Il mare e la spiaggia deserta alle spalle. L’elmetto in testa. L’espressione tranquilla: Benjamin Netanyahu è tornato a Gaza oggi, accompagnato dal neo ministro della Difesa Israel Katz, e per lanciare un messaggio a Hamas e al mondo ha scelto quel corridoio Netzarim sul cui controllo (insieme a quello dell’altro corridoio che taglia Gaza, il Philadelphi, a sud) è crollato l’accordo per il cessate il fuoco a luglio: «Hamas non governerà mai più Gaza. Sono qui con i nostri soldati che stanno raggiungendo importanti obiettivi. Stiamo distruggendo le capacità militari di Hamas, poi passeremo a quelle di governo». Il primo ministro è andato avanti offrendo a chiunque consegnerà un ostaggio (97 quelli ancora a Gaza) cinque milioni di dollari e un lasciapassare: «Chi farà loro del male ha una taglia sulla testa», ha concluso.
Ma al di là delle parole, è il luogo dove sono state pronunciate ad essere significativo: il corridoio Netzarim taglia la Striscia a metà all’altezza del kibbut…
Il mare e la spiaggia deserta alle spalle. L’elmetto in testa. L’espressione tranquilla: Benjamin Netanyahu è tornato a Gaza oggi, accompagnato dal neo ministro della Difesa Israel Katz, e per lanciare un messaggio a Hamas e al mondo ha scelto quel corridoio Netzarim sul cui controllo (insieme a quello dell’altro corridoio che taglia Gaza, il Philadelphi, a sud) è crollato l’accordo per il cessate il fuoco a luglio: «Hamas non governerà mai più Gaza. Sono qui con i nostri soldati che stanno raggiungendo importanti obiettivi. Stiamo distruggendo le capacità militari di Hamas, poi passeremo a quelle di governo». Il primo ministro è andato avanti offrendo a chiunque consegnerà un ostaggio (97 quelli ancora a Gaza) cinque milioni di dollari e un lasciapassare: «Chi farà loro del male ha una taglia sulla testa», ha concluso.
Ma al di là delle parole, è il luogo dove sono state pronunciate ad essere significativo: il corridoio Netzarim taglia la Striscia a metà all’altezza del kibbutz Bee’ri, uno dei più colpiti il 7 ottobre. È stato aperto dall’Idf all’inizio della guerra ed è diventato a luglio oggetto di feroce scontro fra Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant, licenziato qualche giorno fa. A un Netanyahu che reclamava l’impossibilità di abbandonarlo anche di fronte a un accordo che avrebbe salvato gli osteggi, Gallant rispose che né lui ne l’Idf ne ritenevano fondamentale il controllo: soprattutto non a scapito della vita degli ostaggi.
Non basta: secondo il piano dei generali – che prevede l’isolamento del Nord di Gaza e lo svuotamento della popolazione a forza di mancanza di cibo e aiuti – il controllo del corridoio è fondamentale. E ancora: qualche giorno fa su quella stessa strada è stata Daniela Weiss, leader dei coloni che vorrebbero tornare nella Striscia: fra le polemiche – ai civili non è consentito entrare a Gaza e l’Idf nega di aver facilitato la visita – ha detto che è proprio lì che settanta famiglie israeliane sono pronte ad andare a vivere.
Le parole di Netanyahu, oggi, hanno dato a Weiss e ai suoi accoliti una speranza in più.