Le conseguenze dei mandati di arresto dell’Aia per Netanyahu, Gallant e Deif
di Enrico FranceschiniLONDRA - L’annuncio che la Corte Penale Internazionale dell’Aia ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant e del leader di Hamas Deif, accusandoli di crimini di guerra e contro l’umanità, sia per l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che per la guerra a Gaza che ne è risultata, li trasforma teoricamente tutti in “most wanted”: dei ricercati a livello internazionale. Ma che cosa significa in concreto il mandato di arresto? Quali sono le possibili conseguenze? Ecco come funziona questo speciale tribunale, i capi di imputazione e i precedenti in materia.
Cos'è la Corte Penale Internazionale?
Conosciuta anche con l’acronimo Icc dalla sua dizione in inglese (International Criminal Court), è un tribunale per crimini internazionali con sede all’Aia, in Olanda. Fondata a Roma nel 1998 ed entrata in vigore nel 2002, ha competenza per i crimini più seri che riguardano la comunità internazionale: il…
LONDRA - L’annuncio che la Corte Penale Internazionale dell’Aia ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant e del leader di Hamas Deif, accusandoli di crimini di guerra e contro l’umanità, sia per l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che per la guerra a Gaza che ne è risultata, li trasforma teoricamente tutti in “most wanted”: dei ricercati a livello internazionale. Ma che cosa significa in concreto il mandato di arresto? Quali sono le possibili conseguenze? Ecco come funziona questo speciale tribunale, i capi di imputazione e i precedenti in materia.
Cos'è la Corte Penale Internazionale?
Conosciuta anche con l’acronimo Icc dalla sua dizione in inglese (International Criminal Court), è un tribunale per crimini internazionali con sede all’Aia, in Olanda. Fondata a Roma nel 1998 ed entrata in vigore nel 2002, ha competenza per i crimini più seri che riguardano la comunità internazionale: il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e di aggressione. Non è un organo dell’Onu, ma ha legami con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che può assegnare alla Corte quei casi che non sarebbero sotto la sua giurisdizione.
In cosa consistono le accuse?
In un primo tempo Kharim Khan, procuratore capo della Corte Penale Internazionale, ha chiesto alla camera preliminare del proprio tribunale di emettere mandati di arresto per tre capi di Hamas, il movimento palestinese responsabile dell’aggressione del 7 ottobre scorso nel sud di Israele, e per due leader israeliani, il premier Netanyahu e Yoav Gallant, che è stato recentemente destituito da Netanyahu dall’incarico di ministro della Difesa per divergenze sulla gestione del conflitto. I capi di Hamas citati al momento della richiesta del procuratore, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Yahya Sinwar, sono stati tutti e tre successivamente uccisi da Israele, sebbene la Corte affermi di non essere in grado di confermare la morte di Deif. L’accusa è per tutti sostanzialmente la stessa: quella di avere commesso crimini di guerra e contro l’umanità, da parte di Hamas nell’attacco del 7 ottobre che ha fatto 1200 morti e preso 230 ostaggi fra gli israeliani, da parte di Israele nella risposta militare a Gaza che secondo le cifre del ministero della Sanità palestinese, controllato da Hamas, ha causato a oggi più di 43 mila morti fra i palestinesi, in larga parte civili, in maggioranza donne e bambini. Tre giudici della camera preliminare della corte hanno accolto la richiesta di Khan come valida e dunque ora sono stati emessi i mandati di arresto.
Cosa succede adesso?
I Paesi membri della Corte Internazionale dovranno decidere se dare forza di legge ai mandati di arresto, ovvero se implementarli, nel caso in cui i due uomini politici israeliani o i leader di Hamas mettessero piede in uno dei suddetti Paesi. Un processo davanti alla Corte Penale, tuttavia, può essere istituito soltanto in presenza degli imputati: per cui se Netanyahu e Gallant, o un leader di Hamas, restassero nel proprio territorio, il mandato di arresto non avrebbe effetti concreti e non potrebbe esserci alcun procedimento giudiziario contro di loro.
Perché Putin non fu arrestato?
Nel settembre scorso il presidente russo Vladimir Putin, anch’egli, come Netanyahu, Gallant e i capi di Hamas, colpito da un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale, con l’accusa di crimini di guerra commessi dalle sue truppe durante l’invasione dell’Ucraina, si è recato in visita ufficiale in Mongolia: suo primo viaggio all’estero, in un Paese che riconosce la Corte Penale Internazionale, da quando è stato emesso il mandato di arresto. Ma il capo del Cremlino non è stato arrestato: anzi, è stato accolto con tutti gli onori. Il motivo è che la Mongolia è rimasta neutrale rispetto al conflitto russo-ucraino e non vuole inimicarsi la Russia, il partner commerciale da cui dipende storicamente, importando da Mosca il 95 per cento del suo fabbisogno petrolifero. Un atteggiamento che ha delegittimato l’azione della Corte penale internazionale, dimostrando che l’applicazione delle sue sentenze dipende dalla discrezione dei paesi membri.
Quanti paesi aderiscono alla Corte Penale Internazionale?
Sono 123 i Paesi che riconoscono la Corte penale internazionale, tra cui due dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: Francia e Regno Unito. Altri 32 Paesi, tra i quali Stati Uniti, Israele e Russia, hanno firmato il trattato di costituzione della Corte ma non l’hanno mai ratificato.
Ci sono stati altri tribunali internazionali?
Sì. I due più noti sono stati il Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia e quello per il Ruanda. Il primo è stato un organo giudiziario delle Nazioni Unite, con sede all’Aia, a cui fu affidato il compito di perseguire i crimini commessi nell'ex-Jugoslavia durante la guerra dal 1991 agli anni seguenti. Gli imputati di maggior rilievo furono Slobodan Milosevic, presidente della Serbia, accusato di crimini di guerra in Croazia, Kosovo e Bosnia, morto d’infarto in carcere nel 2006 prima che si concludesse il procedimento a suo carico; Radovan Karadzic, presidente della repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina dal 1992 al 1996, catturato nel 2008, estradato all’Aia e condannato all'ergastolo nel 2019; Ratko Mladic, comandante militare delle forze serbo-bosniache durante la guerra in Bosnia, arrestato nel 2011, estradato all'Aia e condannato all’ergastolo nel 2017. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda è stato istituito in Tanzania nel 1994 dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu per giudicare i responsabili del genocidio ruandese e di altre gravi violazioni dei diritti umani. Ha processato e condannato una trentina di imputati fra leader politici e militari coinvolti nella guerra.
Israele è accusata anche dalla Corte Internazionale di Giustizia?
Sì. La Corte Internazionale di Giustizia sta esaminando una denuncia per genocidio presentata dal Sudafrica nei confronti di Israele per l’alto numero di vittime civili palestinesi nella guerra di Gaza e per gli ostacoli posti da Israele alla consegna di aiuti umanitari nella striscia. Nella sua prima udienza sul caso, la Corte ha ordinato a Israele di fare tutto quello che è in suo potere per prevenire atti di genocidio e permettere aiuti umanitari a Gaza. Israele respinge l’accusa di genocidio. I tempi di giudizio da parte della Corte sono lunghi: potrebbero passare mesi o anni prima di avere una sentenza.
E cos’è la Corte Internazionale di Giustizia?
L’International Court of Justice, come è denominata in inglese, nota anche come il Tribunale Internazionale dell’Aia, è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Ha sede nel Palazzo della Pace, all’Aia, in Olanda. Fondata nel 1945 all’indomani della Seconda guerra mondiale, ha il compito principale di dirimere controversie fra gli Stati membri dell’Onu che hanno accettato la sua giurisdizione e offrire pareri consultivi. Le sue sentenze sono uno strumento fondamentale per accertare le norme internazionali. È composta da quindici giudici di diversa nazionalità, eletti dall’Assemblea Generale e confermati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con un mandato di nove anni. Dal 1947, la Corte ha esaminato più di 190 casi. In sostanza, la Corte Internazionale di Giustizia giudica gli Stati, non le persone. Può dare un ordine a uno Stato, ma non ha effettivi mezzi giudiziari per imporre che l’ordine venga rispettato.