Cop29 ai supplementari, si complicano i negoziati sugli aiuti per i Paesi in via di sviluppo
di Luca FraioliBAKU – La partita di Baku ha ora in palio duecento miliardi di dollari: sono la differenza tra l’ultima “concessione” dei Paesi ricchi e quanto vorrebbero i Paesi in via di sviluppo. E possono trasformare questa 29esima Conferenza Onu sul clima in una sconfitta per tutti.
I tempi supplementari di Cop29 erano iniziati sotto i migliori auspici. Con la presidenza azera della Conferenza e le delegazioni dei Paesi ricchi convinti che aver messo sul tavolo 250 miliardi di dollari l’anno (cifra raggiungibile entro il 2035), pronti a portarla a 300 nelle ultime fasi della trattativa come un asso nella manica, avrebbe vinto le resistenze dei Paesi in via di sviluppo. Sabato mattina, primo giorno di extra-time, molti sono arrivati allo stadio olimpico di Baku sicuri di assistere alla stessa scena di Dubai 2023: una rapida plenaria, l’approvazione del testo rilasciato il giorno prima, applausi.
E invece col passare delle ore è stato chiaro che i negoziati si stessero complicando. La plenaria è…
BAKU – La partita di Baku ha ora in palio duecento miliardi di dollari: sono la differenza tra l’ultima “concessione” dei Paesi ricchi e quanto vorrebbero i Paesi in via di sviluppo. E possono trasformare questa 29esima Conferenza Onu sul clima in una sconfitta per tutti.
I tempi supplementari di Cop29 erano iniziati sotto i migliori auspici. Con la presidenza azera della Conferenza e le delegazioni dei Paesi ricchi convinti che aver messo sul tavolo 250 miliardi di dollari l’anno (cifra raggiungibile entro il 2035), pronti a portarla a 300 nelle ultime fasi della trattativa come un asso nella manica, avrebbe vinto le resistenze dei Paesi in via di sviluppo. Sabato mattina, primo giorno di extra-time, molti sono arrivati allo stadio olimpico di Baku sicuri di assistere alla stessa scena di Dubai 2023: una rapida plenaria, l’approvazione del testo rilasciato il giorno prima, applausi.
E invece col passare delle ore è stato chiaro che i negoziati si stessero complicando. La plenaria è stata riconvocata prima per le 12, poi per le 17, quindi per le 19, infine alle 20. E la nuova bozza di accordo, quella che veniva annunciata come “finale”, non è mai stata resa pubblica.
Sono filtrati invece testi non ufficiali, con modifiche comunque importanti a quello del giorno prima: i 250 miliardi di dollari di finanza climatica in carico ai Paesi sviluppati sono diventati 300. E la formulazione sul coinvolgimento dei Paesi emergenti (Cina, India, petrostati del Golfo) nella base dei donatori è stata resa ancora più blanda, insistendo sulla volontarietà dei contributi, sul loro non essere integrativi dei 300 miliardi dei ricchi, sul fatto che qualunque sarà l’esborso esso non avrà conseguenze sulla distinzione Paesi sviluppati/in via di sviluppo.
La presidenza di Cop29, guidata da Muxtar Babayev, ha avviato consultazioni sul nuovo testo. Ma ha trovato il muro del Gruppo dei 77+Cina, che hanno respinto la proposta di 300 miliardi l’anno. La cifra minima accettabile per i Paesi in via di sviluppo è di 500 miliardi. Gli ultimi tra i Paesi in via di sviluppo (gli Ldc, Least developed countries) hanno addirittura abbandonato per protesta le trattative, perché non sarebbero stati consultati nelle fasi di stesura del testo di compromesso.
Chi dava per scontato il successo, pur solo parziale, di questa Cop nella serata di Baku ha cominciato a prendere in considerazione il possibile fallimento. Anche solo per questioni logistiche: le trattative non potranno proseguire a oltranza, perché molte delegazioni, soprattutto quelle delle nazioni povere, hanno i voli fissati per domenica e non li potranno spostare. Se venisse a mancare il quorum (è necessaria la presenza dei 2/3 dei 198 Paesi iscritti) i lavori verrebbero comunque sospesi e rimandati ai negoziati intermedi previsti a Bonn la prossima estate. E’ andata proprio così poche settimane fa a Cali, in Colombia, dove si teneva la Cop16, la Conferenza Onu sulla biodiversità.
L’alternativa è un colpo di reni nella notte tra sabato e domenica. Ma i Paesi ricchi non hanno intenzione di allargare ulteriormente i cordoni della borsa e sono fermi sui 300 miliardi. Il tentativo del capo negoziatore Ue Woepke Hoekstra è convincere i rappresentati delle piccole isole e gli Ldc a dirsi favorevoli all’accordo, promettendo in cambio una erogazione specifica di finanza climatica per loro, che sono le nazioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Ipotesi però avversata dai G77 più Cina, che non vogliono corsie preferenziali per nessuno, nel timore che spacchino il fronte del Global South.