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Serbi in rivolta contro la corruzione: nel mirino i progetti finanziati dalla Cina

(reuters)

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Dopo il crollo di una pensilina alla stazione che ha ucciso 15 persone, due ministri si sono dimessi. Ma i cittadini ora chiedono un’operazione trasparenza su tutti gli appalti, compreso quelli che portano il marchio di Pechino
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Una pensilina crollata mette in crisi il governo serbo e le sue relazioni con la Cina. Sono già due i ministri costretti alle dimissioni per l’incidente del primo novembre che ha provocato la morte di quindici persone a Novi Sad, nel nord della Serbia, divenuto il simbolo della corruzione e del nepotismo nei lavori pubblici. Ieri mattina i primi arresti: in manette undici tra funzionari e politici, tra cui l’ex ministro dei Trasporti Goran Vesic (si era dimesso il 4 novembre) e la direttrice del comparto Infrastrutture delle ferrovie statali Jelena Tanaskovic.

Da giorni i serbi protestano per chiedere l’allontanamento anche del primo ministro Milos Vucevic, rimproverando alle istituzioni di essere colluse col regime di Pechino. Andiamo con ordine. All’inizio del mese i blocchi di cemento del tetto esterno della grossa stazione di Novi Sad franano sui passeggeri che stavano aspettando il treno. Quindici vittime, finora. Quel manufatto faceva parte di un’ampia ristrutturazione dello sc…

Una pensilina crollata mette in crisi il governo serbo e le sue relazioni con la Cina. Sono già due i ministri costretti alle dimissioni per l’incidente del primo novembre che ha provocato la morte di quindici persone a Novi Sad, nel nord della Serbia, divenuto il simbolo della corruzione e del nepotismo nei lavori pubblici. Ieri mattina i primi arresti: in manette undici tra funzionari e politici, tra cui l’ex ministro dei Trasporti Goran Vesic (si era dimesso il 4 novembre) e la direttrice del comparto Infrastrutture delle ferrovie statali Jelena Tanaskovic.

Da giorni i serbi protestano per chiedere l’allontanamento anche del primo ministro Milos Vucevic, rimproverando alle istituzioni di essere colluse col regime di Pechino. Andiamo con ordine. All’inizio del mese i blocchi di cemento del tetto esterno della grossa stazione di Novi Sad franano sui passeggeri che stavano aspettando il treno. Quindici vittime, finora. Quel manufatto faceva parte di un’ampia ristrutturazione dello scalo costruito nel 1964: era stata assegnata ad alcune compagnie cinesi nell’ambito di un’intesa sulle infrastrutture regionali tra Serbia, Ungheria e, appunto, Cina, che ha come scopo collegare Belgrado e Budapest con l’alta velocità.

Inizialmente le autorità locali hanno provato a smentire che la pensilina facesse parte della ristrutturazione, ma alcune fotografie hanno dimostrato che su di essa erano stati fatti di recente dei lavori. Cosa che ha scatenato la rabbia dei serbi: chiedono trasparenza e la pubblicazione di tutta la documentazione relativa al progetto. Oltre al ministro Goran Vesic, nei giorni scorsi ha lasciato l’incarico anche il ministro al Commercio Tomislav Momirovic, responsabile del dicastero dell’edilizia nel periodo in cui era stata avviata la ristrutturazione alla stazione.

L’inchiesta aperta dalla procura di Novi Sad ha portato ai primi arresti. “Sono stati effettuati dopo l’analisi dettagliata dei documenti, l’interrogatorio di un gran numero di persone e un primo rapporto dei tecnici sulle cause che hanno determinato il crollo della pensilina”. I manifestanti nei giorni scorsi avevano occupato il tribunale della città, capoluogo della ricca Voivodina, accusandolo di “non fare il proprio lavoro”. Il presidente Aleksandar Vucic si è più volte rivolto alla popolazione per lanciare appelli alla calma e invitando a non perdere fiducia nelle istituzioni serbe. “Le indagini hanno bisogno di tempo”, ha promesso. “Nessuna responsabilità sarà lasciata impunita”.

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