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Zelensky, operazione Trump: “Non possiamo perdere decine di migliaia di uomini per la Crimea”

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Intervista del presidente ucraino a Fox News: “La penisola potrebbe essere ripresa attraverso la diplomazia”, ma lancia segnali di riposizionamento in vista dell’insediamento del nuovo presidente Usa
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KIEV - Kiev lavora in queste ore a ritmi forzati a un riposizionamento in vista dell’insediamento di Donald Trump. “L’Ucraina non può permettersi di perdere decine di migliaia di vite per reclamare la Crimea, ma la penisola potrebbe essere restituita attraverso la diplomazia”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista a Fox News pubblicata mercoledì. Nel colloquio ha anche ribadito: “Senza gli Usa, la guerra è persa”.

La conversazione a tutto campo con l’emittente vicina a tycoon è il momento inaugurale di un’operazione-Trump, i cui contorni iniziano in questi giorni a delinearsi.Nel colloquio con Trey Yingst per “Special Reports”, Zelensky è apparso tracciare quelle che appaiono come linee negoziali. Alla domanda se alcuni territori occupati potrebbero rimanere sotto il controllo russo come parte di un cessate il fuoco o di un accordo di pace, Zelensky ha affermato che Kiev “non può riconoscere legalmente alcun territorio occupato dell’Ucraina come russo”, co…

KIEV - Kiev lavora in queste ore a ritmi forzati a un riposizionamento in vista dell’insediamento di Donald Trump. “L’Ucraina non può permettersi di perdere decine di migliaia di vite per reclamare la Crimea, ma la penisola potrebbe essere restituita attraverso la diplomazia”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista a Fox News pubblicata mercoledì. Nel colloquio ha anche ribadito: “Senza gli Usa, la guerra è persa”.

La conversazione a tutto campo con l’emittente vicina a tycoon è il momento inaugurale di un’operazione-Trump, i cui contorni iniziano in questi giorni a delinearsi.Nel colloquio con Trey Yingst per “Special Reports”, Zelensky è apparso tracciare quelle che appaiono come linee negoziali. Alla domanda se alcuni territori occupati potrebbero rimanere sotto il controllo russo come parte di un cessate il fuoco o di un accordo di pace, Zelensky ha affermato che Kiev “non può riconoscere legalmente alcun territorio occupato dell’Ucraina come russo”, comprese le aree “occupate da Putin prima dell’invasione su vasta scala”, sarebbe a dire dal 2014. Tuttavia, ha riconosciuto che l’Ucraina attualmente non ha la forza militare per respingere le forze di Putin entro i confini del 1991.

Incalzato sulla possibilità che l’Ucraina prenda in considerazione la rinuncia alla Crimea, Zelensky ha ribadito la sua posizione: “Comprendiamo che la Crimea può essere riportata diplomaticamente”. Ed è questa una direttiva che risuona in queste ore tra politici e think tank vicini al governo: nessun riconoscimento di territori alla Russia, ma sì un cessate il fuoco su una situazione congelata come base negoziale. “Il nostro obiettivo è di essere membri della Nato, e non ci sono discussioni riguardo al futuro senza questa prospettiva”, spiegava ieri a Repubblica Yehor Cherniev, parlamentare del partito di Zelensky e presidente della delegazione ucraina alla Nato. “Non riconosceremo mai che parte dei nostri territori diventino territori russi. Ma possiamo parlare di cessate il fuoco”.

Al timore che Trump decida di ritirare completamente l’appoggio a Kiev, in Ucraina molti tra addetti ai lavori e gente per strada preferiscono la speranza. “Se osserviamo le dichiarazioni di alcuni membri designati dell’amministrazione Trump ci appaiono seri: il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Walz ha delineato a Fox news una strategia per l’Ucraina che appare solida”, commenta con Repubblica l’analista militare Oleksandr Musienko. Capiamo che la nuova amministrazione vorrà accelerare verso un negoziato, ma allo stesso tempo capisce la complessità della situazione”. “Credo che Trump sia più determinato e prenderà decisioni più ferme. La situazione in cui ci troviamo ora si deve in buona parte al fatto che l’amministrazione Biden non era così pronta ad agire”, aggiunge Oleh, un soldato in congedo da Toretsk. “Siamo di fronte a un momento di svolta. Ma non è chiaro se sarà in nostro favore”, ammette Mykalo, un altro militare in congedo mentre cammina per le strade della capitale.

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