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Dal calcio al golf, la “Trump dance” spopola tra gli sportivi

Nick Bosa 

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La danza, resa virale dal presidente eletto durante uno dei suoi comizi, è stata imitata da diversi atleti come segno di esultanza
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NEW YORK – Christian Pulisic, attaccante del Milan e della nazionale Usa, aveva appena segnato il gol dell’uno a zero alla Giamaica quando è corso verso la bandierina, con l’indice della mano puntato verso il punto. Poi si è fermato e ha accennato a un passo di danza, con i pugni che vanno avanti e indietro a ritmo, stile vecchio americano in crociera. Non era un balletto qualunque, ma la danza resa virale da Donald Trump ai suoi comizi, quando ballava sulle note di Ymca dei Village Peopole.

La Trump dance spopola anche nel calcio: la mima il milanista Christian Pulisic

Dopo le elezioni presidenziali del 5 novembre una parte dell’America è andata in depressione, mentre l’altra balla. La Trump Dance è diventata virale tra gli sportivi: dal football americano al golf, dal wrestling alle partite di college gli atleti celebrano con il passo di danza del presidente eletto. N…

NEW YORK – Christian Pulisic, attaccante del Milan e della nazionale Usa, aveva appena segnato il gol dell’uno a zero alla Giamaica quando è corso verso la bandierina, con l’indice della mano puntato verso il punto. Poi si è fermato e ha accennato a un passo di danza, con i pugni che vanno avanti e indietro a ritmo, stile vecchio americano in crociera. Non era un balletto qualunque, ma la danza resa virale da Donald Trump ai suoi comizi, quando ballava sulle note di Ymca dei Village Peopole.

La Trump dance spopola anche nel calcio: la mima il milanista Christian Pulisic

Dopo le elezioni presidenziali del 5 novembre una parte dell’America è andata in depressione, mentre l’altra balla. La Trump Dance è diventata virale tra gli sportivi: dal football americano al golf, dal wrestling alle partite di college gli atleti celebrano con il passo di danza del presidente eletto. Nel dopo partita, vinto dagli Stati Uniti 4-2, Pulisic ha confermato di aver imitato la danza del presidente, ma anche di non essere il solo.

Nick Bosa, difensore della squadra di football dei San Francisco 49ers, simbolo di una città liberal, è stato uno dei primi a emulare Trump, dopo aver neutralizzato il quarterback avversario dei Tampa Bay Buccaneers. Bosa, 27 anni, era stato già multato dalla Nfl di oltre 11 mila dollari per aver indossato il 9 novembre il cappellino con scritto “Make America Great Again” - lo slogan della campagna di Trump - e averlo indicato alle telecamere mentre era in corso l’intervista a un compagno. La lega di football lo ha multato perché il giocatore aveva violato il protocollo sugli indumenti da indossare. Quando gli hanno chiesto se avesse avuto da dire qualcosa, lui aveva risposto: “Valeva la pena pagare la multa”.

Da allora ci sono stati nuovi casi: Brock Bowers dei Las Vegas Raiders e Calvin Ridley dei Tennessee Titans hanno accennato al passo di danza, copiati da altri compagni e da giocatori dei campionati universitari. Il trend rispecchia la tendenza americana nella fascia dei maschi tra i 18 e i 29 anni - l'età in cui rientrano gran parte dei giocatori - e che, secondo una ricerca di Tufts University, ha visto il 56 per cento votare per Trump, con un incremento del 15 per cento rispetto al 2020.

L’Nfl isolò Colin Kaepernick, quando nel 2016 decise di inginocchiarsi al momento dell’esecuzione dell’inno, in segno di protesta verso le brutalità della polizia sugli afroamericani. In quel caso era arrivata la condanna quasi unanime dei giocatori e di molti spettatori. Stavolta, invece, è diverso: l’omaggio a Trump è accettato.

Il wrestling e la lotta sono altri sport che hanno reso omaggio al presidente eletto. Jon Jones ha celebrato in questo modo la sua vittoria per ko su Stipe Miocic al campionato di arti marziali. Jones ha poi regalato al tycoon, seduto in prima fila, la cintura da campione. Non è solo una prerogativa degli sportivi americani. Charley Hull, golfista inglese, ha fatto la Trump dance nel finale della sua sfida a Nelly Korda. La differenza, nel caso di Pulisic, è che mentre gli altri rappresentavano sé stessi o la squadra, l’attaccante del Milan indossava la divisa degli Stati Uniti, cioè di un Paese intero e in cui figurano giocatori immigrati, come Yunus Musah, compagno di Pulisic e convocato perché nato in Usa, grazie a un diritto di cittadinanza legato alla nascita e che Trump vuole limitare. “Beh - si è giustificato l’attaccante - ovviamente è la Trump dance, ma non la considero una danza politica, è una cosa che fanno tutti, lo trovo solo buffo”. La Federazione americana non ha commentato.

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