del conflitto, recepiti persino dalle Borse che calano in tutto il Continente. L’obiettivo dell’incursione ucraina è stato una sorpresa. Le indiscrezioni facevano ipotizzare che il via libera concesso dal presidente Biden riguardasse soltanto la regione di Kursk. Invece è stata colpita quella di Bryansk, più a nord e più vicina a Mosca. La propaganda del Cremlino sostiene che l’assalto ucraino sia stato sventato: cinque missili Atacms a lungo raggio sarebbero stati abbattuti dalla contraerea; il sesto, pur intercettato, avrebbe provocato un incendio spento in fretta.

Fonti del Pentagono hanno parlato di otto missili, due dei quali distrutti in volo. I filmati diffusi sui social dagli abitanti della zona mostrano una serie di esplosioni gigantesche, con altri scoppi secondari proseguiti per ore. Gli ordigni impiegati dagli ucraini hanno due tipi di ogive, entrambe utilizzate in questa operazione: una penetra nei bunker con oltre duecento chili di tritolo; l’altra contiene 950 bombe a grappolo che seminano morte su una superficie pari a cinque campi di calcio. Dati tecnici che fanno comprendere quanto possa essere stato distruttivo l’impatto sulla concentrazione di centinaia di tonnellate di proiettili russi.

Probabilmente il quartier generale di Kiev ha scelto di far esordire i missili statunitensi a Bryansk per un duplice motivo. Il primo è tattico. Nelle scorse settimane i russi hanno migliorato le difese delle loro basi nell’entroterra di Kursk: le immagini riprese dallo spazio mostrano protezioni di cemento appena costruite intorno alle piazzole degli aeroporti e ai magazzini delle scorte belliche. Inoltre sono stati schierati molti sistemi elettronici per disturbare le trasmissioni dei satelliti gps, dalle cui coordinate dipende la precisione degli Atacms.

Il secondo invece ha una valenza strategica. Ora il comando di Mosca deva fare i conti con il rischio che tutte le retrovie in un raggio di oltre 250 chilometri dal confine – la portata massima è di 300 – possano finire sotto tiro. La rete logistica deve essere riorganizzata, trasferendo in zone più sicure le scorte di armamenti e le caserme che riforniscono la prima linea: un’attività che potrebbe rallentare di parecchi giorni, se non settimane, l’offensiva per scacciare l’esercito ucraino dal Kursk.

Proprio per questo diversi analisti ritengono che gli attacchi saranno ripetuti: sono l’unico modo per permettere ai reparti di Kiev di riprendere fiato. Il presidente Zelensky preme per avere anche da Parigi e Londra l’autorizzazione a lanciare in terra russa pure gli Storm Shadow-Scalp, missili cruise che arrivano a distanze addirittura superiori con un apparato di guida che non può venire accecato dai russi. Ma ha altri ordigni con cui proseguire i bombardamenti in profondità: «L’Ucraina ha capacità a lungo raggio - ha detto Zelensky -, ci sono droni di nostra produzione. Ora abbiamo Long Neptunes e Atacms». Il presidente ha citato il Long Neptunes, un progetto nazionale con 400 chilometri di autonomia di cui sarebbero stati costruiti cento esemplari. Sono segnali della volontà di incrementare le incursioni nel cuore della Russia, eliminando obiettivi militari ma anche cercando di incrinare la credibilità di Putin.

Dopo l’elezione di Trump, Mosca ha cambiato passo: l’offensiva è cresciuta d’intensità, sulle trincee e sui centri abitati. Sulle città piovono sempre più ordigni. Dodici civili, tra cui un bambino, sono stati uccisi ieri in un dormitorio di Glukhov, nel distretto di Sumy: erano famiglie sfollate. Lunedì a Odessa un missile si è schiantato in pieno giorno in un quartiere residenziale: ci sono stati dieci morti e 55 feriti. L’escalation in Ucraina è già cominciata e nei prossimi due mesi rischia di diventare ancora più feroce: ora ci sono in campo armi terribili che mille giorni fa, al momento dell’invasione, non erano nemmeno immaginabili.

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