Processo Pelicot, i figli gridano contro il padre stupratore: “Tu sei il demonio”

Gisèle Pelicot con i suoi avvocati (reuters)

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Per l’ultima volta Gisèle, drogata e fatta violentare dal marito da decine di uomini, si esprime in tribunale: “Per tutta la vita dovrò convivere con questi che hanno profanato il mio corpo”. I sospetti di abusi anche sui nipotini. La sentenza attesa per dicembre
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PARIGI – E' l'ultima volta che Gisèle Pelicot si esprime in quello che ha definito come il «processo alla vigliaccheria». Cinquanta uomini sono sfilati davanti a lei, con l'accusa di averla stuprata mentre dormiva in un sonno chimico, e quasi tutti si sono nascosti dietro a scuse come: «mi sembrava consenziente», «pensavo fosse un gioco libertino», «visto che il marito era d'accordo, ero tranquillo». Un catalogo di presunte giustificazioni che da settembre – quando è cominciato il processo – hanno seguito molti dei più logori cliché. Una «visione maschilista e patriarcale che banalizza lo stupro» secondo Gisèle, la settantenne che quattro anni fa ha sentito il «mondo crollarle addosso», scoprendo che suo marito l'aveva drogata e fatta stuprare da decine di sconosciuti. “È ora di cambiare il modo di guardare lo stupro” ha commentato Gisèle nell'ultimo giorno del processo al tribunale di Avignone.

A chiudere gli interrogatori dei 51 imputati c'è stato Philippe, giardiniere di profession…

PARIGI – E' l'ultima volta che Gisèle Pelicot si esprime in quello che ha definito come il «processo alla vigliaccheria». Cinquanta uomini sono sfilati davanti a lei, con l'accusa di averla stuprata mentre dormiva in un sonno chimico, e quasi tutti si sono nascosti dietro a scuse come: «mi sembrava consenziente», «pensavo fosse un gioco libertino», «visto che il marito era d'accordo, ero tranquillo». Un catalogo di presunte giustificazioni che da settembre – quando è cominciato il processo – hanno seguito molti dei più logori cliché. Una «visione maschilista e patriarcale che banalizza lo stupro» secondo Gisèle, la settantenne che quattro anni fa ha sentito il «mondo crollarle addosso», scoprendo che suo marito l'aveva drogata e fatta stuprare da decine di sconosciuti. “È ora di cambiare il modo di guardare lo stupro” ha commentato Gisèle nell'ultimo giorno del processo al tribunale di Avignone.

A chiudere gli interrogatori dei 51 imputati c'è stato Philippe, giardiniere di professione, che ha adottato la stessa linea di difesa degli altri, insistendo sul fatto che era “agli ordini” di Pelicot, e che quella notte di giugno 2018 pensava di partecipare al gioco di una coppia libertina in cui la donna fingeva di dormire. Accusato di “stupro aggravato”, Philippe rischia 20 anni di carcere, come la maggior parte degli altri 50 imputati di età compresa tra i 26 e i 74 anni. La sentenza è attesa entro il 20 dicembre.

Nella maratona giudiziaria in corso ad Avignone - con proiezioni dei video di violenze e abusi che Pelicot aveva conservato nel suo computer – è arrivato anche il momento dei contro-interrogatori degli avvocati della difesa, che hanno cercato di mettere in difficoltà Gisèle. «Per tutta la vita dovrò convivere con questi uomini che hanno profanato il mio corpo. Per tutta la vita» ha ribattuto la donna. Il marito Dominique Pelicot, dal canto suo, è stato il primo ad aver riconosciuto tutti fatti di cui è accusato. Ma anche lui ha cercato di giustificarsi facendo riferimento a una sua “fantasia”: “Volevo sottomettere una donna ribelle, per puro egoismo”. Ma “senza farle soffrire”, ha azzardato.

Pelicot ha di nuovo smentito qualsiasi gesto incestuoso nei confronti della figlia, Caroline Darian. “Caroline, non ti ho mai fatto niente” ha detto Pelicot, subito interrotto dalla figlia. “Morirai nella menzogna! Solo e nella menzogna Dominique Pelicot!» ha gridato Caroline che non vuole più portare il cognome di suo padre. Il giorno prima avevano parlato i due figli della coppia, David e Florian.“Sei il Demonio” ha urlato uno dei due, scagliandosi contro il genitore. Anche i due figli maschi sospettano che il padre abbia potuto abusare della sorella Caroline e addirittura temono che possa aver commesso degli abusi su qualche nipotino. Le indagini per il processo non sono riuscite a trovare prove in questo senso. Pelicot è però tuttora indagato dall'unità per i casi irrisolti di Nanterre. Al centro delle indagini c’è un omicidio e uno stupro avvenuto a Parigi nel 1991, che lui nega, e un tentato stupro a Seine-et-Marne nel 1999, che lui ammette dopo essere stato incastrato dal suo Dna.

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