Svizzera, un Gesù virtuale creato con l’IA per parlare con i fedeli
di Franco ZantonelliLUGANO – Nel giugno scorso, invitato al G7 che si tenne in Puglia, Papa Francesco parlò dell’intelligenza artificiale, chiedendo che “resti al servizio dell’uomo”. “Serve l’etica”, aggiunse il Pontefice. A Lucerna, nella Peterskapelle, ovvero la Cappella di San Pietro, la più antica chiesa cattolica della città svizzera, risalente al 12esimo secolo, hanno sostanzialmente preso alla lettera l’esortazione di Bergoglio, progettando un “cyber-Gesù”. Viene animato dall’intelligenza artificiale e con lui i fedeli, quei pochi che sono rimasti anche nella Confederazione, potranno dialogare.
Realizzato, sia pure per un tempo limitato, in collaborazione con il laboratorio di ricerca dell’Università di Lucerna, il “Cyber-Gesù” è stato denominato “Deus in machina”, modificando in modo ironico il detto “Deus ex-machina”, attribuito al tragediografo greco, Euripide. In sostanza Dio non esce più dalla macchina ma diventa la macchina. Marco Schmid, collaboratore teologico della Peterskapelle, ha spi…
LUGANO – Nel giugno scorso, invitato al G7 che si tenne in Puglia, Papa Francesco parlò dell’intelligenza artificiale, chiedendo che “resti al servizio dell’uomo”. “Serve l’etica”, aggiunse il Pontefice. A Lucerna, nella Peterskapelle, ovvero la Cappella di San Pietro, la più antica chiesa cattolica della città svizzera, risalente al 12esimo secolo, hanno sostanzialmente preso alla lettera l’esortazione di Bergoglio, progettando un “cyber-Gesù”. Viene animato dall’intelligenza artificiale e con lui i fedeli, quei pochi che sono rimasti anche nella Confederazione, potranno dialogare.
Realizzato, sia pure per un tempo limitato, in collaborazione con il laboratorio di ricerca dell’Università di Lucerna, il “Cyber-Gesù” è stato denominato “Deus in machina”, modificando in modo ironico il detto “Deus ex-machina”, attribuito al tragediografo greco, Euripide. In sostanza Dio non esce più dalla macchina ma diventa la macchina. Marco Schmid, collaboratore teologico della Peterskapelle, ha spiegato al portale Cath.ch che ‘”l’obbiettivo è quello di alimentare le riflessioni dell’implicazione dell’intelligenza artificiale sulla fede”.
Posizionato in un confessionale l’avatar di Gesù Cristo è poliglotta, visto che Lucerna è una città turistica, frequentata da gente di tutto il mondo, ma con lui non ci si può confessare poiché, come spiega sempre il teologo Marco Schmid “non è possibile confessarsi con l’intelligenza artificiale”. “In realta – aggiunge – siamo curiosi di vedere come i fedeli si comportano con l’avatar di Gesù. Se ne approfittano per fare gli idioti oppure per sottoporgli delle questioni esistenziali”. Va detto, in ogni caso, che il “Cyber-Gesù” non è stato pensato come un’attrazione turistica né, tantomeno, come un gioco. Piuttosto va inteso come un’iniziativa etica, per riflettere sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale nella cura dell’anima.
Richiamando l’intervento di Papa Francesco al G7, Marco Schmid rileva che “è importante per un luogo di culto come la Peterskapelle, situato nel cuore del tessuto urbano, imparare le evoluzioni sociali e sperimentare nuove forme di presenza della Chiesa nel mondo”.
Volendo essere maliziosi e provocatori si potrebbe pure ipotizzare che, scossa com’è oggi dagli scandali di pedofilia, documentati da un inquietante rapporto dell’università di Zurigo, che ha individuato un migliaio di abusi dalla metà del 20 esimo secolo, la Chiesa cattolica elvetica potrebbe risolvere i suoi problemi sostituendo i sacerdoti in carne e ossa con degli avatar dotati di intelligenza artificiale.