Il ministero degli Esteri di Kiev: “Momento difficile, Putin capisce solo la forza”
dalla nostra inviata Laura LucchiniKIEV – Heorhii Tykhyi, 35 anni, è portavoce del ministro degli Esteri Andrij Sybiha. Ha parlato con Repubblica al termine di due giorni caratterizzati dall’emergenza in seguito all’uso del missile balistico sperimentale da parte di Mosca sulla città di Dnipro.
Settimana intensa. Come la descrive?
“È uno dei momenti più difficili. Siamo sotto bombardamenti costanti. E una settimana che arriva dopo tentativi di distensione. Prima il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres visita i Brics in Russiae poi la telefonata del cancelliere Olaf Scholz a Putin. Nella nostra visione non ha senso visitare o chiamare Putin in questo momento. Lo percepisce come un segno di debolezza. Politici all’estero non capiscono la psicologia di Putin. Rispetta solo la forza. E questo significa l’azione. Chiamate, strette di mano, sorrisi, non funzionano con lui. E’ stato Putin a escalare il conflitto: primo, coinvolgendo la Corea del Nord e internazionalizzando il conflitto. Secondo, usando il missile…
KIEV – Heorhii Tykhyi, 35 anni, è portavoce del ministro degli Esteri Andrij Sybiha. Ha parlato con Repubblica al termine di due giorni caratterizzati dall’emergenza in seguito all’uso del missile balistico sperimentale da parte di Mosca sulla città di Dnipro.
Settimana intensa. Come la descrive?
“È uno dei momenti più difficili. Siamo sotto bombardamenti costanti. E una settimana che arriva dopo tentativi di distensione. Prima il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres visita i Brics in Russiae poi la telefonata del cancelliere Olaf Scholz a Putin. Nella nostra visione non ha senso visitare o chiamare Putin in questo momento. Lo percepisce come un segno di debolezza. Politici all’estero non capiscono la psicologia di Putin. Rispetta solo la forza. E questo significa l’azione. Chiamate, strette di mano, sorrisi, non funzionano con lui. E’ stato Putin a escalare il conflitto: primo, coinvolgendo la Corea del Nord e internazionalizzando il conflitto. Secondo, usando il missile balistico strategico:proprio mentre il G-20 gli chiedeva di de-escalare”.
Giovedì qualcosa senza precedenti è successo. Come è stata la reazione delle diplomazia?
“Abbiamo iniziato a coinvolgere i meccanismi internazionali rilevanti. Abbiamo attivato il consiglio Nato-Ucraina e ci sarà un incontro di emergenza martedì focalizzato su questo attacco. Abbiamo anche coinvolto le Nazioni Unite per vedere quali azioni possono essere intraprese per reagire all’accaduto e per esercitare deterrenza su Putin. Abbiamo contatto il Club Nucleare, ovviamente eccetto Russia e Cina, per vedere se anche loro possono avvertire Mosca di non intraprendere azioni pericolose. Rispetto a questo è importante ricordare: la questione non è solo il missile nucleare. La Russia sta prendendo di mira la nostra infrastruttura nucleare costantemente. Negli ultimi giorni hanno preso di mira elementi delle centrali nucleari, le sottostazioni di trasmissione. Per non parlare della centrale di Zaporizhzhia che continuano ad occupare e hanno trasformato in una base militare. Stanno dunque creando una costellazione di minacce nucleari. E siedono del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Devono essere fermati e questo è possibile solo con la forza”.
Putin ha parlato di guerra globale.
“Putin è un manager della paura. Vuole spaventare i partner occidentali affinché si indebolisca il loro appoggio all’Ucraina. Non è la prima volta che che ricorre a questo tipo di ricatti per spaventare tutti. L’unica risposta corretta deve essere a mente fredda e pragmatica. Dobbiamo stare uniti e non cedere al ricatto. Voglio ricordare che durante la Guerra Fredda, l’Occidente ha trovato il modo di esercitare deterrenza con l’Unione Sovietica: anche allora aveva armi nucleari, ma il Mondo libero è riuscito a contenerla. Credo che sia possibile anche ora”.
Che interpretazione dà al timing. Putin sta usando la forza per parlare al presidente eletto Donald Trump?
“Solo Putin causa l’escalation. Solo la Russia vuole la guerra. Nessuno è interessato a questo conflitto. Non ha bisogno di una ragione per aumentare l’escalation del conflitto. Può esserci un calcolo da parte sua di esercitare influenza sulla nuova amministrazione, ma lascerò queste considerazioni ad altri. Ma comprendiamo che il contenimento è l’unico approccio che si può prendere nei confronti di questo regime se si vuole la sicurezza in Europa. Non si tratta solo di Ucraina, le sue ambizioni vanno oltre”.
Vi state preparando per Donald Trump? Ci sono già alcune nomine rilevanti…
“Probabilmente avete visto il tweet del nostro ministro Andrij Sybiha che ha congratulato il nominato ministro degli esteri Marco Rubio e ha espresso la sua volontà di collaborare. Zelensky ha gia avuto contatti diretti con Trump. Si sono incontrati a New York in settembre. C’è stata una chiamata tra i due la notte dopo che Trump ha vinto le elezioni. E’ stata una chiamata costruttiva. Sono in contatto diretto tra di loro e i team sono ora anche in contatto. Si erano anche incontrati in precedenza, nel 2019, c’è un contatto personale buono e siamo fiduciosi. Abbiamo sempre apprezzato il supporto bipartisan degli Usa”.
Zelensky ha detto che nel 2025 la guerra può finire attraverso la diplomazia…
“Siamo in una guerra esistenziale totale contro un amico potente che vuole cancellarci dalla faccia della terra perché non ci riconosce come una popolazione indipendente con il diritto a vivere. Questa è la situazione. Non abbiamo mai voluto questa guerra. E vogliamo la sua fine. MA la pace ad ogni costo non sarà pace: sarà occupazione in attesa di una guerra più vasta in futura. Il presidente Zelensky ha presentato il piano della Vittoria che prevede di rafforzare il Paese militarmente e diplomaticamente per raggiungere una pace duratura. Come si raggiunge? Attraverso il piano di pace in 10 punti. Non abbiamo mai rifiutato la diplomazia, il problema è come fare negoziare la Russia in buona fede”.
Si parla di un cessate il fuoco con il congelamento della situazione attuale?
“Le nostre risposte sulla pace sono nel piano della Vittoria. Non accettiamo alcuna altra formulazione”.