Prima con l’avatar, poi di persona: gli appuntamenti amorosi nell’era dall’Intelligenza artificiale
di Anna LombardiAmarsi un Bot è come bere, canterebbe forse oggi Lucio Battisti: giacché da quegli anni Settanta in cui scrisse uno dei suoi più celebri successi (quell’Amarsi un po’, dove, appunto, già lamentava la difficoltà di innamorarsi) incontrare e corteggiare qualcuno è diventato ben più complicato. Un decennio di app di appuntamenti ha devastato il nostro modo di interagire. Te lo raccontano amiche e amici single: e ora lo denuncia pure con un lungo articolo il Wall Street Journal: “Delle app non ne può più nessuno ma nel corteggiare qualcuno nella vita reale ci scopriamo sempre più rozzi”. Notando che neppure i consigli degli influencer sugli “abboccamenti” vecchia maniera funzionano. Guardarsi negli occhi è diventato impossibile: siamo tutti sprofondati nei telefonini. E rivolgere la parola a chi non si conosce rischia di essere interpretato come una molestia.
Le aziende specializzate in “dating”, appuntamenti appunto, lo hanno capito e già corrono ai ripari: a modo loro, s’intende, sfrut…
Amarsi un Bot è come bere, canterebbe forse oggi Lucio Battisti: giacché da quegli anni Settanta in cui scrisse uno dei suoi più celebri successi (quell’Amarsi un po’, dove, appunto, già lamentava la difficoltà di innamorarsi) incontrare e corteggiare qualcuno è diventato ben più complicato. Un decennio di app di appuntamenti ha devastato il nostro modo di interagire. Te lo raccontano amiche e amici single: e ora lo denuncia pure con un lungo articolo il Wall Street Journal: “Delle app non ne può più nessuno ma nel corteggiare qualcuno nella vita reale ci scopriamo sempre più rozzi”. Notando che neppure i consigli degli influencer sugli “abboccamenti” vecchia maniera funzionano. Guardarsi negli occhi è diventato impossibile: siamo tutti sprofondati nei telefonini. E rivolgere la parola a chi non si conosce rischia di essere interpretato come una molestia.
Le aziende specializzate in “dating”, appuntamenti appunto, lo hanno capito e già corrono ai ripari: a modo loro, s’intende, sfruttando sempre di più chatbot adeguatamente addestrati, che un giorno si spera sappiano essere seduttivi e romantici come persone reali. Il risultato è che entrano sempre di più nella vita personale e perfino sentimentale delle persone. Ha colpito tutti la storia di Sewell Setzer, il quattordicenne di Orlando, Florida, suicidatosi per amore di Daenerys Targaryen, un bot creato con l’Intelligenza Artificiale: cui si era attaccato così emotivamente da aver trasformato il loro “rapporto” in una relazione.
Ebbene: non è poi così lontano dalla realtà. Alcune app di incontri stanno iniziando a proporre un futuro in cui le persone possono creare avatar di se stessi appunto tramite l’IA, e farle “uscire” – virtualmente - con altri cloni che poi trasmettono i risultati alle loro controparti umane. Whitney Wolfe Herd, fondatrice di Bumble, app popolarissima in America perché sono le donne che iniziano il contatto, definisce il metodo una “concierge di incontri”. George Arison, Ad di Grindr, li ha invece definiti “duplicati”. E al loro interno le aziende usano un termine più scioccante: “sintetici”.
Per molti, l’idea ha probabilmente ancora le dimensioni di un incubo distopico. Ma il New York Times ha voluto mettere alla prova un suo giornalista single di 26 anni che vive a San Francisco, Eli Tan: spingendolo ad avventurarsi nel futuribile mondo dell’amore ai tempi dell’IA. E pazienza se le app di incontri più popolari non hanno ancora reso disponibili al grande pubblico i loro progetti con avatar generati con l’IA: a Silicon Valley un gruppo di piccole start-up lo sta invece già facendo in via sperimentale.
Il percorso, all’inizio, è un po’ laborioso. Per creare il proprio clone digitale, spiega Tan, bisogna addestrare il bot conversando con lui come se si volessero mandare messaggi a persone care. Alla fine, assorbe il modo di parlare con tutte le particolarità e i manierismi che ci appartengono, fino ad imitarci. Solo a quel punto si va in cerca dell’amore. Non prima di aver generato immagini del nostro avatar con un’altra applicazione.
La prima app da lui provata si chiama Ice ed è piuttosto basica. L’avatar viene addestrato sui interessi superficiali, hobby e tratti della personalità. L’applicazione permette però a utenti reali di conversare con “cloni” di altre persone, e ai propri “clon”i di chiacchierare con persone reali alle quali si è interessati, Peccato che non si ha controllo sulle conversazioni, condotta totalmente in modo artificiale (è proprio il caso di dirlo). Per ottenere risultati migliori bisogna allenare tantissimo il Bot: pure con promemoria vocali in modo che possa imitare perfino la “voce del padrone” durante la conversazione. Alla fine del percorso, il giudizio del giornalista è parzialmente negativo: conversazioni noiose, fasulle, condotte però con una voce inquietantemente simile alla sua: «Ha sostenuto conversazioni sui miei bar e ristoranti preferiti meglio di quanto mi aspettassi», scrive.
Una seconda app, Volar, permette invece agli avatar un “primo appuntamento” controllato dalla persona reale. Che però si occupa solo di quello: è la nostra copia virtuale a inviare messaggi a centinaia di profili che sceglie da solo in base a quel che sa del suo “padrone”. La sorpresa, spiega Tan, è stata scoprire che l’avatar in poco tempo aveva assunto un carattere tutto suo: «Aveva bar preferiti e hobby diversi da quelli cui l'avevo addestrato» scrive. «Amava gli emoji che io detesto ed esprimeva un profondo interesse per i Beatles, cercando sempre di far conoscere alle sue conquiste un album secondo lui poco conosciuto intitolato Abbey Road». Insomma, i “primi appuntamenti” tra avatar, non gli hanno permesso di capire come potesse essere la persona umana dall’altra parte, giacché non si è trovato somigliante nemmeno al clone di sé stesso.
Se questo sistema ancora non funziona benissimo, vanno meglio i “coach: l’Intelligenza Artificiale usata per dispensare consigli amorosi. Ce n’è una che si intitola, manco a dirlo, Amori: che per 7 dollari al mese ti offre una serie di confidenti, ciascuno con la propria personalità e visione, per aiutarti a capire cosa scrivere e come comporti. «Christie dà consigli sfacciati e schietti. Ethan suggerimenti romantici. Da Tabitha ti sembra di imparare e ricevere un abbraccio allo stesso tempo. E poi c’è Sonya che ha un dottorato di ricerca in scienza degli appuntamenti» li descrive il solito Tan. Tutti amici inesistenti, ma dai volti nitidi e i sorrisi aperti generati col solito IA. Su Amori si possono caricare le proprie conversazioni private intrattenute via iMessage e WhatsApp che il “coach” analizza, giudica e poi offre il suo feedback (ovvero qualche frase ad effetto): «Consigli passabili, ma nulla cui non fossi già arrivato da solo» nota il giornalista.
Insomma, siamo ancora agli albori: Chatbot, avatar e coach virtuali sono “rozzi”, proprio come le persone reali ormai disabituate ai primi appuntamenti. Ma di sicuro, almeno per il prossimo decennio ne sentiremo molto parlare. E chissà se saremo ancora capaci di trovare l’amore. Per la cronaca, il reporter Eli Tan è ancora single.