Addio “telefono rosso”: la linea Usa-Russia, che ha scandito la Guerra Fredda, non è più in uso
di Enrico FranceschiniLONDRA – Addio “telefono rosso”. La linea calda fra Mosca e Washington, aperta dalle due superpotenze nel 1962 all’epoca della crisi dei missili a Cuba che portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale, “non è più in uso”: lo ha annunciato Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, in una conferenza stampa. Al suo posto, ha detto, è in funzione un assai più moderno video collegamento fra le due superpotenze: ma nello stato attuale dei rapporti, messi in crisi dalla guerra in Ucraina, non viene utilizzato da tempo, ha aggiunto il portavoce di Vladimir Putin.
A una domanda se la “hotline”, come è chiamata in inglese, fosse ancora attiva, Peskov ha risposto nel suo regolare incontro con i giornalisti di Mosca: “No, al momento non è in uso. Ora abbiamo uno speciale canale di comunicazione protetto per i due presidenti”, quello americano e quello russo, “con anche un formato videoconferenza”. Poi ha specificato che ultimamente non ci sono stati contatti tramite questa nuova linea d…
LONDRA – Addio “telefono rosso”. La linea calda fra Mosca e Washington, aperta dalle due superpotenze nel 1962 all’epoca della crisi dei missili a Cuba che portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale, “non è più in uso”: lo ha annunciato Dmitrij Peskov, il portavoce del Cremlino, in una conferenza stampa. Al suo posto, ha detto, è in funzione un assai più moderno video collegamento fra le due superpotenze: ma nello stato attuale dei rapporti, messi in crisi dalla guerra in Ucraina, non viene utilizzato da tempo, ha aggiunto il portavoce di Vladimir Putin.
A una domanda se la “hotline”, come è chiamata in inglese, fosse ancora attiva, Peskov ha risposto nel suo regolare incontro con i giornalisti di Mosca: “No, al momento non è in uso. Ora abbiamo uno speciale canale di comunicazione protetto per i due presidenti”, quello americano e quello russo, “con anche un formato videoconferenza”. Poi ha specificato che ultimamente non ci sono stati contatti tramite questa nuova linea di comunicazione fra Stati Uniti e Russia.
Non è un telefono
Il cosiddetto “telefono rosso”, in realtà, non è mai stato rosso e nemmeno un telefono. La comunicazione è sempre avvenuta soltanto attraverso testi scritti, perché il discorso parlato poteva essere frainteso. Inizialmente si trattava di un telex; nel 1986 si è passati a una linea di comunicazione tramite fax; e dal 2008 è stato adottato un collegamento sicuro via computer in cui i messaggi sono scambiati in una forma protetta di email. È probabilmente quest’ultimo sistema che è stato modernizzato di recente, con l’aggiunta di un link in video, secondo quanto ha dichiarato il portavoce del Cremlino.
La crisi di Cuba
La necessità di avere un canale rapido di comunicazione fra Mosca e Washington risale alla crisi di Cuba del 1962, provocata dall’installazione di missili nucleari sull’isola al largo della Florida governata da Fidel Castro, un alleato dell’Unione Sovietica, come si chiamava allora la Russia. Il presidente americano Kennedy reagì con il blocco navale di Cuba. Per sei giorni, ci fu il rischio di un conflitto a colpi di missili atomici fra Usa e Urss. Poi il leader sovietico Krusciov accettò di ritirare i missili da Cuba in cambio dell’assicurazione che l’America non avrebbe più tentato di invadere l’isola e del ritiro di alcuni missili Usa a medio raggio da Turchia e Italia. Ma per una settimana la possibilità di una guerra termonucleare diventò reale.
Dodici ore per un messaggio
La tensione di quei giorni fece emergere un problema: i messaggi diplomatici ufficiali fra le due superpotenze impiegavano almeno sei ore a essere consegnati. A un certo punto si usarono addirittura canali non ufficiali, come i corrispondenti delle reti televisive, poiché erano più veloci. Ci vollero dodici ore prima che Washington potesse ricevere e codificare il messaggio contenente una prima proposta di accordo da parte di Krusciov: un tempo particolarmente lungo, durante il quale sarebbe potuto succedere un incidente in grado di scatenare la guerra. Il precedente messaggio del segretario generale del Pcus era stato assai più intransigente e, sulla base di quello, alla Casa Bianca qualcuno suggeriva di prepararsi alla guerra. Un incidente ancora più grave fu sfiorato per altre ragioni: un sottomarino sovietico in profondità vicino a Cuba, scambiando detonazioni antimine per l’inizio dell’attacco americano e non riuscendo a comunicare con Mosca per avere una conferma, si accinse a lanciare i suoi missili nucleari su Washington. Soltanto un ammutinamento dell’equipaggio evitò il peggio.
Test con Shakespeare e Cechov
L’accordo per stabilire la “linea rossa”, come viene tradotto di solito “hotline” in italiano (alla lettera sarebbe “linea calda”), fu firmato nel giugno 1963 con l’obiettivo di evitare equivoci che avrebbero potuto scatenare involontariamente una guerra nucleare. La linea via telex fu attivata due mesi dopo con due telescriventi collegate da un cavo sottomarino speciale che passava da Londra, Copenaghen, Stoccolma e Helsinki. Una volta capitò che un agricoltore schiacciasse il cavo con il suo trattore, interrompendo le comunicazioni. I messaggi erano spediti in inglese e in russo in forma criptata. I primi test erano citazioni da opere di Shakespeare e Mark Twain, da parte americana, e da opere di Cechov, da parte russa. Il primo utilizzo ufficiale da parte americana avvenne il 22 novembre 1963 per comunicare a Mosca l’assassinio del presidente Kennedy. Il primo da parte sovietico ebbe luogo nel 1967 durante la guerra dei Sei Giorni fra Israele ed Egitto. In entrambi i casi si trattava di informare l’avversario e scongiurare tensioni o escalation. Successivi messaggi sono stati inviati durante la guerra indo-pakistana del 1971, la guerra dello Yom Kippur del 1973, l’invasione turca di Cipro del 1974, l’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979 e più volte durante l’amministrazione Reagan per le crisi in Medio Oriente e l’emergere di un movimento pro-democrazia in Polonia.
Il dottor Stranamore
Si dice che a ispirare il “telefono rosso” sia stato il romanzo di fantapolitica “Red Alert”, che ha poi ispirato il film di Stanley Kubrick “Il dottor Stranamore”, una satira centrata proprio sulla paura di una guerra nucleare fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Contrariamente all’opinione popolare, la linea calda non è mai stata situata alla Casa Bianca e al Cremlino: sia i vecchi telex che i successivi fax e computer si trovavano al Pentagono, a Washington, e nella sede del Partito comunista sovietico, situata nella Piazza Vecchia, di fronte all’ex-fortezza zarista della Piazza Rossa, a Mosca. Il portavoce di Putin non ha specificato dove si trovi adesso il canale di comunicazione digitale e il videocollegamento a Mosca, mentre si presume che quello americano sia sempre al Pentagono.