La Corte penale dell’Aia: “Arrestate Netanyahu, a Gaza crimini di guerra”
di Anna Lombardi«Hanno usato la fame come arma, compiuto attacchi diffusi e sistematici, persecuzioni e atti disumani contro i civili di Gaza. Crimini di guerra e contro l’umanità». La Corte Penale Internazionale de L’Aia ha accolto ieri le richieste avanzate sei mesi fa dal Procuratore generale Karim Khan, emettendo mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa, quel Yoav Gallant licenziato due settimane fa per aver sostenuto il cessate il fuoco.
È la prima volta che i leader di uno Stato democratico e filo-occidentale vengono incriminati dalla Cpi. Un mandato a parte è stato emesso pure per il leader dell’ala militare di Hamas, Mohammed Deif: pianificò l’attacco del 7 ottobre «provocando la morte di almeno 1.139 persone, la presa di ostaggi e numerose violenze sessuali». Le stesse accuse erano state mosse nei confronti di Ismail Haniyeh, capo politico dell’organizzazione, e Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, nel frattempo uccisi. Secondo Is…
«Hanno usato la fame come arma, compiuto attacchi diffusi e sistematici, persecuzioni e atti disumani contro i civili di Gaza. Crimini di guerra e contro l’umanità». La Corte Penale Internazionale de L’Aia ha accolto ieri le richieste avanzate sei mesi fa dal Procuratore generale Karim Khan, emettendo mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa, quel Yoav Gallant licenziato due settimane fa per aver sostenuto il cessate il fuoco.
È la prima volta che i leader di uno Stato democratico e filo-occidentale vengono incriminati dalla Cpi. Un mandato a parte è stato emesso pure per il leader dell’ala militare di Hamas, Mohammed Deif: pianificò l’attacco del 7 ottobre «provocando la morte di almeno 1.139 persone, la presa di ostaggi e numerose violenze sessuali». Le stesse accuse erano state mosse nei confronti di Ismail Haniyeh, capo politico dell’organizzazione, e Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, nel frattempo uccisi. Secondo Israele anche Deif è morto: ma in mancanza di conferme, la Corte lo ha inserito ugualmente nella lista dei ricercati. La stessa che contiene pure il nome del presidente russo Vladimir Putin, incriminato per l’invasione dell’Ucraina.
Netanyahu ha reagito tuonando contro Khan, «un corrotto che tenta di salvarsi da accuse di molestie» (riferimento a una denuncia depositata contro il procuratore giorni fa, e da questi respinta fermamente). Ma a validare le accuse del procuratore sono stati i tre giudici indipendenti della Camera preliminare, provenienti da Romania, Benin e Messico: avevano il compito di riscontrare la presenza di “ragionevoli elementi”, soglia di prova necessaria a emettere il mandato, mentre per ottenere eventuali condanne bisognerà andare “oltre ogni ragionevole dubbio”.
I mandati sono già esecutivi, ma la Cpi non ha i mezzi per farli applicare, e infatti nel corso della sua esistenza ne ha emessi 59 ma solo 21 persone sono state incarcerate (9 le condanne). Catturare i due politici israeliani toccherebbe ai 124 Stati, Italia compresa, che nel 1998 sottoscrissero lo Statuto di Roma sancendo la nascita della Corte Penale, tribunale internazionale che si occupa di responsabilità personali. Organismo distinto dalla Corte di Giustizia Internazionale, che è invece strumento delle Nazioni Unite per dirimere le controversie fra stati: quello dove il Sudafrica ha avviato un procedimento contro Israele, accusandolo di aver violato la Convenzione sul genocidio del 1948.
L’Olanda, dove ha sede la Cpi, si è subitp ditta pronta a eseguire gli arresti: «Collaboreremo pienamente». Anche la Spagna ha preso posizione: «Siamo dalla parte della giustizia e del diritto internazionale, il genocidio palestinese non può rimanere impunito». Altri Paesi tacciono (ma a maggio la Germania disse che avrebbe «rispettato la legge»). È toccato dunque al capo della diplomazia europea Josep Borrell ricordare, ieri, che le decisioni prese da un tribunale internazionale «vincolano tutti i paesi Ue. Vanno rispettate e applicate».
Così, per ora, Netanyahu e Gallant potranno viaggiare sicuri solo in Russia, Cina e Stati Uniti, paesi non firmatari dello Statuto, e quasi certamente pure in Argentina, che lo è ma ha già dichiarato il suo «profondo disaccordo con la Corte, che ignora il legittimo diritto dello Stato ebraico all’autodifesa contro i continui attacchi di organizzazioni terroristiche come Hamas e Hezbollah». Più o meno le stesse parole usate da Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza Nazionale in pectore di Donald Trump: «Israele difende in modo legale il suo popolo e i suoi confini da terroristi genocidi: aspettatevi una forte risposta contro i pregiudizi antisemiti di Cpi e Onu a partire da gennaio, quando entreremo in carica». In realtà, per registrare la netta opposizione di Washington non è necessario attendere il prossimo presidente: «Respingiamo fondamentalmente le decisioni della Corte, che nonha giurisdizione - ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre -. Gli Stati Uniti non eseguiranno i mandati d’arresto».