Il deputato ucraino: “Congelare le posizioni al fronte si può ma solo se Kiev entra nella Nato”
dalla nostra inviata Laura LucchiniKIEV— Yehor Cherniev, 39 anni, è un parlamentare ucraino del partito del presidente, Servitore del Popolo, e presiede attualmente la delegazione permanente ucraina alla Nato. A Kiev risponde a Repubblica e assicura: «Siamo pronti a negoziare, ma ci vogliono garanzie».
Siamo a un punto di svolta nel conflitto?
«C’è stato un ricatto da parte della Russia che ha minacciato di usare armi nucleari in diverse occasioni. Mosca sta facendo pressione in attesa dell’insediamento di Trump. Spera di trovare una soluzione per mettere fine alla guerra alle sue condizioni».
L’Ucraina ha usato i missili occidentali a lungo raggio su Bryansk e Kursk. È una svolta decisiva nel conflitto?
«Se avessimo avuto questi permessi sei mesi fa, probabilmente sarebbe stato decisivo, ma il ritardo causato dall’indecisione dei nostri partner ha dato alla Russia margine per prepararsi: hanno trasferito i depositi e la logistica ancora più lontano. È difficile che ora sia una mossa decisiva. Sicuramente servirà …
KIEV— Yehor Cherniev, 39 anni, è un parlamentare ucraino del partito del presidente, Servitore del Popolo, e presiede attualmente la delegazione permanente ucraina alla Nato. A Kiev risponde a Repubblica e assicura: «Siamo pronti a negoziare, ma ci vogliono garanzie».
Siamo a un punto di svolta nel conflitto?
«C’è stato un ricatto da parte della Russia che ha minacciato di usare armi nucleari in diverse occasioni. Mosca sta facendo pressione in attesa dell’insediamento di Trump. Spera di trovare una soluzione per mettere fine alla guerra alle sue condizioni».
L’Ucraina ha usato i missili occidentali a lungo raggio su Bryansk e Kursk. È una svolta decisiva nel conflitto?
«Se avessimo avuto questi permessi sei mesi fa, probabilmente sarebbe stato decisivo, ma il ritardo causato dall’indecisione dei nostri partner ha dato alla Russia margine per prepararsi: hanno trasferito i depositi e la logistica ancora più lontano. È difficile che ora sia una mossa decisiva. Sicuramente servirà a prevenire attacchi nel nord-est, non potendo concentrare truppe e mezzi vicino al confine».
L’elefante nella stanza è l’elezione di Donald Trump negli Usa. Come vi preparate?
«Nessuno sa cosa farà Trump. Capiamo che probabilmente l’atteggiamento che conosciamo dell’attuale amministrazione americana non continuerà. Probabilmente offrirà una visione per un possibile negoziato a entrambe le parti, e vedremo di cosa si tratta. Abbiamo cercato di mantenere un atteggiamento bipartisan in queste elezioni, abbiamo buoni contatti con i repubblicani e siamo fiduciosi in un futuro supporto americano».
Un sondaggio pubblicato ieri indica che il 52% della popolazione ucraina vuole mettere fine alla guerra attraverso il negoziato al più presto...
«Tutto dipende da quali sono le condizioni. Altri sondaggi ci dicono che alla domanda se si è disposti a cedere territori non c’è alcuna apertura. Sí, siamo stanchi. La società è stanca. Siamo pronti a negoziare ma non a ogni condizione».
Un compromesso sui territori in cambio della membership Nato per l’Ucraina è un ipotesi?
«Il nostro obiettivo e di essere membri della Nato, e non ci sono discussioni riguardo al futuro senza questa prospettiva. Non riconosceremo mai che parte dei nostri territori diventino territori russi. Ma possiamo parlare di cessate il fuoco».
Sarebbe a dire un congelamento della situazione attuale?
«Probabilmente si. Ma senza alcuna garanzia sulla sicurezza, il rischio è che finisca per essere solo una pausa nella guerra. Un’interruzione che darebbe alla Russia il tempo per prepararsi al prossimo conflitto. Come membri della Nato saremmo forse in grado di prevenire questo scenario e gettare le basi per una pace più duratura. L’articolo 5 è la migliore garanzia a cui possiamo aspirare».